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Atto a cui si riferisce:
S.1/00292 premesso che: la crisi pandemica si sta aggravando in tutta Europa e si rendono pertanto necessarie valutazioni accurate, onde predisporre le necessarie misure di contenimento nel rispetto...



Atto Senato

Mozione 1-00292 presentata da ROBERTO CALDEROLI
martedì 10 novembre 2020, seduta n.273

CALDEROLI, ROMEO, AUGUSSORI, BAGNAI, BERGESIO, PERGREFFI, CANDIANI, IWOBI, MARTI, MONTANI, NISINI, STEFANI - Il Senato,

premesso che:

la crisi pandemica si sta aggravando in tutta Europa e si rendono pertanto necessarie valutazioni accurate, onde predisporre le necessarie misure di contenimento nel rispetto dei principi di proporzionalità, gradualità e adeguatezza;

la valutazione e la selezione delle misure adeguate richiede la disponibilità di una base dati accurata sulla base della quale possa esercitarsi un dibattito tecnico-scientifico quanto più ampio possibile, anche in considerazione della natura disputabile delle soluzioni tecniche da adottare, essendo astrattamente possibili più strategie, anche differenziate, di intervento (quanto alla qualità, alla quantità, alla localizzazione e al tempo di adozione) e dovendo tali strategie basarsi su un'adeguata ponderazione del rapporto tra costi e benefici in considerazione della scarsità delle risorse utilizzabili;

gli interventi richiedono, altresì, delle valutazioni prognostiche sull'andamento del virus legate a numerose variabili, che possono essere prese in considerazione solo in termini probabilistici, valutando altresì l'impatto delle misure progressivamente assunte;

il Presidente del Consiglio dei ministri nelle sue comunicazioni al Parlamento del 2 novembre 2020 ha esplicitamente affermato: "Riteniamo necessario pertanto assumere una decisione orientata ai principi di proporzionalità e adeguatezza, che contempli nuovi interventi restrittivi modulati e differenziati sulla base del livello di rischio concretamente rilevato nei territori"; ha aggiunto che: "In Italia è stato elaborato questo sistema di monitoraggio nel corso di questi ultimi mesi, che oggi ci pone in una condizione anche diversa rispetto ad altri Paesi, anche del continente europeo, che non lo possiedono". Ha sostenuto che: "Oggi disponiamo di una struttura di prevenzione e di monitoraggio che non si limita solo a misurare il tasso di contagiosità sui territori, attenzione, quindi non è solo questione di prendere atto e riferire l'Rt, il famoso Rt, ma è un piano che elabora il flusso dei dati provenienti dal territorio sulla base di 21 differenti parametri, di cui ricordo i più significativi: numero di casi sintomatici notificati per mese; numero dei casi con storia di ricovero ospedaliero; numero di strutture residenziali socio-sanitarie che riscontrano almeno una criticità settimanale; percentuale di tamponi positivi; tempo medio tra data di inizio dei sintomi e data di diagnosi; indice di replicabilità; numero di nuovi focolai di trasmissione; e, non ultimo ovviamente per importanza, occupazione di posti letto di area medica o terapia intensiva sulla base dell'effettiva disponibilità della singola struttura ospedaliera e del singolo territorio";

tuttavia, da più parti viene posto in dubbio che questo complesso sistema di monitoraggio, di cui non è dato conoscere nel dettaglio metodologie e base dati utilizzata, sia effettivamente basato su quantità, qualità, dettaglio di informazioni sufficienti a orientare le decisioni;

a titolo di autorevole esempio, è qui utile ricordare quanto di recente scritto dal professor Giorgio Parisi, presidente dell'Accademia nazionale dei Lincei: "sarebbe necessario avere informazioni più precise di quelle che ci vengono fornite ogni giorno: servirebbe un grande database nazionale in cui fossero riversate tutte le informazioni disponibili su dove sono avvenuti i contagi, le attività lavorative dei contagiati, l'uso di mezzi pubblici, le attività svolte. Quanto influiscono sui contagi in Italia i ristoranti, le cene in famiglia, le riunioni in ufficio, le convivenze familiari e, le feste? Quali sono le attività più a rischio, oltre ovviamente quelle che già si sanno: la sanità, le celle frigorifere, la preparazione dei salumi, i centri di distribuzione postale? Servono numeri, gli articoli di giornale con casi di cronaca sono del tutto inutili. Sulla scuola, dove le ASL fanno particolari controlli, ci sono dati precisi, che permettono di escludere che fino a questo momento ci sia stata una propagazione sostenuta dell'epidemia dentro le classi, ma abbiamo informazioni molto poco precise su quello che succede in altri contesti: sappiamo il numero dei focolai o poco più. Senza dati precisi come fare a valutare gli effetti positivi o negativi di provvedimenti come la chiusura dei centri commerciali durante il weekend o delle scuole elementari?". Aggiungendo: "Io temo fortemente che in Italia non sia stata fatta una raccolta sistematica delle informazioni cruciali sulle circostanze in cui il virus si è trasmesso: la lettera di Giorgio Alleva e Alberto Zuliani (già Presidenti Istat) al Corriere del 17 ottobre mi conferma in questo timore. 'In tanti mesi - scrivono - non abbiamo investito in un sistema di raccolta di dati che consenta un monitoraggio accurato su probabilità di contagio, dimensioni delle componenti sintomatiche e asintomatiche, collegamento con i rischi successivi, ricoveri e terapie sub-intensive e intensive, letalità. (...) Non è citando insieme, giorno per giorno, il numero di casi positivi e di tamponi effettuati che possiamo capire cosa stia accadendo realmente'",

impegna il Governo a mettere al più presto a disposizione del Parlamento, e attraverso di esso a disposizione di studiosi, di semplici cittadini e dell'intero Paese, anche sulla base delle piattaforme già realizzate da Ministero della salute e dal Dipartimento della protezione civile, una base dati pubblica facilmente accessibile, in formato aperto e disaggregato, in cui vengano raccolte tutte le informazioni disponibili, anche a livello di struttura sanitaria e di dati relativi all'andamento della situazione epidemiologica e al monitoraggio del rischio sanitario comunicati giornalmente dalle Regioni al Ministero della salute, all'Istituto superiore di sanità e al comitato tecnico-scientifico, con un livello di dettaglio, fatto salvo il diritto alla privacy di tutte le persone a vario titolo coinvolte, tale da consentire:

1.a) di dare trasparenza alle ragioni che determinano l'assunzione delle determinazioni di competenza e di individuare le necessarie ulteriori informazioni richieste al fine dell'adozione di nuovi provvedimenti;

1.b) la ricostruzione del processo logico che ha portato a ciascuna singola decisione;

1.c) l'individuazione dell'eventuale necessità della raccolta di informazioni ulteriori, in vario modo necessarie per l'assunzione di decisioni più consapevoli.

(1-00292)