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Atto a cui si riferisce:
C.4/03789 (4-03789)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Venerdì 15 maggio 2020
nell'allegato B della seduta n. 341
4-03789
presentata da
VARCHI Maria Carolina

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame gli interroganti, nel fare riferimento all'elevata percentuale di detenuti stranieri all'interno delle carceri italiane, dato questo che incide in maniera significativa sul sovraffollamento e sui disagi che ne derivano nonché sui rischi legati al proselitismo e alla radicalizzazione jihadista, richiamando l'approvazione, il 24 ottobre 2018, da parte della Camera dei deputati, della risoluzione n. 8-00002 che impegnava il Governo ad avviare e proseguire percorsi volti a sottoscrivere trattati e/o accordi bilaterali con il Marocco, l'Albania, la Tunisia e la Nigeria, nonché con ulteriori Stati per agevolare e semplificare il trasferimento dei detenuti ai fini dell'esecuzione penale nello Stato di provenienza, chiedono di sapere se e quali iniziative il Governo abbia intrapreso o intenda intraprendere al fine di dar seguito a quanto indicato nella suddetta risoluzione e quali siano i dati ufficiali relativi al numero di detenuti stranieri trasferiti nei Paesi d'origine per l'esecuzione della pena.
  Va innanzitutto premesso, in termini generali, che l'elevato flusso migratorio, registrato nel corso degli anni, ha determinato una considerevole presenza di detenuti stranieri nei penitenziari italiani.
  Al 10 ottobre del 2019, su 60.924 detenuti presenti, i soggetti di nazionalità straniera si attestano a 20.217, rappresentando, pertanto, il 33 per cento della popolazione detenuta.
  Molti di essi provengono dai paesi del continente africano e dall'Albania.
  Posto che il sovraffollamento è oggetto della prioritaria attenzione di questo Ministero, tra le coordinate operative che si perseguono nel fronteggiare in maniera incisiva il problema, figura senz'altro il forte impegno sul piano della cooperazione giudiziaria per far sì che i detenuti stranieri proseguano l'espiazione nel loro paese d'origine.
  A riprova di quanto si sostiene, va ricordato che l'8 novembre del 2018 è stato firmato a Roma con la Nigeria l'Accordo sul trasferimento delle persone condannate, unitamente agli accordi sull'estradizione e l'assistenza giudiziaria penale e che l'11 luglio 2019 il Senato ha approvato il relativo disegno di legge di ratifica ed esecuzione.
  Il Ministero si propone altresì di incrementare ulteriormente i contatti operativi con l'Albania, diretti al superamento di alcuni fattori ostativi alla velocizzazione delle assai numerose procedure di trasferimento dei detenuti incardinate con tale Paese, rispetto a cui va comunque rimarcata l'attuale vigenza dell'accordo aggiuntivo alla convenzione del 21 marzo 1983 sul trasferimento delle persone condannate.
  Per quanto riguarda gli altri due stati menzionati dagli interroganti, va ricordato che la convenzione sul trasferimento delle persone condannate con il Marocco è stata già firmata a Rabat il 1° aprile 2014 e ratificata dall'Italia con legge 28 febbraio 2016, n. 152, ma il Marocco non ha proceduto alla ratifica, mentre permane la riluttanza della Tunisia ad intavolare negoziati sulla base di una precisa e ferma scelta politica.
  L'11 giugno 2019 il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione del Trattato sul trasferimento delle persone condannate firmato con la Colombia il 16 dicembre 2016, unitamente ai trattati sull'estradizione e l'assistenza giudiziaria penale.
  Sono in corso i negoziati con gli Emirati Arabi Uniti e con capo Verde per la conclusione di un trattato sul trasferimento dei detenuti.
  Sta anche proseguendo il trattato con le Filippine ed il Gambia, mentre lo scorso 14 aprile è stato firmato a Roma l'accordo con il Kosovo sul trasferimento delle persone condannate.
  Sono stati inoltre parafati i seguenti trattati:

   in data 19 giugno 2019, il Trattato sul trasferimento delle persone condannate con la Libia, nel quale è previsto il trasferimento senza il consenso del detenuto nel caso in cui lo stesso detenuto sia destinatario di un provvedimento di espulsione;

   in data 4 luglio 2019 il Trattato sul trasferimento delle persone condannate, con il Mali nel quale è previsto il trasferimento senza il consenso del detenuto nel caso in cui lo stesso detenuto sia destinatario di un provvedimento di espulsione;

   in data 28 febbraio 2019 il Trattato sul trasferimento delle persone condannate con il Niger nel quale è previsto il trasferimento senza il consenso del detenuto nel caso in cui lo stesso detenuto sia destinatario di un provvedimento di espulsione;

   in data 26 luglio 2019 il Trattato sul trasferimento delle persone condannate con il Paraguay nel quale è previsto il trasferimento senza il consenso del detenuto nel caso in cui lo stesso detenuto sia destinatario di un provvedimento di espulsione;

   in data 12 luglio 2018 è stato parafato il Trattato sul trasferimento delle persone condannate con l'Uruguay.

  Lo scorso 1° luglio si è positivamente svolto a Roma il negoziato con Taiwan per la conclusione di un trattato sul trasferimento dei detenuti, così come dei trattati sull'estradizione e l'assistenza giudiziaria, mentre dal 3 al 7 giugno 2019 si è svolto con il Vietnam un primo round negoziale, conclusosi con la parafatura dei trattati di estradizione e assistenza giudiziaria.
  Oltre alla cooperazione giudiziaria, questo Dicastero si propone di valorizzare quanto più possibile l'istituto dell'espulsione dei detenuti stranieri ex articolo 16 del decreto legislativo n. 286 del 1998 (Testo unico immigrazione).
  A tal fine, è stato di recente istituito un tavolo tecnico fra il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ed il Dipartimento per gli affari di giustizia con l'obiettivo di stimolare l'adozione e l'esecuzione di provvedimenti di espulsione dei detenuti stranieri verso i paesi d'origine, velocizzandone le procedure di identificazione all'atto dell'ingresso in carcere attraverso lo sviluppo di una sinergia virtuosa con gli uffici immigrazione delle questure, da un lato, ed i tribunali di Sorveglianza, dall'altro, ciascuno per i profili di rispettiva competenza.
  In particolare, gli obiettivi a cui mira il suddetto gruppo di lavoro sono:

   la velocizzazione della fase istruttoria del procedimento di espulsione, fra l'altro sollecitando le procedure di identificazione degli stessi ad opera degli uffici stranieri presso le locali questure;

   l'incremento del numero dei fascicoli da inviare alla magistratura di sorveglianza che, per quanto di esclusiva competenza ed ai sensi del decreto legislativo n. 286 del 1998, provvederà alla definizione degli stessi;

   l'espletamento di una funzione propulsiva con riferimento alla fase esecutiva sia dei decreti già emessi dalla magistratura di sorveglianza sia di quelli di futura emissione, sensibilizzando le articolazioni territoriali competenti del Ministero dell'interno.

  Con particolare riguardo alle competenze legate all'esecuzione dei provvedimenti di estradizione, mandati di arresto europeo, trasferimenti ai sensi dell'accordo quadro n. 2008/909/GAI del Consiglio dell'Unione europea, espulsioni, convenzione di Strasburgo, accordi bilaterali Italia-Albania, Italia-Romania, questo Ministero, per il tramite del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, collabora con il servizio per la cooperazione internazionale di polizia – Interpol, attenendosi, nell'esecuzione dei trasferimenti, alle determinazioni delle Autorità che hanno emesso il provvedimento.
  Nel corso dell'anno 2019 sono stati disposti 461 trasferimenti di soggetti dall'Italia verso altri Stati (estradizioni n. 78, M.a.e. n. 260, Convenzione di Strasburgo n. 4, decisione quadro 2008/909/GAI n. 119) e 468 trasferimenti di soggetti che vengono consegnati allo Stato italiano (88 estradizioni, 344 mandati di arresto europeo, 3 ai sensi della Convenzione di Strasburgo e 33 ai sensi della decisione quadro 2008/909/GAI).
  Con specifico riferimento al rischio di radicalizzazione, va dato atto della costante osservazione penitenziaria sul fenomeno, attuata con lo stretto coinvolgimento del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria che, ricevuta la segnalazione dall'istituto penitenziario di un presunto processo di radicalizzazione in corso, effettua una vera e propria attività di profilatura.
  In particolare, tale attività consiste nel condurre una serie di accertamenti volti ad acquisire elementi di valutazione finalizzati ad assegnare un profilo di analisi che si sviluppa su tre diversi livelli che prevedono, tra le altre cose, un'intensificazione della vigilanza, della sorveglianza e dell'attività di osservazione e monitoraggio.
  Le risultanze di tali attività di osservazione danno vita ad una virtuosa circolarità di informazioni, in quanto esse vengono condivise con vari soggetti istituzionali, tra cui con il comitato di analisi strategica antiterrorismo e la direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, nonché con l'autorità giudiziaria, qualora ci siano fatti di interesse investigativo e/o giudiziario.
  I soggetti attualmente sottoposti a specifico monitoraggio sono, all'11 ottobre 2019, complessivamente 451 a cui si aggiungono ulteriori 205 detenuti che, dal 1° gennaio 2019 a oggi, sono stati sottoposti a profilo ma sono stati dimessi dagli istituti di pena. Dall'inizio del 2019, il nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria ha eseguito accertamenti nei confronti di 225 detenuti segnalati dalle sedi periferiche per rischio di radicalizzazione violenta, sebbene si reputa opportuno rilevare che gli episodi relazionati non sempre erano collegati al fenomeno del rischio radicalizzazione violenta e proselitismo.
  Per quanto di interesse, dal mese di gennaio al mese di ottobre 2019, 58 detenuti profilati sono stati espulsi dal territorio nazionale.
Il Ministro della giustizia: Alfonso Bonafede.