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Atto a cui si riferisce:
S.4/02719 LANNUTTI, PAVANELLI, PRESUTTO, GALLICCHIO, LEONE - Al Ministro della giustizia. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti: Luigi Di Napoli è un ex imprenditore che cammina con...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 081
all'Interrogazione 4-02719

Risposta. - Con l'atto parlamentare, dopo avere premesso che Luigi di Napoli, titolare della Dinauto sas, è stato ingiustamente dichiarato fallito dal Tribunale di Lecce nel novembre 2000 e che non è stato a tutt'oggi definito il giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento pendente presso la Corte di appello di Bari (la quale non avrebbe "mai esaminato la validità del passivo fallimentare, malgrado i vizi rilevabili d'ufficio"), ha chiesto di sapere se il Ministro ritenga che sia il caso di attivare i propri poteri di controllo al fine di verificare eventuali anomalie nella gestione degli uffici giudiziari coinvolti.

Si rappresenta che lo stallo del procedimento civile è riconducibile ai continuativi atti ostruzionistici posti in essere da Di Napoli, per i quali è stato sottoposto a procedimento penale, nonché a misura cautelare non custodiale per il reato di cui all'art. 340 del codice penale (interruzione di ufficio o servizio pubblico). In particolare, la causa di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento (sentenza del Tribunale di Lecce del 28 novembre 2000, confermata nel merito dalla sentenza Corte di appello di Lecce 27 febbraio 2006) è pendente dinanzi alla Corte di appello di Bari a seguito di annullamento con rinvio disposto dalla Corte di cassazione per vizi procedurali (sentenza del 23 aprile 2008). In particolare, la suprema Corte ha annullato con rinvio dinanzi all'autorità giudiziaria di secondo grado per la sussistenza di una sola posizione suscettibile di astensione (giudice Cigna) rispetto alle tre posizioni invocate dal ricorrente.

A seguito della riassunzione del giudizio, attivata dalla banca creditrice procedente in data 7 ottobre 2008 e sino ad oggi, Di Napoli ha continuativamente ricusato i componenti del collegio civile giudicante succedutisi nel tempo per la trattazione della causa, anche con atti di citazione notificati ai singoli componenti dei collegi civili il giorno prima della camera di consiglio fissata per la discussione della causa. I giudici della Corte di appello di Bari ricusati da di Napoli nel corso degli anni (2008-2020) sono in totale 32; pertanto, a fronte dell'incompatibilità di tutti i giudici nel corso del tempo designati per la trattazione, è stata assegnata a diverse sezioni della Corte di appello e, da ultimo, alla sezione lavoro (anche a seguito di interlocuzione con il Consiglio superiore della magistratura, per l'individuazione della sezione competente a trattare la causa, attesa l'impossibilità di comporre il collegio con sezioni e giudici non incompatibili, nell'alternativa tra sezione lavoro e sezione penale della Corte).

Da ultimo, come segnalato dal presidente della Corte di appello di Bari con la nota in atti, anche l'ultima udienza del 20 febbraio 2020 fissata per la discussione orale della causa e stata sospesa in quanto Di Napoli ha fatto sopraggiungere, durante la camera di consiglio, un'ennesima istanza di ricusazione dei tre giudici della sezione lavoro da ultimo assegnatari del fascicolo; non è pertanto ravvisabile alcuna anomalia nella gestione degli uffici giudiziari coinvolti.

BONAFEDE ALFONSO Ministro della giustizia

15/10/2020