• Testo della risposta

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.4/02339 FAZZOLARI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell'interno e per gli affari europei. - Premesso che: il 4 ottobre 2019 il Ministero degli affari esteri...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 063
all'Interrogazione 4-02339

Risposta. - Il decreto interministeriale n. 1202/606 del 4 ottobre 2019 ha definito 13 Stati quali Paesi di origine considerati sicuri per richiedenti protezione internazionale. Nel rispetto dei criteri stabiliti dalla direttiva 2013/32/UE del 26 giugno 2013 ("direttiva procedure"), riprodotti nell'art. 2-bis nel decreto legislativo n. 25 del 2008, un Paese può considerarsi di origine sicura se, sulla base dell'ordinamento giuridico, dell'applicazione della legge all'interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che, in via generale e costante, i cittadini non sono soggetti ad atti di persecuzione, né a tortura o altre forme di pena o trattamento inumano o degradante, né a pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale. Secondo la normativa italiana, la designazione di un Paese di origine quale sicuro può peraltro contemplare l'eccezione di parti del territorio o di categorie di persone. Rimane inoltre salva per il richiedente la possibilità di dimostrare la sussistenza di gravi e personali motivi per cui il proprio Paese non è sicuro nel suo caso specifico.

Per tutti gli Stati inclusi nel decreto, tra cui l'Ucraina, è stata effettuata un'accurata valutazione congiunta ad opera del Ministero dell'interno (tramite la commissione nazionale per il diritto d'asilo) e di questo Ministero ai sensi dei criteri prescritti dalla normativa, assicurando altresì il rispetto dei criteri stabiliti dalle norme italiane e comunitarie pertinenti. Questo Ministero ha indicato un'eccezione territoriale ai sensi della normativa, rappresentata dalle province del Donbass (Lugansk e Donetsk), a causa del conflitto armato, e dalla Crimea, sotto controllo russo. Si tratta di territori nei quali la protezione dei diritti umani e l'esercizio delle libertà fondamentali subiscono forti restrizioni e che non possono pertanto essere ricompresi nella categoria di origine sicura.

Per quanto concerne la possibilità di dotare l'Unione europea di un elenco di Paesi di origine sicuri unico per tutti gli Stati membri, già nel settembre 2015 la Commissione europea aveva avviato un processo per definire una lista comune europea, proponendo una bozza di regolamento che includeva Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del nord, Kosovo, Montenegro, Serbia e Turchia. La procedura legislativa riguardante tale regolamento non si è tuttavia conclusa. Il Governo è in principio favorevole ad una lista comune europea di "Paesi sicuri", allo scopo di migliorare l'efficienza complessiva dei sistemi di asilo degli Stati membri.

SERENI MARINA Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale

13/05/2020