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Atto a cui si riferisce:
S.1/00315 premesso che: dal 1° gennaio 2021 è entrata in vigore la nuova definizione di default prevista dal regolamento europeo relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le...



Atto Senato

Mozione 1-00315 presentata da DANIELE PESCO
martedì 19 gennaio 2021, seduta n.293

PESCO, FENU, ACCOTO, BOTTICI, DELL'OLIO, CRUCIOLI, GALLICCHIO, DI NICOLA, PELLEGRINI Marco, LANNUTTI, PRESUTTO, LEONE - Il Senato,

premesso che:

dal 1° gennaio 2021 è entrata in vigore la nuova definizione di default prevista dal regolamento europeo relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento (articolo 178 del regolamento UE n. 575/2013). Tale definizione introduce criteri che risultano, in alcuni casi, più stringenti di quelli finora previsti. Ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali minimi obbligatori per le banche e gli intermediari finanziari, i debitori sono classificati come deteriorati (default) al ricorrere di almeno una delle seguenti condizioni: a) il debitore è in arretrato da oltre 90 giorni (in alcuni casi, ad esempio per le amministrazioni pubbliche, 180) nel pagamento di un'obbligazione rilevante; b) la banca giudica improbabile che, senza il ricorso ad azioni quali l'escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente alla sua obbligazione;

per quanto riguarda la condizione di cui alla lettera a), un debito scaduto va considerato rilevante quando l'ammontare dell'arretrato supera entrambe le seguenti soglie: i) 100 euro per le esposizioni al dettaglio e 500 euro per le esposizioni diverse da quelle al dettaglio ("soglia assoluta"); ii) l'1 per cento dell'esposizione complessiva verso una controparte ("soglia relativa");

superate entrambe le soglie, prende avvio il conteggio dei 90 (o 180) giorni consecutivi di scaduto, oltre i quali il debitore è classificato in stato di default. Tra le principali novità si segnala anche come non sia più possibile compensare gli importi scaduti con le linee di credito aperte e non utilizzate (cosiddetti margini disponibili): diversamente dall'attuale disciplina, dunque, la banca dovrà classificare l'impresa in default anche qualora abbia linee di credito ancora disponibili con la stessa banca che potrebbero essere utilizzate per la compensazione degli inadempimenti in essere ed evitare il default. L'impresa in default, anche con riferimento a un solo finanziamento, si vedrà passare in stato di default tutte le sue esposizioni nei confronti della banca;

per quanto riguarda le segnalazioni alla centrale dei rischi, come ha specificato Banca d'Italia con comunicato del 28 dicembre 2020, la nuova definizione di default non modifica nella sostanza i criteri sottostanti;

a seguito dell'adozione della nuova definizione di default a partire da gennaio 2021 gli intermediari che fanno parte di un gruppo bancario o finanziario devono considerare tutte le informazioni, positive e negative, a disposizione del gruppo stesso. Si parla di "sofferenza di gruppo", proprio perché la classificazione è applicata uniformemente in tutto il perimetro del gruppo bancario o finanziario;

tale situazione potrebbe determinare, attraverso la registrazione dell'evento alle varie banche dati creditizie, conseguenze notevoli per il debitore che vanno dai maggiori costi per accedere al credito alla preclusione della possibilità di accedere a nuova finanza;

il regolamento stabilisce, altresì, che non è più possibile compensare gli importi scaduti con le linee di credito aperte e non utilizzate (cosiddetti margini disponibili). Le linee guida EBA specificano, tra l'altro, i criteri di calcolo dei giorni di scaduto delle esposizioni creditizie, determinando criteri ancora più stringenti verso determinate tipologie di crediti come factoring e leasing;

alla luce di quanto previsto dal regolamento delegato (UE) 171/2018, la Banca d'Italia avrebbe potuto definire soglie differenziate per le banche less significant;

in relazione alle soglie assolute, il punto 4 del regolamento prevede: "La soglia di rilevanza dovrebbe essere adattata alle particolarità locali di ciascuna giurisdizione. Le differenze di condizione economica, compresi i diversi livelli di prezzo, giustificano il fatto che la componente assoluta della soglia di rilevanza possa variare da una giurisdizione all'altra";

in merito alle soglie relative l'articolo 1 del regolamento prevede: "La percentuale è compresa tra il 0 % e il 2,5 % ed è fissata all'1 % quando corrisponde ad un livello di rischio che l'autorità competente considera ragionevole in conformità all'articolo 3";

Banca d'Italia non si è avvalsa della facoltà ivi riconosciuta, determinando l'obbligo di onerosi adempimenti, sia per le banche con una sola filiale, sia per banche della dimensione di ISP od Unicredit;

considerato che:

nella consultazione pubblica effettuata nel 2019 da Banca d'Italia in merito all'introduzione delle nuove regole, Assilea già in epoca pre COVID, riportava le seguenti annotazioni: "Sulla base dei dati a nostra disposizione sul portafoglio leasing, abbiamo stimato quale potrebbe essere l'impatto di questo fenomeno, in corrispondenza di una soglia relativa di materialità del 2,5% piuttosto che dell'1%. Basandoci su di un campione rappresentativo di oltre 900mila contratti di leasing in essere al 31.12.2018 per un valore di debito residuo pari a 72,5 miliardi di euro, abbiamo stimato che i contratti per i quali anche un singolo canone scaduto (in presenza di una continuità di scaduto anche di una sola rata, o di tre rate consecutive pagate con un ritardo di 30gg ciascuna) porterebbe alla definizione di default in caso di abbassamento ulteriormente la soglia relativa dal 2,5% all'1%, sono circa 84 mila, che rappresentano un importo elevato in termini di valore residuo, pari a 43 miliardi (oltre metà del outstanding considerato)";

in sintesi, dunque, calcolava che la scelta tra una soglia di default dell'1 per cento rispetto al 2,5 per cento avrebbe determinato, nei contratti in essere nel 2018, un default di 43 miliardi su un totale complessivo di 72,5 miliardi di euro;

ad oggi si manifesta una visione negativa comune sull'introduzione delle nuove regole da parte di tutti gli attori, sia dal lato bancario e finanziario che dal lato delle imprese, attraverso tutte le varie associazioni di categoria;

con comunicato del 28 dicembre 2020, infatti, l'ABI ha reso noto che: "l'ABI stessa, Alleanza delle Cooperative Italiane (AGCI, Confcooperative, Legacoop), Casartigiani, CIAAgricoltori Italiani, CLAAI - Confederazione Libere Associazioni Artigiane Italiane, CNA - Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confedilizia, Confesercenti, Confetra, Confimi Industria, Confindustria, hanno inviato congiuntamente e unanimemente, alle Istituzioni europee una lettera in cui è contenuta una forte richiesta di intervenire urgentemente su alcune norme in materia bancaria che, pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale e caratterizzate da un eccesso di automatismi, rischiano di compromettere irrimediabilmente le prospettive di recupero dell'economia italiana ed europea";

risulta doveroso, altresì, rappresentare che le norme hanno origine fin dall'anno 2017 in un contesto del tutto differente dall'attuale, in cui il tessuto produttivo italiano caratterizzato dalla presenza preponderante di micro, piccole e medie imprese, circa 840.000 unità, storicamente sottocapitalizzate e dipendenti dal credito bancario, risulta essere maggiormente penalizzato dall'evolversi della crisi pandemica ed economica. Secondo stime CERVED, un terzo di queste imprese rischia la definitiva chiusura con il combinato disposto dall'attuazione delle nuove norme, calendar provisioning e regole su default, oltre alla situazione pandemica in atto;

appare dunque necessario riportare giustizia ed equità nel settore delle segnalazioni creditizie laddove già oggi il "segnalato" cattivo pagatore riscontra non poche difficoltà nell'accesso ai suoi dati, nell'analisi della situazione, nel recupero del merito creditizio e nella cancellazione dello stigma dato dalla segnalazione,

impegna il Governo:

1) a promuovere e ad assumere, sentite le associazioni di categoria, ogni utile iniziativa di competenza, in tutte le sedi opportune, atta a sospendere e modificare la nuova definizione di default;

2) ad incentivare, sentita Banca d'Italia, l'utilizzo della flessibilità prevista dal regolamento delegato (UE) 171/2018 della Commissione relativa alle soglie differenziate per le banche less significant;

3) ad assumere iniziative volte a monitorare gli effetti delle nuove regole in merito ad incrementi dei default, sconfinamenti concessi o negati, segnalazioni alle varie centrali rischi;

4) tramite le competenti autorità di vigilanza, a garantire ai debitori una tempestiva e corretta informazione delle modalità e conseguenze delle nuove regole sulla definizione di default creditizio, nonché a stabilire criteri affinché la discrezionalità a disposizione degli operatori del sistema bancario e del sistema di informazioni creditizie venga utilizzata evitando la creazione di disparità di trattamento e pregiudizio nei confronti di diversi correntisti nelle medesime situazioni;

5) ad intraprendere ogni opportuna iniziativa al fine di provvedere alla creazione di un'unica piattaforma di interrogazione sulle segnalazioni a proprio carico ove risultino tutte le informazioni del sistema bancario e finanziario e di tutti i sistemi di informazione creditizia nella quale l'accesso sia facile, rapido, certo e sicuro;

6) a valutare l'opportunità di creare una sezione speciale del fondo di garanzia PMI, che possa emettere una particolare "garanzia pubblica a chiamata", in modo da colmare piccoli sconfinamenti temporanei in grado di determinare il default creditizio dell'impresa, nonché a valutare l'opportunità di individuare strumenti creditizi di emergenza in grado di prevenire classificazioni a default per importi minimi;

7) ad intervenire al fine di scongiurare il rischio che i debiti della pubblica amministrazione pagati in ritardo possano cagionare difficoltà alle imprese creditrici con ripercussioni riferite alla segnalazione del merito creditizio.

(1-00315)