• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/04738 (5-04738)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04738presentato daROSTAN Michelatesto diGiovedì 8 ottobre 2020, seduta n. 405

   ROSTAN e DE FILIPPO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   l'epatite C è una malattia clinicamente rilevante dalle gravi conseguenze a livello epatico e che, per la sua alta capacità di contagio, è, purtroppo, ancora oggi, un problema di salute pubblica e lo sarà fino alla sua completa debellazione;

   la rilevanza del fenomeno patologico ha portato l'Organizzazione mondiale della sanità a indirizzare, a partire da maggio 2016, la politica sanitaria globale verso la riduzione della mortalità dell'infezione del 65 per cento con l'ambizioso obiettivo della completa eradicazione;

   perché questo avvenga, la strategia approvata dall'Oms prevede di diagnosticare almeno il 90 per cento degli infetti e di trattare almeno l'80 per cento dei diagnosticati entro il 2030;

   a partire da marzo 2017, la lotta all'epatite C ha raggiunto in Italia un punto di svolta; è stato infatti riconosciuto a tutti i pazienti il diritto a ricevere il trattamento per l'epatite C, attraverso la costituzione di un fondo ad hoc per i farmaci innovativi, prevedendo la rimborsabilità dei trattamenti di nuova generazione per l'epatite C, nell'ambito del Sistema sanitario nazionale (Ssn);

   il piano di eliminazione dell'epatite C, attualmente in fase di revisione, poggia essenzialmente sull'interruzione della catena del contagio e sulla terapia con farmaci antivirali diretti (DAAs), caratterizzati da altissima efficacia e ottimo profilo di tollerabilità;

   in questo processo di eradicazione, l'Italia vantava, nel 2018, risultati più che soddisfacenti, classificandosi tra i 12 Paesi rispettosi dei target stabiliti dall'Organizzazione mondiale della sanità;

   analizzando i dati del 2019, si registra, purtroppo, un decremento notevole e non giustificato di pazienti avviati a trattamento: il calo ammonta a circa il 35 per cento, causando così un possibile ritardo di 7 anni nel raggiungimento degli obiettivi sanitari prefissati;

   se a ciò si sommano gli effetti della situazione assolutamente straordinaria per la pandemia Sars-Cov2, il calo del numero dei trattamenti dell'infezione da Hcv potrebbe essere addirittura superiore al 65 per cento rispetto al 2019;

   l'investimento sostenuto sino ad oggi dal Ssn per il trattamento di pazienti trattati dal 2015 al 2018 verrà recuperato interamente entro 5-6 anni, con un risparmio in oltre 800 eventi clinici infausti, portando ad un risparmio di oltre 52 milioni di euro a 20 anni per 1.000 pazienti trattati;

   appare dunque evidente che l'investimento sin qui realizzato rischia di tramutarsi in un costo ulteriore per il Ssn, oltre ad essere una sconfitta a livello umano;

   la commissione affari sociali della Camera dei deputati a conclusione di un'approfondita indagine conoscitiva sulle politiche di prevenzione ed eliminazione dell'epatite C, ha approvato all'unanimità (in data 11 giugno 2020) un documento in cui si valuta come necessaria la costituzione di un Fondo per il contrasto dell'Hcv, anche finalizzato a coprire i costi delle attività previste dal Piano nazionale di eliminazione aggiornato e condiviso, con l'istituzione di una «cabina di regia nazionale» che coordini il piano nazionale e monitori i piani regionali –:

   se il Ministro interrogato non ritenga necessario accelerare l'iter di adozione del decreto attuativo relativo alle attività di screening di Hcv di cui al decreto-legge n. 162 del 2019, convertito dalla legge n. 8 del 2020 e se non ritenga altresì necessario adottare iniziative per accelerare la revisione del Piano nazionale eliminazione epatiti (Pnev) e per la susseguente condivisione con la Conferenza Stato-regioni per la sua piena attuazione; se intenda adottare le iniziative di competenza per istituire, e con quali tempistiche, il Fondo ad hoc per il trattamento dell'epatite nell'ambito del relativo Piano nazionale per la prevenzione e il trattamento, integrato da piani regionali di eliminazione, che potrebbe rendere così nuovamente raggiungibile l'obiettivo dell'Oms per l'eliminazione dell'Hcv entro il 2030.
(5-04738)