• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.5/05017 (5-05017)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-05017presentato daBOLDRINI Lauratesto diMartedì 17 novembre 2020, seduta n. 428

   BOLDRINI, BRUNO BOSSIO, FRATOIANNI, LATTANZIO, MURONI, ORFINI, PALAZZOTTO, PASTORINO, PINI, SARLI e TRIZZINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il naufragio del 12 novembre 2020 di un gommone con oltre cento persone a bordo, a trenta miglia a nord di Sabratha, nel quale hanno perso la vita sei persone tra le quali un bambino di sei mesi, deceduto dopo essere stato soccorso in mare dai volontari della Open Arms, riporta alla realtà delle stragi che avvengono quotidianamente nel mar Mediterraneo a largo delle coste italiane;

   nella stessa giornata del 12 novembre altre 94 persone sono morte in due diversi naufragi al largo delle coste libiche: un primo gommone che portava 120 migranti si è rovesciato allargo della città di Khums, e solo 47 persone sono sopravvissute; altri 20 migranti sono annegati in un terzo naufragio vicino Sorman denunciato da Medici senza frontiere;

   secondo la stessa Organizzazione sono 900 le persone che solo quest'anno hanno perso la vita cercando di raggiungere l'Europa, mentre più di 11 mila sono state riportate in Libia con il rischio di dover affrontare violazioni dei diritti umani, detenzione, abusi e tratta di esseri umani, come a più riprese denunciato da Onu e Consiglio d'Europa;

   le stime dell'organizzazione internazionale per le migrazioni parlano di oltre 18.000 persone tra bambini, donne e uomini annegati nel Mediterraneo dal 2013 al 2018;

   queste tragedie ripropongono alla nostra attenzione la perdurante fragilità e insufficienza del sistema di ricerca e soccorso in mare nel Mediterraneo;

   l'impegno delle Ong è particolarmente prezioso – e va quindi consentito e riconosciuto – giacché riempie il vuoto determinato dal fatto che i mezzi navali degli Stati non mettono più in atto il pattugliamento necessario a salvare vite umane fuori dalle zone Sar nazionali;

   proprio in questa gravissima situazione, sette navi umanitarie che operano di solito nel Mediterraneo centrale (Alan Kurdi, Sea Watch 3, Sea Watch 4, Mare Jonio, Ocean Viking, Louise Michel, Aita Mari), sono ancora dopo mesi impossibilitate a svolgere la loro missione di soccorso in mare, in quanto bloccate per accertamenti amministrativi e burocratici;

   sul tema del soccorso in mare sono in gioco il rispetto dell'antico principio della «legge del mare» secondo il quale chi è in pericolo di vita va salvato senza indugio, ma anche la reputazione del nostro Paese che solo qualche anno fa si distinse meritoriamente, con l'operazione Mare Nostrum, per il salvataggio di decine di migliaia di naufraghi –:

   per quali ragioni la gran parte delle navi di soccorso delle Ong che operavano stabilmente nel Mediterraneo in soccorso ai naufraghi siano ancora oggi nell'impossibilità di svolgere la loro funzione;

   quali siano le ragioni del ritardo nel consentire di riprendere la loro attività, nonostante gli standard di sicurezza di queste imbarcazioni risultino adeguata e in alcuni casi superiori a quanto solitamente richiesto per navi di analoga dimensione e tipologia.
(5-05017)