• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/04776 PRESUTTO, CASTELLONE, GRANATO, ANGRISANI, VACCARO, TRENTACOSTE, PAVANELLI, CROATTI, ACCOTO, LANNUTTI, PUGLIA, FERRARA, MONTEVECCHI, ROMANO, ABATE, CORRADO, DONNO, GIANNUZZI - Ai Ministri per...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04776 presentata da VINCENZO PRESUTTO
giovedì 14 gennaio 2021, seduta n.292

PRESUTTO, CASTELLONE, GRANATO, ANGRISANI, VACCARO, TRENTACOSTE, PAVANELLI, CROATTI, ACCOTO, LANNUTTI, PUGLIA, FERRARA, MONTEVECCHI, ROMANO, ABATE, CORRADO, DONNO, GIANNUZZI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

il 2 gennaio 2021, a causa delle forti mareggiate, l'antico Arco Borbonico in pietra posto sul lungomare di Napoli, ultima testimonianza del vecchio porticciolo borbonico ritratto in tanti dipinti della Scuola partenopea, è crollato;

l'opera fu realizzata nel '700 come approdo per i pescatori, ma successivamente, nel corso dell'800, fu trasformato in terminale dello scarico fognario venendo ribattezzato dai napoletani "O Chiavicone". Da anni abbandonato all'incuria, e in equilibrio precario su una porzione di masso, negli ultimi tempi l'arco era stato puntellato con i tubi innocenti che, alla luce del triste epilogo, non ne hanno evitato il crollo definitivo;

la storia recente dell'agonia dell'Arco Borbonico inizia nel 2018, quando Giuseppe Farace, fotografo e consigliere del Museo del Mare, dopo una mareggiata di novembre si affacciò sul lungomare e si accorse che una delle basi dell'arco era stata pericolosamente spostata dalle mareggiate: l'intera struttura si reggeva su uno spicchio di pietra di pochi centimetri, il rischio crollo appariva dunque imminente;

lo stesso Farace si preoccupò di segnalare subito il rischio all'Autorità portuale, al Comune e alla Soprintendenza, i vigili transennarono l'area, ma la questione finì lì;

qualche mese dopo lo stesso Museo del Mare organizzò una conferenza che si concluse con una nuova richiesta di intervento caduta, anch'essa, nel dimenticatoio;

apparve subito evidente come l'ente competente per il ripristino e la salvaguardia dell'arco fosse l'Autorità portuale del Mar Tirreno Centrale;

nel 2019 l'allora delegata al mare del Comune di Napoli, Daniela Villani, presentò una relazione inerente alla situazione critica delle coste napoletane, ponendo l'attenzione in particolare proprio sull'Arco Borbonico. Fu ventilata la possibilità di accedere ad un finanziamento di nove milioni di euro che avrebbe risolto la questione, ma il progetto non si concretizzò mai;

il 27 maggio 2020 la Soprintendenza, per mezzo di una nota, impose all'Autorità portuale di porre in essere i lavori per la messa in sicurezza della struttura definendoli urgenti ed improcrastinabili. Nella nota venne evidenziata la necessità che l'Autorità portuale predisponesse entro trenta giorni un progetto esecutivo conforme alla relazione tecnica allegata alla nota stessa, considerato che "le precarie condizioni strutturali del manufatto indicano lo stato di pericolo per la privata e pubblica incolumità nonché il rischio di perdita del bene culturale, di eccezionale valore storico ed artistico";

nonostante la missiva della Soprintendenza, tuttavia, il progetto esecutivo non è mai stato realizzato da parte dell'Autorità portuale e la Soprintendenza pare non sia intervenuta sostituendosi all'Autorità portuale come avrebbe potuto in forza di quanto stabilito dal comma 5 dell'art. 33 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;

i primi lavori di messa in sicurezza dell'arco risalgono purtroppo solo a settembre del 2020: quasi due anni dopo il primo allarme e molti mesi dopo rispetto alla nota della Soprintendenza. Con la determina 121/2020 del 17 luglio 2020, avente per oggetto i lavori di messa in sicurezza dell'Arco Borbonico l'Autorità portuale ha avviato i lavori puntellando la struttura con tubi innocenti;

è apparso subito evidente come tale intervento non fosse sufficiente a garantire, nemmeno provvisoriamente, la salvaguardia della struttura;

già durante le mareggiate del dicembre scorso si era rischiato il crollo e non poche perplessità avevano creato le parole del presidente dell'Autorità portuale, che aveva affermato a mezzo stampa che l'arco fosse stato messo in sicurezza e che se tale intervento non fosse stato fatto, la struttura sarebbe crollata. Di fatto, nemmeno di fronte ad uno scampato pericolo si è ritenuto di intervenire in maniera incisiva;

ciò nonostante, il primo sabato di gennaio 2021 l'arco è purtroppo crollato;

l'Autorità portuale, immediatamente chiamata in causa in quanto negligente nella salvaguardia dello stesso ha, attraverso le parole del presidente Spirito, evidenziato come gli ingegneri incaricati dopo i controlli del caso avessero assicurato che la struttura avrebbe retto e che l'incontro con la Soprintendenza per discutere del progetto esecutivo fosse già stato fissato per una data immediatamente successiva al 6 gennaio 2021;

alla luce di quanto accaduto, l'Autorità portuale ha poi ribadito il proprio impegno nel rifacimento dello stesso attraverso la tecnica dell'anastilosi: la ricostruzione mediante la ricomposizione dei pezzi originali. Se non si riuscirà a recuperarli tutti saranno inseriti anche blocchi nuovi, con tempi e costi da definire,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

come intendano intervenire per accertare le responsabilità che hanno determinato il crollo di un'opera di grande valore storico-culturale come l'Arco Borbonico;

se ritengano di verificare che vengano messe in atto tutte le opportune procedure previste dalla legge, volte al recupero dei materiali e successivamente al restauro del bene storico del '700.

(4-04776)