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Atto a cui si riferisce:
C.4/07001 (4-07001)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Venerdì 22 gennaio 2021
nell'allegato B della seduta n. 455
4-07001
presentata da
GARAVAGLIA Massimo

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame, sulla base degli elementi acquisiti, si rappresenta quanto segue.
  In via preliminare si evidenzia che il sistema di gestione degli pneumatici fuori uso si distingue da quello relativo alla gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).
  Infatti, sebbene entrambi i sistemi di gestione attuino il principio di responsabilità estesa del produttore (EPR) introdotto dall'articolo 8 della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti, la disciplina sugli PFU si differenzia da quella sui RAEE per molteplici aspetti tra cui la raccolta, la costituzione dei consorzi di gestione e le modalità di approvazione dei relativi statuti.
  Con riguardo alla raccolta, il decreto legislativo n. 49 del 2014, recante attuazione della direttiva 2012/19/UE sui RAEE, prevede l'obbligo per tutti i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) di concorrere al raggiungimento dell'obiettivo nazionale pari al 65 per cento del peso medio delle AEE immesse sul mercato nei tre anni precedenti mentre, il comma 1 dell'articolo 228 del decreto legislativo n. 152 del 2006, come modificato dall'articolo 1, comma 751, lettera a), dalla legge 30 dicembre 2018 n. 145, obbliga i produttori e importatori dei pneumatici a provvedere singolarmente o in forma associata a raccogliere quantità pari al 95 per cento in peso delle quantità di pneumatici immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale.
  In merito alle forme associate di gestione, si precisa che, a differenza dei consorzi per la gestione dei RAEE a cui è consentita la partecipazione, previo accordo con i produttori di AEE, dei distributori, dei raccoglitori, dei trasportatori, dei riciclatori e dei recuperatori, i consorzi per la gestione dei PFU sono costituiti esclusivamente da produttori e importatori di pneumatici, nel rispetto del principio di responsabilità estesa del produttore.
  Anche le modalità di approvazione degli statuti dei consorzi di gestione sono differenti.
  In particolare, gli statuti dei consorzi RAEE sono approvati con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, mentre gli statuti dei consorzi per la gestione dei PFU sono approvati con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
  Quanto alla natura dei consorzi, siano essi per la gestione dei RAEE o per la gestione degli PFU, si evidenzia che trattasi di consorzi di diritto privato con scopo mutualistico che svolgono un servizio di pubblico, generale interesse.
  L'efficienza del sistema di gestione dei PFU è oggetto di attenzione e di monitoraggio da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare attualmente impegnato a verificare i dati relativi alle quantità di pneumatici immessi sul mercato nel 2019 che, per lo stato di emergenza in atto e in deroga ai tempi fissati dalla normativa, stanno giungendo in questo periodo al Ministero.
  Tali dati rivestono particolare importanza per la verifica dell'effettivo svolgimento delle attività di raccolta e gestione delle quantità degli PFU prescritte ai produttori e agli importatori dei pneumatici o alle loro forme associate per il 2020, ai sensi dell'articolo 228, comma 1 del decreto legislativo n. 152 del 2006.
  La disciplina sulla gestione dei PFU prevede, infatti, che tutti i produttori e importatori o le loro forme associate, dunque non solo i consorzi più significativi, gestiscano quantità di PFU di qualsiasi marca, pari al 95 per cento in peso delle quantità di pneumatici immesse sul mercato nell'anno precedente dai medesimi produttori e importatori o dalle loro forme associate.
  A copertura degli oneri derivanti da tale obbligo, i produttori e importatori o le loro forme associate individuano un contributo a carico degli utenti finali che è indicato in fattura in tutte le fasi della commercializzazione degli pneumatici e che, nel caso di forma associata, è trasferito con cadenza mensile al consorzio dai produttori e dagli importatori ad esso aderenti.
  Detto contributo, nel rispetto del comma 2 dell'articolo 228, del decreto legislativo n. 152 del 2006, è individuato dai predetti soggetti anche al fine di provvedere ad attività di ricerca, sviluppo e formazione finalizzata ad ottimizzare la gestione degli pneumatici fuori uso anche attraverso la prevenzione.
  In ragione dell'emergere nel corso degli anni, di talune criticità in relazione all'assetto delineato dal previgente decreto ministeriale n. 82 del 2011, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con il nuovo decreto ministeriale 19 novembre 2019, n. 182, entrato in vigore il 23 aprile 2020, ha ridefinito la materia sulla gestione dei PFU, introducendo significative novità sugli adempimenti dei sistemi di gestione dei PFU sia individuali che collettivi.
  Segnatamente è stato previsto l'obbligo per i sistemi collettivi di gestione di provvedere alla raccolta dei PFU sull'intero territorio nazionale in modo continuo e regolare per tutto l'anno solare, al fine di assicurare la completa gestione nell'anno di riferimento e di evitare l'accumulo degli stessi nei punti di generazione, a tutela della sicurezza pubblica.
  Inoltre, sono state introdotte misure a garanzia della concorrenza e della trasparenza relativamente all'affidamento delle attività di gestione da parte dei consorzi.
  Altresì, il nuovo decreto nel modificare le procedure per l'approvazione delle forme associate di gestione, ha previsto che i consorzi debbano inviare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, oltre all'atto costitutivo e allo statuto, anche un progetto descrittivo concernente le modalità di gestione dei PFU.
  Ove il Ministero ritenga il progetto (o variazioni dello stesso) non idoneo a garantire una corretta gestione dei PFU, intima al legale rappresentate della forma associata di gestione di conformare, entro trenta giorni, il progetto medesimo alle indicazioni fornite dallo stesso Ministero.
  La mancata ottemperanza all'intimazione impedisce la prosecuzione dell'attività da parte della forma associata di gestione, fermo restando l'obbligo di gestione di cui all'articolo 228 del decreto 3 aprile 2006, n. 152. In tal caso, pertanto, i produttori e gli importatori ad esso aderenti dovranno optare per un'altra forma di gestione o aderire a consorzi già riconosciuti.
  Il nuovo decreto chiarisce, inoltre, che il contributo ambientale è determinato in misura tale da assicurare la copertura integrale dei costi della gestione dei PFU, al netto di ricavi o corrispettivi percepiti nell'ambito della stessa gestione e stabilisce l'obbligo di utilizzo di eventuali avanzi di gestione per la riduzione del contributo stesso o, anche, per la gestione dei PFU che siano stati fatti oggetto di specifico accordo di programma/protocollo d'intesa.
  Gli effetti del nuovo decreto sui consorzi potranno essere valutati con l'entrata a regime della nuova disciplina di gestione dei PFU.
  Il Ministero, inoltre, nell'ambito dell'attività di vigilanza si è espresso su alcune strategie commerciali, non ammissibili, spesso messe in atto da produttori e da sistemi collettivi di gestione che privilegiavano il ritiro dei PFU dai gommisti acquirenti pneumatici dei propri marchi e ha proseguito la sua collaborazione con la Guardia di finanza al fine di contrastare l'immissione irregolare degli pneumatici sul mercato del ricambio, che contribuiscono alla formazione di accumuli di PFU sui piazzali dei gommisti e, quindi, all'incremento del fenomeno dell'abbandono sul territorio.
  Proprio i controlli della Guardia di finanza, effettuati su indicazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, hanno consentito di accertare la diffusione di un mercato in nero dei pneumatici che sfugge alla tracciabilità e da cui deriva un'evasione fiscale parziale o totale delle imposte dirette, dell'IRAP e dell'IVA.
  Oltre alle considerazioni strettamente connesse alle entrate tributarie, destano preoccupazione le ricadute ambientali del comportamento di una parte degli operatori che lavorano in nero, i quali non potendo «ipso facto» conferire agli impianti di smaltimento i PFU derivanti dal ricambio degli pneumatici immessi irregolarmente sul mercato, li abbandonano sul territorio, spesso in discariche abusive e ai bordi delle strade, con grave danno della salute e dell'ambiente.
  L'esistenza di flussi illegali è stata peraltro attestata anche nel rapporto dell'osservatorio legalità di Legambiente «I flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia», presentato a gennaio 2020.
  In merito alla situazione di emergenza sanitaria ed economica causata dal COVID-19, si rappresenta che sono state previste misure straordinarie che hanno tenuto conto della contrazione delle vendite degli pneumatici nel periodo emergenziale e della riduzione delle attività di gestione di PFU durante il lockdown.
  Pertanto, in via eccezionale e al fine di compensare il deficit dei PFU previsto per il 2020 con il surplus che dovrebbe essere generato nel 2021, il raggiungimento del target di gestione è stato riferito al periodo biennale (2020-2021).
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: Sergio Costa.