• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/04712 (5-04712)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04712presentato daQUARTAPELLE PROCOPIO Liatesto diMartedì 6 ottobre 2020, seduta n. 403

   QUARTAPELLE PROCOPIO, FASSINO, ANDREA ROMANO, LA MARCA e BOLDRINI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   dal 1° settembre 2020, 18 pescatori di Mazara del Vallo, tra cui 8 di nazionalità italiana, sono bloccati a Bengasi, arrestati a bordo dei loro motopescherecci «Antartide» e «Medinea» in alto mare, e precisamente a 38 miglia dalle coste libiche, dalla guardia costiera del generale Khalifa Haftar;

   i pescatori sarebbero stati trasferiti nel carcere di El Kuefia, a 15 chilometri a sud est da Bengasi – anche se altre fonti hanno riferito che si troverebbero ancora «agli arresti domiciliari e non sono stati trasferiti in carcere, in attesa della formulazione dei capi di accusa e la definizione del procedimento penale»;

   al momento, i pescatori sono accusati di ingresso e pesca in acque libiche senza previa autorizzazione. La Libia, a partire dal 2005, ha dichiarato la sussistenza di diritti esclusivi su un'area di mare estesa fino a 74 miglia dalla propria costa e dalla linea che chiude idealmente il golfo della Sirte. Da allora le autorità libiche applicano in maniera rigida sanzioni nei confronti delle imbarcazioni straniere in quell'area di mare e spesso pescherecci stranieri vengono sequestrati;

   da notizie a mezzo stampa, parrebbe che la situazione dei capi di accusa pendenti nei confronti dei pescatori potrebbe complicarsi, poiché, secondo fonti libiche, nel corso di una perquisizione, gli ufficiali di Haftar avrebbero trovato dei panetti di sostanze stupefacenti, poi schierati sul molo e fotografati come una tradizionale operazione antidroga. Gli stessi pescatori, nonché i loro famigliari, ritengono che sia una «vergognosa montatura, un trucco di Haftar per alzare il tiro nel negoziato che si è aperto con il nostro governo». In effetti, i pescherecci sono rimasti incustoditi sin dai primi giorni e la contestazione sarebbe saltata fuori soltanto durante gli ulteriori accertamenti. La circostanza non sarebbe comunque stata confermata dalla Farnesina;

   ad aggravare il quadro della trattativa in corso per la liberazione dei nostri connazionali, ci sarebbe anche la richiesta che parrebbe essere arrivata dall'autorità dell'est della Libia che avrebbero fatto sapere che i pescatori non verranno rilasciati se non in cambio della liberazione di quattro calciatori libici, condannati in Italia a 30 anni di carcere e tuttora detenuti con l'accusa di essere tra gli scafisti della cosiddetta «Strage di Ferragosto» del 2005 in cui morirono 49 migranti, in asfissia nella stiva di un'imbarcazione. Di certo, uno scambio da considerare altamente improbabile, che vedrebbe contrapposti rei condannati da un sistema giudiziario «legale» e «legittimo» e pescatori bloccati da una milizia non riconosciuta dalla comunità internazionale –:

   quale sia lo stato della trattativa tra il nostro Governo e le autorità di Tobruk sulla vicenda.
(5-04712)