• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00487 (7-00487) «Versace, Spena, Marrocco, Bagnasco, Bond, Brambilla, Mugnai, Novelli».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00487presentato daVERSACE Giuseppinatesto diLunedì 25 maggio 2020, seduta n. 346

   La XII Commissione,

   premesso che:

    il nostro Paese, al pari di molti altri, dopo drammatiche settimane di divieti e limitazioni conseguenti alla grave pandemia legata alla diffusione del contagio da COVID-19, sta lentamente avviandosi alla ripresa delle attività produttive e della stessa vita sociale, che si sono fermate completamente in conseguenza dell'emergenza sanitaria;

    è evidente che la ripresa e il lento ritorno alla normalità dovranno avvenire nella massima sicurezza e nel rispetto di precisi protocolli e indicazioni provenienti anche dalla comunità scientifica, per evitare che il contagio del virus possa ripartire;

   le misure che il Governo sta mettendo in campo in queste settimane per cercare di sostenere le imprese, i lavoratori e le famiglie, e più in generale il tessuto sociale del Paese, vanno certamente nella giusta direzione, ma risultano nel loro complesso del tutto insufficienti sia nel quantum che nella previsione della loro durata;

   è evidente che le difficoltà delle famiglie e dei lavoratori non si esauriranno certamente con la fine dell'emergenza sanitaria, ma si protrarranno nel tempo per tutta la lunga fase del ritorno alla «normalità» e almeno fino al definitivo azzeramento delle limitazioni attualmente imposte dalla pandemia in atto;

   la «fase 2» durerà molto probabilmente fino a quando un vaccino sarà disponibile e distribuito a un numero sufficiente di persone per costruire una buona immunità collettiva. È indispensabile quindi trovare un punto di equilibrio diverso tra il rischio di aumento dei contagi e la limitazione dei diritti dei bambini;

   la ripartenza impone interventi efficaci e soprattutto duraturi nel tempo, se non si vuole correre il rischio che le famiglie con bambini, e ancor più quelle con bambini con difficoltà, siano travolte;

   la famiglia continua a rappresentare il maggiore ammortizzatore sociale e lo Stato non può permettersi di essere debole nelle sue decisioni, soprattutto in una fase come questa. Alle famiglie deve essere garantito un sostegno reale;

   gli interventi finora messi in campo dal Governo per sostenere le famiglie con figli, come congedi lavorativi e bonus baby-sitting, sono importanti ma non sono sufficienti. Alle famiglie, che necessitano di risposte anche per i lunghi mesi a venire, deve essere garantito un sostegno reale e duraturo nel tempo;

   viste le incertezze del Governo, nelle scorse settimane, pur in mancanza di un quadro normativo di riferimento e di un protocollo di sicurezza validato per educatori e bambini, diversi comuni si sono già attivati con loro progetti per non farsi trovare impreparati all'appuntamento con la fine della scuola;

   seppure con deciso ritardo, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 maggio 2020 si è provveduto a individuare la data del 15 giugno dalla quale partiranno i centri estivi per bambini e ragazzi dai tre anni in su con l'ausilio di operatori, anche se le regioni potranno eventualmente anticipare o posticipare, a seconda della situazione epidemiologica del loro territorio;

   il medesimo decreto consiglia un rapporto numerico fra operatori bambini ed adolescenti, in base all'età. Per i bambini dai 3 ai 5 anni ci sarà di un adulto ogni 5 bambini; dai 6 agli 11 anni, un adulto ogni 7 bambini; per gli adolescenti dai 12 ai 17 anni, un adulto ogni 10 adolescenti. Nel caso di bambini ed adolescenti con disabilità il rapporto sarà di un operatore per ogni bambino o adolescente;

   la realtà, ad avviso dei firmatari del presente atto, è che nei provvedimenti del Governo non vi è alcun riferimento agli asili nido e viene dimenticato del tutto il settore dei servizi all'infanzia per i bambini al di sotto dei 36 mesi;

   eppure, la maggior parte degli asili nido pubblici e privati, spesso strutture di eccellenza, con spazi verdi, sono perfettamente in grado di riprendere le attività, con piccoli gruppi di bambini, e nel pieno rispetto delle misure di sicurezza. I nidi saranno gli ultimi a ripartire, con evidente disagio e incertezze tra le famiglie e gli operatori del settore;

   i servizi educativi tra 0 e tre anni che operano sui territori, e garantiti in buona parte dai privati, hanno però bisogno di regole e tempi certi, e forme di sostegno per poter tornare a lavorare. Tempi e regole che però ancora non vengono decisi dal Governo;

   le regole per riaprire i nidi erano state individuate dal tavolo tra Ministro per le pari opportunità e la famiglia, dell'istruzione, del lavoro e delle politiche sociali e della salute con i sindaci, ma sono state respinte dal Comitato tecnico scientifico,

impegna il Governo:

   ad adottare le opportune iniziative volte definire in tempi rapidi le linee guida per utenti, educatori e operatori, garantendo quanto prima la riapertura delle strutture e dei nidi privati e pubblici per i bambini al di sotto dei 36 mesi, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza sanitaria imposte dall'emergenza sanitaria in atto;

   ad adottare iniziative per prevedere un sostegno alle strutture private che assolvono funzioni pubbliche nel gestire i servizi educativi e l'accoglienza dei bambini.
(7-00487) «Versace, Spena, Marrocco, Bagnasco, Bond, Brambilla, Mugnai, Novelli».