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Atto a cui si riferisce:
C.4/05087 (4-05087)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Lunedì 28 settembre 2020
nell'allegato B della seduta n. 399
4-05087
presentata da
CECCANTI Stefano

  Risposta. — Le misure straordinarie adottate dal Governo ungherese hanno immediatamente attirato l'attenzione di istituzioni europee e Stati membri, suscitando la preoccupazione, che potessero mettere in pericolo il rispetto dei valori fondamentali dell'Unione europea, quali lo Stato di diritto e le libertà fondamentali.
  In risposta, il Governo italiano ha aderito attivamente all'iniziativa congiunta di un gruppo di Stati membri i quali, il 2 aprile scorso, hanno emesso una dichiarazione a sostegno dell'iniziativa della Commissione europea di monitoraggio delle misure di emergenza adottate dai ventisette in risposta all'epidemia di Covid-19 e della loro applicazione. Ciò per verificarne la coerenza con i principi e i valori fondamentali dell'Unione europea.
  La dichiarazione congiunta evidenzia in particolare che, nell'attuale situazione senza precedenti dovuta alla pandemia, è legittimo adottare misure straordinarie. Esse dovrebbero, tuttavia, essere limitate a quanto strettamente necessario, essere di natura proporzionata e temporanea, essere soggette a regolare controllo e rispettare i principi dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali, e gli obblighi di diritto internazionale.
  Si segnala, peraltro, che i provvedimenti adottati dall'assemblea nazionale ungherese citati dall'interrogante sono stati revocati dallo stesso parlamento il 18 giugno scorso.
  La nuova presidenza semestrale del Consiglio dell'Unione europea, assunta lo scorso primo luglio dalla Germania, si è comunque impegnata a proseguire sulla strada della procedura ex articolo 7 attivata nel settembre 2018 dal Parlamento europeo nei confronti dell'Ungheria, (i temi dello Stato di diritto occupano infatti una posizione centrale tra le priorità della presidenza). A dimostrazione di ciò, la Germania ha già inserito delle audizioni e/o «stati dell'arte» sulle procedure ex articolo 7 Tue nei confronti dell'Ungheria e della Polonia quali possibili temi all'ordine del giorno delle riunioni del consiglio affari generali di settembre e dicembre prossimi.
  In parallelo, è in corso da diversi mesi una riorganizzazione delle procedure di cui l'unione europea dispone in tema di Stato di diritto, allo scopo di portare ordine in un ambito che ha visto sovrapporsi nel tempo strumenti di natura e portata diverse. La principale innovazione attesa per quest'anno è il lancio di un «Ciclo di esame dello Stato di diritto», proposto dalla commissione nel luglio 2019 su cui sono in corso da alcuni mesi gli approfondimenti a livello tecnico.
  I lavori dovrebbero culminare con la presentazione a settembre prossimo del primo Rapporto annuale della commissione sullo Stato di diritto, redatto in cooperazione con gli Stati membri, che dovrebbe costituire una fotografia aggiornata sullo «stato di salute» dello Stato di diritto in Europa.
  Ove vi fosse l'accordo dei ventisette, la Presidenza tedesca intenderebbe valorizzare questo nuovo strumento inaugurando – a partire dal consiglio affari generali di ottobre 2020 – un ciclo di «peer review» basato sugli esiti del Rapporto. Alle «revisioni» verrebbero dedicate apposite sessioni di domande e risposte, senza conclusioni operative, in cui tutti gli Stati membri illustrerebbero in Consiglio la situazione dello Stato di diritto e le azioni intraprese per il rafforzamento di tale principio nei rispettivi Paesi.
  L'iniziativa, che presenta diversi collegamenti con le proposte formulate dalla Presidenza italiana della Unione europea nel 2014, rappresenta – a giudizio del Governo italiano – un passo nella giusta direzione, in linea con quanto sostenuto dall'Italia negli ultimi anni in Consiglio affari generali e nell'ambito degli «Amici dello Stato di diritto» (gruppo informale che riunisce undici Stati membri particolarmente attivi sul fronte dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali).
  Infine, nel contesto della grande attenzione con cui il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale guarda alla materia dei diritti e delle libertà personali ho avuto di recente – a seguito della decisione dell'Ungheria di non ratificare la convenzione di Istanbul e di introdurre nell'ordinamento una norma sul dato anagrafico immodificabile del «sesso di nascita» che ha sollevato numerose reazioni a livello internazionale, a partire dall'intervento della Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa – un colloquio con il sottosegretario di Stato ungherese per la cooperazione europea e internazionale negli affari di Giustizia, dal quale ho ricevuto assicurazioni sulla consapevolezza, da parte ungherese, degli impegni internazionali gravanti sul Paese e sulla volontà del governo di Budapest di salvaguardare i principi dello Stato di diritto.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Ivan Scalfarotto.