• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00594 (7-00594) «D'Arrando, Elisa Tripodi, Cancelleri, Spadoni, Grippa, Lorefice, Casa».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00594presentato daD'ARRANDO Celestetesto diDomenica 27 dicembre 2020, seduta n. 446

   La XII Commissione,

   premesso che:

    i disturbi dell'alimentazione (DA) sono patologie complesse determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo che portano a vivere con una ossessiva attenzione al proprio peso, al proprio corpo e a una eccessiva necessità di stabilire un controllo su di esso;

    dagli anni '90, la notevole accelerazione della globalizzazione di modelli e stereotipi sociali, favorita dai nuovi mezzi di comunicazione digitale, le trasformazioni culturali delle abitudini familiari e sociali del mangiare e della convivialità, hanno portato ad un aumento vertiginoso dei disturbi alimentari con una vera e propria «epidemia sociale»;

    tra i disturbi più frequenti si annoverano l'anoressia nervosa e la bulimia nervosa; la prima è caratterizzata essenzialmente da una restrizione dell'assunzione di calorie in relazione al fabbisogno che porta a un peso corporeo significativamente basso in relazione all'età, al sesso nonché da una intensa paura di aumentare di peso;

    l'incidenza dell'anoressia nervosa è di almeno 8-9 nuovi casi per 100 mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi;

    la bulimia nervosa, invece, è caratterizzata da ricorrenti episodi di abbuffata e dall'assunzione smodata di cibo attraverso ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie volte a prevenire l'aumento di peso;

    per quanto riguarda la bulimia nervosa, ogni anno, si registrano 12 nuovi casi per 100 mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi per 100 mila persone in un anno tra gli uomini;

    tali disturbi del comportamento alimentare hanno assunto, ormai, una particolare gravità soprattutto nei soggetti in età adolescenziale e necessitano di un intervento per indirizzare le famiglie, la scuola e gli operatori sanitari verso azioni che consentano alla persona di guarire dalla sua patologia e di essere meno vulnerabile;

    secondo la Federazione italiana medici pediatri, il rischio dell'anoressia sta crescendo in misura esponenziale in Italia poiché tra le ragazze delle scuole secondarie di primo grado (11-13 anni) il 60,4 per cento vorrebbe essere più magro, il 24 per cento ha già sperimentato una dieta e il 32 per cento si è rivolto a un medico per la prescrizione di un regime alimentare ipocalorico, il 34 per cento è ricorso a una dieta «fai-da-te», il 30 per cento ha seguito consigli di amici, di riviste o della rete internet. L'età dei soggetti affetti da disturbi del comportamento alimentare, sia maschi che femmine, è tra i 12 e i 25 anni e in Italia si calcola che essi siano circa 2.000.000;

    le indagini epidemiologiche dimostrano che molti bambini già in età prescolare e scolare incorrono in errori nutrizionali qualitativi e quantitativi che certamente non dipendono dalla loro volontà. La cultura della corretta alimentazione inizia dalla famiglia, ma purtroppo i genitori spesso tendono a sottostimare lo stato ponderale dei propri figli e ciò trova conferma dai dati del 2016 da cui emerge che, tra le madri di bambini in sovrappeso od obesi, il 37 per cento riteneva che il proprio figlio fosse sotto-normopeso e solo il 30 per cento pensava che la quantità di cibo assunta fosse eccessiva;

    anoressia e bulimia, patologie sempre più diffuse anche tra i soggetti di sesso maschile, determinano anche un effetto al quale bisogna prestare molta attenzione, ossia l'isolamento sociale che spinge chi ne soffre ad evitare momenti conviviali;

    grande influenza hanno purtroppo i modelli sociali, immagini di bellezza quasi sempre legate alla magrezza e alla forma fisica, nonché altre ragioni ben più complesse che generano queste patologie, in particolare legate alla competitività, nella scuola, nel lavoro, nello sport e in altre attività legate a performance figurative;

    c'è infine un ultimo aspetto che necessità di una adeguata attenzione e che riguarda i disturbi alimentari legati all'emergenza Covid;

    emerge, infatti, che con la pandemia da coronavirus sono aumentati del 30 per cento i disturbi dell'alimentazione; il cibo è diventato una scappatoia per affrontare i cambiamenti traumatici che questa emergenza comporta;

    sulla questione, psicoterapeuti e professionisti sanitari stanno attuando nuove strategie per essere al fianco dei pazienti perché i disturbi alimentari non permettono di stare bene con sé stessi e causano disagio nei rapporti interpersonali e nel contesto lavorativo e scolastico, abbassando così la qualità di vita;

    secondo il Ministero della salute, in Italia, più di tre milioni di persone soffrono di questa problematica, ma si stima possano essere di più dal momento che circa il 40 per cento non chiede aiuto o non riceve una diagnosi. Per far fronte alle restrizioni e ai limiti imposti dalla pandemia, i professionisti sanitari hanno incrementato la terapia online, valida alternativa all'incontro vis a vis;

    alla luce di quanto esposto ne deriva che il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare presuppone una rete di intervento completa in tutti i vari livelli di assistenza in grado di garantire un percorso di cura appropriato; la terapia deve essere concepita in termini interdisciplinari ed integrati, adottando un approccio bio-psico-sociale, attraverso una presa in carico appropriata e funzionale e deve avvenire in strutture di cura in cui le diverse figure professionali (internisti, psicoterapeuti, nutrizionisti, psichiatri, psicologi clinici, dietisti) collaborano privilegiando, senza mai escludere l'altro, il versante somatico o psichico a seconda delle fasi della malattia,

impegna il Governo:

   ad implementare progetti di divulgazione e di sensibilizzazione nelle scuole per la promozione di un sano rapporto con il cibo, sviluppando una necessaria consapevolezza critica verso messaggi mediatici sbagliati che associano bellezza e magrezza e che possono favorire l'insorgenza di disturbi del comportamento alimentare, nonché a prevedere la figura dello psicologo in ottica di prevenzione e di educazione alimentare;

   ad adottare iniziative per prevedere la figura dello psicologo scolastico all'interno della scuola, proprio come forma di prevenzione ed educazione;

   ad adottare iniziative per prevedere la figura dello psicologo di base negli studi dei medici di medicina generale che possono svolgere la funzione di supporto proprio perché spesso è in quei luoghi che si può individuare la presenza di un disturbo del comportamento alimentare;

   ad adottare iniziative per disciplinare attraverso normative di dettaglio le attività di agenzie, società e federazioni di moda che devono avvalersi solo di modelle e modelli in possesso di un certificato medico attestante una sana e robusta costituzione e un valore dell'indice di massa corporea (BMI) superiore a 18,5 e prevedendo un sistema sanzionatorio commisurato alla gravità dell'inosservanza delle regole;

   ad adottare, alla luce del preoccupante aumento dei casi di disturbi alimentari legato all'emergenza Covid, iniziative, per quanto di competenza, volte ad implementare sensibilmente le strutture e la rete di intervento completa in tutti i vari livelli assistenza, ambulatorio, day-hospital, ricovero ospedaliero e residenzialità extra-ospedaliera, al fine di garantire l'appropriatezza dell'assistenza, con particolare riguardo alla presa in carico globale del paziente e dei suoi familiari in tutte le varie fasi del trattamento.
(7-00594) «D'Arrando, Elisa Tripodi, Cancelleri, Spadoni, Grippa, Lorefice, Casa».