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Atto a cui si riferisce:
C.4/03916 (4-03916)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Venerdì 15 maggio 2020
nell'allegato B della seduta n. 341
4-03916
presentata da
CECCHETTI Fabrizio

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame gli interroganti, nel fare riferimento agli esiti di una perquisizione effettuata il 22 ottobre scorso presso il carcere di Bollate, in esito alla quale vennero rinvenuti coltelli, lame e cellulari, ponendo in particolare la questione relativa all'illecito ingresso e utilizzo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica all'interno delle strutture detentive, chiede di sapere se il Ministro della giustizia non reputi necessaria ed indifferibile l'adozione di concrete iniziative a tutela della sicurezza della polizia penitenziaria, nonché interventi anche di carattere normativo per contrastare il fenomeno del possesso di materiale illecito, ed in particolare di telefonini da parte della popolazione detenuta.
  L'emergente ed allarmante fenomeno dell'ingresso illecito, all'interno delle strutture penitenziarie, di micro-cellulari che consentono ai detenuti di comunicare indebitamente con l'esterno è alla costante attenzione di questo Ministero, che sta mettendo in campo ogni utile iniziativa a fronteggiarlo incisivamente.
  A tal fine, sono stati da poco distribuiti 40 jammer, mentre 40 metal detector, 90 apparecchiature a raggi x e 65 rilevatori portatili di cellulari, tutti recentemente acquistati, sono in corso di installazione ed altri 200 rilevatori sono in fase di acquisto.
  Il provveditorato per la Lombardia ha attualmente a disposizione 3 inibitori, ed è in programma, entro la fine del corrente mese di dicembre, la dotazione di altri rilevatori, in particolare di 23 rilevatori manuali e di 8 cell detector.
  È inoltre allo studio l'impiego delle nuove tecnologie dei sistemi radar di derivazione militare nella progettazione e nel finanziamento di impianti perimetrali esterni ed impianti interni di videosorveglianza ed allarme.
  L'innalzamento del livello di sicurezza negli istituti penitenziari a favore di chi vi lavora quotidianamente, oltre che dei detenuti stessi, costituisce uno degli obiettivi prioritari di questo Dicastero.
  In punto di diritto occorre innanzitutto precisare che gli operatori penitenziari già godono dello stringente sistema di tutela apprestato, in via generale, in favore dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio rispetto a condotte criminose di cui siano vittime nell'atto o a causa dello svolgimento del servizio.
  Ed invero, oltre all'aggravante a effetto comune, prevista dall'articolo 61 n. 10 codice penale, che comporta l'aumento fino a un terzo della pena per qualunque reato commesso in loro danno, con specifico riferimento a condotte di aggressione fisica, trova applicazione l'aggravante a effetto speciale di cui all'articolo 576, comma 1, n. 5-bis codice penale che determina l'ergastolo, in caso di omicidio, e l'aumento della pena da un terzo alla metà, in caso di lesioni.
  Per quanto qui rileva, va altresì rimarcato che con cosiddetto decreto sicurezza bis (decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 2019, n. 77), al fine di innalzare ulteriormente il livello di tutela penale per gli operatori di pubblica sicurezza, è stata esclusa l'applicabilità dell'esimente della particolare tenuità prevista dall'articolo 131-bis del codice penale proprio rispetto ai reati di violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale (articoli 336, 337, 341-bis codice penale).
  L'attuale assetto ordinamentale, per altro, già fornisce una copertura normativa di tipo penale anche rispetto a condotte di introduzione illecita di cellulari o comunque di dispositivi elettronici di comunicazione attraverso l'articolo 391-bis codice penale, che sanziona con la reclusione da uno a quattro anni chiunque consente a un detenuto in regime di 41-bis di comunicare con altri in elusione delle prescrizioni a cui è tenuto, pena elevata in caso la condotta sia commessa da un pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio o un avvocato.
  Resta ferma, in ogni caso, l'apertura di questo Ministero alla valutazione di ogni altra ipotetica prospettiva di ulteriore rafforzamento della tutela degli operatori penitenziari e potenziamento delle condizioni generali di sicurezza in contesto detentivo, oltre che sul versante normativo, anche su quello organizzativo e strumentale.
  Proprio in questa direzione, del resto, lo scorso mese di aprile è stato istituito un gruppo di lavoro, composto da operatori penitenziari esperti nel settore, con il compito di individuare nuovi modelli organizzativi finalizzati a una migliore gestione degli eventi critici in ambito penitenziario.
  Gli esiti dei lavori sono attualmente oggetto di un'approfondita attività di analisi funzionale all'adozione di soluzioni utili ad incrementare il livello di sicurezza nelle carceri.
  Tale obiettivo viene perseguito anche riservando particolare attenzione agli strumenti a disposizione del personale di polizia penitenziaria.
  A tal fine sono state avviate attività per la dotazione di innovativi equipaggiamenti atti al contenimento senza pregiudizio per l'operatore penitenziario, come prodotti antitaglio e nuovi giubbotti antiproiettile, ed è attualmente allo studio l'adozione, per l'anno venturo, di altri presidi di sicurezza, come prodotti paracolpi, scudi curvi e maschere facciali.
  
Il Ministro della giustizia: Alfonso Bonafede.