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Atto a cui si riferisce:
C.5/03535 (5-03535)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Martedì 28 luglio 2020
nell'allegato al bollettino in Commissione VI (Finanze)
5-03535

  Con il documento in esame gli Onorevoli interroganti, nel fare riferimento alle lettere inviate dall'Agenzia delle entrate agli operatori del commercio al minuto e attività assimilate che non risulta abbiano trasmesso i corrispettivi certificati e memorizzati con il registratore telematico o tramite l'apposita procedura online del portale «fatture e corrispettivi», chiedono di sapere se si intendano adottare iniziative per attuare una reale compliance tra fisco e contribuente proseguendo, così, nella direzione tracciata dal Governo precedente.
  Al riguardo, sentiti gli uffici competenti, si rappresenta quanto segue.
  L'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, stabilisce che a partire dal 1o luglio 2019, salvo i casi di esonero di cui al decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 10 maggio 2019, coloro che nell'anno precedente hanno realizzato un volume d'affari superiore a 400.000 euro ed effettuano operazioni di commercio al minuto e attività assimilate di cui all'articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, devono certificare i corrispettivi tramite memorizzazione e trasmissione telematica degli stessi all'Agenzia delle entrate.
  Il comma 6 dello stesso articolo 2 del decreto legislativo n. 127 stabilisce che, in caso di mancata memorizzazione o di omissione della trasmissione, ovvero nel caso di memorizzazione o trasmissione con dati incompleti o non veritieri, si applicano le sanzioni previste dagli articoli 6, comma 3, e 12, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.
  Il successivo comma 6-ter prevede che nel primo semestre di vigenza dell'obbligo di cui al comma 1, decorrente dal 1o luglio 2019 per i soggetti con volume di affari superiore a euro 400.000, le sanzioni stabilite dal comma 6 non si applicano in caso di trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri entro il mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione. Ad esempio, a un soggetto IVA con volume d'affari superiore a euro 400.000 che si sia dotato di registratore telematico anziché dal 1o luglio 2019 dal 1o gennaio 2020, per i mesi da luglio a dicembre 2019, non si applicano le sanzioni previste dal comma 6 se ha continuato a certificare le operazioni commerciali con scontrini o ricevute fiscali, tenuto il registro dei corrispettivi e, inoltre, trasmesso mensilmente (entro la fine del mese successivo a quello di riferimento) all'Agenzia delle entrate i dati cumulati dei corrispettivi giornalieri registrati, secondo le modalità tecniche definite con il provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 4 luglio 2019.
  Ciò premesso, si fa presente che l'Agenzia delle entrate, sulla base dei dati disponibili in Anagrafe Tributaria, ha effettuato un'elaborazione finalizzata a identificare i soggetti con volume d'affari superiore a euro 400.000 che hanno dichiarato di effettuare commercio al dettaglio o attività assimilate di cui all'articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, nel periodo da luglio a novembre 2019, non si sono dotati di registratore telematico ovvero non hanno utilizzato la procedura «documento commerciale online» per adempiere all'obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi e non hanno neppure trasmesso i dati dei corrispettivi giornalieri secondo le modalità di cui al citato provvedimento del 4 luglio 2019 avvalendosi delle disposizioni previste dal comma 6-ter dell'articolo 2 del decreto legislativo n. 127 del 2015.
  Ai contribuenti individuati con i criteri sopra esposti, conformemente a quanto disposto dall'articolo 1, commi 634 e seguenti, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, (legge di stabilità 2015), è stata inviata una comunicazione finalizzata a consentire loro di verificare la propria posizione rispetto all'adempimento normativamente previsto.
  In proposito si precisa che gli operatori che svolgono attività di commercio al dettaglio possono alternativamente certificare le proprie cessioni di beni e prestazioni di servizio sia emettendo fattura (elettronica se ricadono nella platea dei soggetti obbligati ai sensi dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 127 del 2015, analogica se, ad esempio, hanno adottato il regime forfettario) sia emettendo scontrini o ricevute fiscali ovvero, a decorrere dai termini previsti dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 127 del 2015, memorizzando e trasmettendo telematicamente i dati dei corrispettivi giornalieri.
  Conseguentemente, sulla base dei dati a propria disposizione, l'Agenzia delle entrate non avrebbe potuto escludere dalla selezione un operatore che svolge commercio al dettaglio che ha deciso di emettere esclusivamente fatture (elettroniche o, se esonerato, analogiche) in luogo della memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi.
  Come peraltro chiarito dall'Agenzia stessa, gli operatori che avevano ricevuto la comunicazione e ritenevano di non essere obbligati all'adempimento di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, non erano tenuti a rispondere.
  Si precisa, infine, che l'utilizzo delle comunicazioni preventive ha proprio la funzione di segnalare tempestivamente agli operatori al fine di evitare attività di controllo e successivo accertamento da parte dell'Agenzia delle entrate.
  Pertanto, nel caso specifico, come chiarito dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 6 del 10 febbraio u.s., laddove l'unica omissione riscontrabile sia stata la mancata trasmissione dei dati dei corrispettivi relativi ad operazioni effettuate nel primo semestre di vigenza dell'obbligo di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 127 del 2015, la violazione poteva essere regolarizzata, senza che fossero dovute sanzioni amministrative, procedendo alla trasmissione dei dati non oltre la scadenza del termine del 30 aprile 2020 previsto per la presentazione della dichiarazione IVA relativa al periodo d'imposta 2019.
  Successivamente al 3 marzo 2020, con decreti emergenziali (cfr. decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020) emanati a causa dell'emergenza epidemiologica, i termini degli adempimenti fiscali, compresi quelli di presentazione della dichiarazione annuale IVA, scadenti nei periodo 8 marzo – 31 maggio 2020 sono stati sospesi e posticipati al 30 giugno 2020.
  Conseguentemente, deve considerarsi sospeso e posticipato anche il termine individuato dalla risoluzione n. 6/E entro il quale regolarizzare l'obbligo di trasmissione «dei dati dei corrispettivi relativi ad operazioni effettuate nel primo semestre di vigenza dell'obbligo di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 127 del 2015,» senza applicazione delle sanzioni amministrative, purché, come già chiarito dalla citata risoluzione, l'unica omissione riscontrabile sia stata la mancata trasmissione dei dati relativi ad operazioni effettuate nel primo semestre di vigenza dell'obbligo in parola (1o luglio – 31 dicembre 2019 per i contribuenti con volume d'affari superiore a 400.000 euro) e, quindi, le operazioni sottese siano state correttamente documentate (tramite memorizzazione ed emissione di documento commerciale, ovvero ricevuta/scontrino fiscale), nonché liquidate.
  Si precisa, inoltre, che non risulta alla data odierna un ulteriore posticipo degli adempimenti in parola che, quindi, dovevano essere assolti entro il 30 giugno 2020.