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Atto a cui si riferisce:
S.4/02284 CANDURA, IWOBI, PELLEGRINI Emanuele, VESCOVI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che: il 9 ottobre 2019 la Turchia ha dato il via...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 065
all'Interrogazione 4-02284

Risposta. - Il Governo italiano segue con la massima attenzione il conflitto in corso in Siria, con particolare riferimento agli sviluppi legati all'intervento militare turco nel nordest del Paese nell'ottobre 2019. Fin dalle prime fasi della crisi, l'Italia si è attivata per condannare l'operazione militare turca "Sorgente di pace" e per esortare Ankara a ritirare le sue truppe dalla Siria. L'Italia ha operato in stretta sinergia con alleati e partner, nella convinzione che conflitti sanguinosi come quello a cui si assiste da quasi 9 anni in Siria non possano essere risolti attraverso il ricorso alle armi. Su questa convinzione si basa il nostro impegno non solo in Siria ma in tutta la regione, la cui stabilizzazione ha un valore strategico per la nostra sicurezza nazionale. In Siria l'unica soluzione duratura sostenibile è rappresentata dal processo politico credibile e inclusivo, in linea con la risoluzione n. 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Turchia è un partner strategico per l'Unione europea e un alleato fondamentale nella NATO. Tuttavia, ciò non impedisce di chiedere ad Ankara di agire in modo responsabile in un contesto regionale complesso e di esprimere dissenso verso operazioni unilaterali che rischiano di destabilizzare ulteriormente il complesso scacchiere siriano.

Alla convocazione dell'ambasciatore turco a Roma il 10 ottobre, analogamente a quanto fatto in altri Paesi europei, è seguito il 17 ottobre un colloquio telefonico con il presidente Erdogan, nel corso del quale il Presidente del Consiglio dei ministri ha ribadito con determinazione la posizione italiana. Il dossier siriano è stato successivamente oggetto di un approfondito scambio di vedute telefonico tra il ministro Di Maio e l'omologo turco Cavusoglu, pochi giorni dopo una conversazione telefonica sempre tra il presidente Conte e il presidente Erdogan a fine aprile 2020.

Al Governo turco è stato anche fatto presente che l'operazione militare rischiava di arrecare danni agli sforzi compiuti dalla coalizione internazionale contro l'Isis in questi anni, con vuoti di sicurezza che potevano pregiudicare i risultati ottenuti nell'eliminazione del Califfato. È stato quindi intensificato il dialogo con i partner della coalizione per richiamare tutti i Paesi coinvolti a mantenere alto l'impegno nella lotta al terrorismo. Alla riunione ministeriale dello small group della coalizione, svoltasi a Washington il 14 novembre, il ministro Di Maio ha annunciato l'intenzione italiana di ospitare a Napoli la prossima riunione ministeriale degli 82 Paesi e organizzazioni internazionali che compongono la coalizione globale contro l'Isil. La ministeriale, inizialmente prevista il 31 marzo 2020, sarà ricalendarizzata non appena le circostanze lo permetteranno. A inizio giugno il ministro Di Maio presiederà inoltre, insieme al segretario di Stato americano Pompeo, la prossima riunione del gruppo ristretto della coalizione.

Sul piano europeo, le attività militari della Turchia nel nordest della Siria sono state oggetto delle conclusioni del Consiglio affari esteri del 14 ottobre 2019, riprese dal successivo Consiglio europeo del 17-18 ottobre. Con queste si è voluto trasmettere un messaggio di fermezza nei confronti di Ankara, a fronte di iniziative turche intraprese in violazione del diritto internazionale e lesive degli interessi, anche securitari, della UE e dei suoi Stati membri. L'Italia ha attivamente promosso e sostenuto la decisione del Consiglio affari esteri di bloccare le esportazioni di armi in Turchia e ha sospeso di conseguenza il rilascio di nuove autorizzazioni.

L'azione di sensibilizzazione dell'Italia e della UE nei confronti di Ankara ha avuto esito positivo: la Turchia ha sospeso le operazioni militari il 17 ottobre, in seguito all'intesa tra USA e Turchia e al successivo accordo russo-turco di Sochi del 23 ottobre. L'accordo di Sochi ha previsto, tra l'altro, la creazione di una safe zone sull'area tra Tal Abyad a Ras al Ayn (con una profondità di circa 35 chilometri), l'ingresso delle forze russe e del regime siriano nelle rimanenti aree di confine per favorire l'evacuazione delle forze curde dell'YPG e pattugliamenti congiunti russo-turchi. Nonostante alcune difficoltà iniziali e alcuni sporadici scontri, le pattuglie congiunte sono state attivate con successo e il cessate il fuoco ha finora sostanzialmente retto, permettendo a molti sfollati di fare ritorno alle loro case. Si intende continuare a sensibilizzare la Turchia sulla necessità di astenersi da ulteriori operazioni militari.

È stata inoltre rimarcata la nostra decisa contrarietà a progetti di "ingegneria demografica" volti a modificare gli equilibri etnici nel nordest. È un principio cardine seguito in tutta la Siria, su cui l'Unione europea si è sempre espressa in modo chiaro e netto. Con altrettanta fermezza si continuerà a vigilare affinché l'eventuale rientro dei rifugiati in Siria possa avvenire, in linea con gli standard stabiliti dall'UNHCR, esclusivamente "su base volontaria, in piena sicurezza e in modo dignitoso".

SERENI MARINA Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale

27/05/2020