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Atto a cui si riferisce:
C.4/04136 (4-04136)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Venerdì 15 maggio 2020
nell'allegato B della seduta n. 341
4-04136
presentata da
GIACHETTI Roberto

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame l'interrogante, nel fare riferimento ad un articolo a firma di Rita Bernardini pubblicato il 29 ottobre 2019 a pagina 12 del quotidiano Il Dubbio in cui vengono sollevati dubbi sulla compatibilità dello stato di detenzione di Tomaselli Antonio rispetto alle sue gravi condizioni di salute, ed in particolare ad un tumore inoperabile diagnosticato poco prima di essere attinto dalla misura cautelare per la quale è attualmente ristretto, evidenziando anche la sua breve aspettativa di vita e la condanna massima a cui egli potrebbe andare incontro, non superiore ai dieci anni, chiede di sapere se il Ministro della giustizia sia a conoscenza dei fatti in premessa e se, anche alla luce di quanto previsto dall'articolo 1 del decreto legislativo n. 230 del 1999, le cure e le terapie ricevute dal Tomaselli presso il carcere di Milano «Opera», ove è ristretto, rispondano ai protocolli sanitari.
  Va preliminarmente evidenziato che, alla luce degli elementi informativi forniti dall'autorità giudiziaria competente, Tomaselli Antonio risulterebbe essere un pregiudicato esponente di rango apicale della consorteria criminale denominata «Santapaola Ercolano», rispetto a cui, nel periodo ricompreso tra l'ottobre 2016 ed il novembre 2017, egli avrebbe agito in veste di «reggente operativo».
  In considerazione della sua asserita posizione apicale e del profondo grado di compenetrazione nelle dinamiche della criminalità organizzata del territorio, per altro radicate nel tempo, sono state ravvisate a suo carico eccezionali esigenze cautelari poste alla base del provvedimento restrittivo.
  È opportuno rimarcare che, contrariamente a quanto osservato dall'interrogante, fatti salvi i temperamenti di legge ex articolo 78 del codice penale, in relazione ai titoli di reato per i quali si trova attualmente detenuto, il Tomaselli potrebbe andare incontro ad una pena massima di 38 anni di reclusione aumentabile sino al triplo, alla luce della cornice normativa di riferimento (articoli 416-bis, commi 3 e 6, del codice penale, 12-quinquies del decreto-legge n. 306 del 1992, convertito in legge n. 356 del 1992, 416-bis, comma 1, del codice penale, già articolo 7 del decreto-legge n. 152 del 1991 convertito in legge n. 203 del 1991).
  Per quanto attiene al profilo sanitario, gli elementi informativi offerti dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e dall'autorità giudiziaria competente, convergono univocamente nel delineare un quadro di compatibilità delle condizioni di salute del Tomaselli rispetto allo stato di detenzione.
  Premesso, in termini generali, che la struttura penitenziaria è tenuta ad assicurare a ogni detenuto non più dello stesso livello di cure che avrebbero potuto essere praticabili all'esterno, va chiarito che il Tomaselli, già in epoca antecedente alla detenzione, seguiva un trattamento farmacologico che non è stato giammai sospeso dopo l'inizio della carcerazione.
  Proprio al fine di garantire al Tomaselli il miglior livello possibile di cure, sulla scorta delle conclusioni dei consulenti all'uopo nominati, il tribunale ha individuato un protocollo medico da seguire e che prevede, oltre alla fornitura del medicinale, rivalutazioni periodiche, la programmazione tempestiva di follow-up strumentale e la possibilità di accedere al centro di alta specializzazione più vicino per tutti gli accertamenti clinici e strumentali necessari.
  Accertati sia la costante somministrazione del farmaco, sia l'adeguato monitoraggio clinico da parte dei periti, l'autorità giudiziaria, sulla base di tali evidenze, ha concluso per la compatibilità delle condizioni di salute rispetto al regime detentivo.
  Allo stesso modo va chiarito che è emerso il costante rispetto del protocollo medico indicato in perizia, ad eccezione di discostamenti marginalissimi avvenuti, comunque, sotto il controllo e su indicazione degli specialisti oncologici che hanno in cura il detenuto.
  Anche dalle notizie acquisite sia dal dirigente medico dell'unità operativa sanità penitenziaria della regione Lombardia, sia dal coordinatore sanitario della casa di reclusione di Milano «Opera», si evince che il detenuto è stato ed è sottoposto agli accertamenti diagnostici e alle terapie necessarie, con la supervisione costante dell'Unità operativa di oncologia dell'ospedale universitario San Paolo di Milano.
  Risulta, altresì, che i sanitari del suddetto reparto oncologico abbiano concordato con il medico di fiducia del paziente, specialista oncologo catanese, l'opportuna gestione clinica e strumentale, un programma di follow-up condiviso e le prospettive terapeutiche future.
  Le cure mediche somministrate al paziente hanno portato, ad oggi, al raggiungimento di un quadro clinico non mutato e stazionario, indicativo di una fase di stabilità clinica.
  Analoga conclusione è stata confermata per iscritto, in data 3 dicembre 2019, dal dirigente medico dell'unità operativa sanità penitenziaria della regione Lombardia che, valutata la documentazione clinica e la relazione sanitaria redatta dal coordinatore sanitario del carcere di «Opera», ha dichiarato che il detenuto in questione è seguito adeguatamente e che la malattia neoplastica è attualmente stabile e controllata regolarmente presso l'oncologia dell'ospedale San Paolo di Milano.
Il Ministro della giustizia: Alfonso Bonafede.