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Atto a cui si riferisce:
S.1/00236 premesso che: in Italia il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale rende noto, attraverso il suo portale telematico, quali sono i Paesi da considerarsi "non...



Atto Senato

Mozione 1-00236 presentata da ANDREA CANGINI
giovedì 21 maggio 2020, seduta n.220

CANGINI, AIMI, BARBONI, BATTISTONI, BERARDI, CALIENDO, CALIGIURI, DAL MAS, FERRO, GALLIANI, GALLONE, GIAMMANCO, GIRO, LONARDO, MALAN, MOLES, PAGANO, PAROLI, PEROSINO, PICHETTO FRATIN, RIZZOTTI, ROSSI, SACCONE, SCHIFANI, SERAFINI, SICLARI, STABILE, VITALI - Il Senato,

premesso che:

in Italia il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale rende noto, attraverso il suo portale telematico, quali sono i Paesi da considerarsi "non sicuri". Le notizie devono essere intese come esortazione per chi viaggia ad evitare alcune mete per motivi turistici od altri; il recente caso della giovane Silvia Romano, rapita in Kenya, liberata in Somalia e rimasta prigioniera per 18 mesi, ha riproposto la questione degli italiani che lavorano nel settore dell'aiuto allo sviluppo o umanitario per organizzazioni non governative o associazioni senza fine di lucro in Paesi considerati dalla comunità internazionale non sicuri per viaggi o permanenze, a causa della presenza di bande armate o di gruppi terroristici;

sia coloro che dirigono le strutture private ricordate che coloro che accettano di lavorare a vario titolo per esse sono infatti consapevoli che alcuni Paesi, o loro territori, risultano essere pericolosi in termini di sicurezza;

per tali motivi, per le organizzazioni e le associazioni che operano in aree non sicure è un'assunzione di responsabilità derogare alle indicazioni della Farnesina, svolgere attività in Paesi "sconsigliati", utilizzare personale qualificato;

la vicenda di Silvia Romano ha gettato un'ombra sull'intero mondo della cooperazione. Ci si è chiesti come sia stato possibile per la onlus "Africa Milele" avvalersi per un progetto in un'area del Kenya sconsigliata dal Ministero in indirizzo di una persona giovane ed inesperta in materia di cooperazione. Una giovane che si è trovata ad operare in un Paese non sicuro, senza assicurazione per malattie o infortuni ed in possesso unicamente di un visto turistico. Un'associazione che non ha nemmeno provveduto a dare comunicazione al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale della presenza in Kenya di una propria operatrice;

la vicenda, non la prima, sollecita con urgenza una riflessione da parte dei Comuni, delle Regioni, del Parlamento e del Governo sulla professionalità, qualità e serietà delle organizzazioni ed associazioni private che si occupano di cooperazione decentrata con interventi di aiuto allo sviluppo o di sostegno di carattere umanitario. Molte di queste hanno rapporti stretti con le amministrazioni pubbliche attraverso contributi o l'organizzatore di eventi e manifestazioni;

l'esperienza, per chi si occupa di cooperazione, è fondamentale, in quanto permette alla persona di operare non solamente con buona volontà, ma anche con professionalità, e la rende, al contempo, in grado di valutare l'ambiente circostante, le situazioni, prevedendo, anticipando ed evitando possibili criticità. Le modalità d'azione di organizzazioni come "Africa Milele" danneggiano l'immagine dell'associazionismo, mettono a repentaglio la vita dei volontari, espongono lo Stato italiano a gravi ripercussioni economiche, politiche, diplomatiche e militari; si rende quindi necessario che lo Stato dissuada singoli cittadini, onlus e ONG dal recarsi in Paesi, o loro territori, classificati ad alto rischio e non sicuri, a motivo della presenza di gruppi terroristici, o radicali, che utilizzano il rapimento e il pagamento di un riscatto quale fonte di finanziamento,

impegna il Governo:

1) a proporre che sia disciplinato con legge:

a) l'obbligo di comunicazione al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale:

- da parte delle organizzazioni non governative e delle associazioni od organizzazioni senza finalità di lucro, del personale con cittadinanza italiana da loro impiegato all'estero in Paesi, o loro territori, ritenuti non sicuri;

- da parte del singolo viaggiatore che intende recarsi in Paesi, o loro territori, ritenuti non sicuri, specificando il motivo del viaggio;

b) che al singolo viaggiatore che si è recato in un Paese, o sui territori, considerati ad alto rischio e non sicuri, siano addebitate le spese che lo Stato italiano deve sostenere per assicurargli il rientro in Italia in sicurezza;

c) che alle onlus o alle ONG siano addebitate le spese che lo Stato italiano deve sostenere per assicurare il rientro in Italia in sicurezza della persona da loro impiegata in Paesi, o loro territori, classificati ad alto rischio e non sicuri.

(1-00236)