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Atto a cui si riferisce:
C.4/05852 (4-05852)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 14 gennaio 2021
nell'allegato B della seduta n. 451
4-05852
presentata da
IOVINO Luigi

  Risposta. — Rispondo all'interrogazione in esame con la quale si chiede di conoscere quali iniziative intenda promuovere il Governo per assicurare che il piano nazionale svolga una più chiara funzione di controllo e indirizzo nei confronti delle politiche giovanili anche territoriali, con specifico riferimento a quanto accaduto nel Comune di Salerno.
  Al riguardo è utile una premessa di carattere generale.
  La partecipazione dei giovani è uno dei pilastri principali della Campagna europea giovanile per la diversità, i diritti umani e la partecipazione, organizzata dal Consiglio d'Europa, in collaborazione con la Commissione europea e il Forum europeo della gioventù.
  Il Forum in termini di legge è un organismo di partecipazione, riconosciuto dal decreto legislativo n. 267 del 2000 e dalla legge regionale Campania n. 26 dell'8 agosto 2016. In particolare, l'articolo 6, comma 2, della citata legge regionale n. 26 del 2016, stabilisce che i Comuni possono istituire il Forum dei giovani, quale organismo consultivo di partecipazione giovanile a carattere totalmente elettivo, composto dai giovani residenti nel territorio comunale e rientranti nella fascia di età di cui all'articolo 2 (giovani di età compresa tra i sedici ed i trentaquattro anni).
  Ad oggi risulta che il comune di Salerno non è ancora stato in grado di costituire il suddetto Forum e ciò, oltre a comportare un danno nei confronti della partecipazione giovanile al processo democratico territoriale, ha impedito alla comunità stessa la partecipazione ad un bando di finanziamento regionale rivolto ai Forum dei giovani, con il progetto «Giovani in comune».
  In relazione a quanto precede, si segnala che la legge 30 dicembre 2004, n. 311 («Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005»), all'articolo 1, commi 153 e 154, ha istituito un fondo speciale nell'ambito del Fondo nazionale per le politiche sociali, riservando al Forum nazionale dei giovani una quota pari al 70 per cento del predetto fondo, da destinare al finanziamento dei programmi e dei progetti del Forum, e ripartendo il restante 30 per cento tra i Forum dei giovani regionali e locali proporzionalmente alla presenza di associazioni e di giovani sul territorio.
  Sul punto, anche se con sentenza n. 118 del 2006 la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità del citato comma 153, sul presupposto che l'apposizione di vincoli di destinazione su fondi destinati al riparto «viola l'autonomia finanziaria ed amministrativa delle Regioni, in quanto destina, in modo vincolato, risorse in una materia non riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, ai sensi dell'articolo n. 117, secondo comma, della Costituzione», tale intervento normativo ha determinato un sostanziale riconoscimento del Forum Nazionale dei Giovani come centro di imputazione di diritti ed interessi rilevanti a livello nazionale.
  Anche il precedente decreto legislativo n. 267 del 2000, citato dall'Onorevole interrogante, rubricato «Testo unico, delle leggi sull'ordinamento degli enti locali», pur non contenendo riferimenti espliciti al Forum dei giovani, all'articolo 8 («Partecipazione popolare») con un principio di carattere generale, stabilisce che i comuni valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all'amministrazione locale. Esso stabilisce anche che i rapporti di tali forme associative siano disciplinati dallo statuto.
  In ambito regionale, la legge della regione Campania 8 agosto 2016, n. 26, ha previsto all'articolo n. 6 («Ruolo dei Comuni») che i Comuni possano istituire il Forum dei giovani, quale organismo consultivo di partecipazione giovanile a carattere totalmente elettivo, composto dai giovani residenti nel territorio comunale e rientranti nella fascia di età compresa tra i sedici e i trentaquattro anni. Inoltre, l'articolo 12 («Forum regionale dei giovani - Forum») della legge in argomento ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio regionale, il Forum regionale dei giovani, quale organismo stabile di riferimento e confronto tra i giovani, la Regione e gli enti locali. Per quel che attiene alle competenze, tale legge stabilisce che il Forum può esprimere pareri sulle materie di cui all'articolo 3, riguardante le azioni e gli interventi della Regione in favore dei giovani, sulla programmazione triennale di cui all'articolo 4, comma 2, nonché sullo stato di attuazione e l'impatto della normativa regionale sulle politiche giovanili.
  Così tratteggiato, il quadro normativo generale dedicato al Forum dei giovani, occorre evidenziare che le politiche giovanili possono essere definite come l'insieme delle azioni poste in essere dai diversi soggetti del settore pubblico allargato e del privato sociale (Stato, enti territoriali, enti del terzo settore, e altro) che incidono su un target di soggetti ricompresi in una determinata fascia di età.
  Sul punto, non è senza rilievo precisare che, a livello legislativo, le politiche giovanili non possano considerarsi una «materia», in senso stretto, ascrivibile tout court alla competenza legislativa dello Stato o delle Regioni in via residuale, Infatti, nell'elenco tassativo del riparto di cui all'articolo 117 della Costituzione non vi è traccia di essa né fra quelle la cui disciplina è riservata alla competenza esclusiva dello Stato, né fra quelle di tipo concorrente, di precedente assunto, tuttavia, non vale a presumere che, per ciò stesso, si determini una competenza di tipo residuale, e quindi esclusiva, in capo alle Regioni.
  Ciò in quanto, considerata la naturale trasversalità delle politiche giovanili, si deve ritenere che siano gli ambiti specifici (quali ad es. sanità, assistenza, formazione e lavoro, ordine pubblico, e altro) in cui dette politiche trovano una finalizzazione concreta ad opera della normativa primaria a determinare il titolo della competenza legislativa. Tanto si ricava anche nella ricostruzione giurisdizionale operata dalla Corte costituzionale ove si chiarisce come nel sistema di riparto delle competenze legislative delineato dall'articolo 117 della Costituzione, gli interventi normativi che, in senso lato, possano delineare politiche giovanili, siano, in massima parte, da ascriversi alla competenza quantomeno concorrente fra Stato e Regioni.
  Queste ultime, pertanto, dovranno adottare la normativa di dettaglio, restando in capo allo Stato l'indicazione delle norme di principio, da declinare nel consueto ambito della leale collaborazione.
  In particolare, la Corte (sentenze n. 118/2006, n. 453/2007 e n. 50/2008) è stata più volte chiamata a pronunciarsi su questioni di legittimità costituzionale relative all'istituzione di Fondi statali – tra cui anche il Fondo per le politiche giovanili ex articolo 19, comma 2, decreto-legge n. 223 del 2006 – e ai vincoli di destinazione di risorse finanziarie. Come già chiarito, la disciplina dei Fondi vincolati, infatti, avendo normalmente anche un contenuto dettagliato. In ambiti materiali di pertinenza regionale potrebbe porsi in contrasto con il sistema di riparto delle competenze normative delineato dall'articolo 117 della Costituzione. Secondo la Corte, «non sono, infatti, consentiti finanziamenti a destinazione vincolata in materia di competenza regionale residuale ovvero concorrente, in quanto ciò si risolverebbe in uno strumento indiretto, ma pervasivo, di ingerenza dello Stato nell'esercizio delle funzioni delle Regioni e degli enti locali, nonché di sovrapposizione di politiche e di indirizzi governati centralmente a quelli legittimamente decisi dalle Regioni negli ambiti materiali di propria competenza» (sentenza n. 50/2018).
  L'articolo n. 19, comma 2, del decreto-legge n. 223 del 2006, istitutivo del Fondo per le politiche giovanili, di pertinenza del Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale, limitandosi ad indicare mere finalità di intervento, ed avendo un contenuto precettivo del tutto generico, non è stato ritenuto dal Giudice delle leggi idoneo a ledere i parametri costituzionali, in quanto una lesione potrebbe «derivare non già dall'enunciazione del proposito di destinare risorse per finalità indicate in modo così ampio e generico, bensì (eventualmente) dalle norme nelle quali quel proposito si concretizza sia per entità delle risorse sia per modalità di intervento sia, ancora, per le materie direttamente e indirettamente implicate da tali interventi» (sentenza n. 50/2008).
  Peraltro, secondo la citata giurisprudenza costituzionale, la natura degli interessi implicati dalle norme oggetto dei giudizi di legittimità costituzionale, impone che il principio di leale collaborazione permei di se i rapporti tra lo Stato e il sistema delle autonomie, concretizzandosi nella previsione dello strumento dell'intesa con la Conferenza unificata, quale organismo rappresentativo e paritetico.
  In conclusione, considerato il quadro legislativo descritto, appare lesiva delle prerogative regionali l'adozione di iniziative governative volte a supportare i giovani del comune di Salerno, così come l'esercizio di poteri di vigilanza e di indirizzo nei confronti delle politiche giovanili anche territoriali, che, se esercitati, esulerebbero dalle competenze statali in materia dando luogo a conflitti di attribuzione con le Regioni e con le autonomie locali. Nonostante ciò, il Governo apprezza e valuta positivamente la proposta di un confronto, anche in un'ottica di moral suasion di cui intende farsi carico, con gli enti territoriali, le parti sociali e il Consiglio nazionale giovani, al fine di avviare, con il coinvolgimento del Parlamento, un progetto di coordinamento, di razionalizzazione e, dunque, di miglioramento degli interventi rivolti ai giovani.
Il Ministro per le politiche giovanili e lo sport: Vincenzo Spadafora.