• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/01576 BERNINI, MALAN, BATTISTONI, CALIGIURI, LONARDO, MANGIALAVORI, SERAFINI, GALLIANI, GIAMMANCO, MALLEGNI, MOLES, RIZZOTTI, RONZULLI, PICHETTO FRATIN, VITALI - Al Ministro delle politiche...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01576 presentata da ANNA MARIA BERNINI
martedì 12 maggio 2020, seduta n.216

BERNINI, MALAN, BATTISTONI, CALIGIURI, LONARDO, MANGIALAVORI, SERAFINI, GALLIANI, GIAMMANCO, MALLEGNI, MOLES, RIZZOTTI, RONZULLI, PICHETTO FRATIN, VITALI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

il Governo non sembra essere in grado di mettere in campo misure idonee per fronteggiare la crisi derivante dal COVID-19;

a causa delle profonde divisioni all'interno della maggioranza, il decreto "fu aprile" ora "decreto rilancio" già dalle prime indiscrezioni sta generando aspre critiche da tutti i comparti produttivi del Paese;

la forte tensione che alberga nella maggioranza di Governo si è recentemente acuita a causa della sorprendente proposta del Ministro in indirizzo di regolarizzare oltre 600.000 stranieri irregolari per sopperire alla mancanza di manodopera in agricoltura;

il Ministro ha inoltre minacciato le dimissioni in caso di mancata approvazione della sanatoria, mentre nessuno nella compagine di Governo ha minacciato le dimissioni a difesa di cassaintegrati, commercianti, autonomi che a distanza di mesi aspettano il sostegno dello Stato;

sebbene, stando a quanto si apprende quotidianamente e a quanto riportato dalla stampa nelle ultime settimane, l'inserimento nel decreto delle citate disposizioni sia motivato con la "necessità di garantire adeguati livelli di tutela della salute individuale e collettiva, in conseguenza dell'eccezionale emergenza sanitaria connessa alla diffusione del contagio da COVID-19", in realtà appare come un tentativo di sanatoria dei numerosi stranieri privi di permesso di soggiorno, attualmente presenti sul territorio italiano;

la disposizione dovrebbe riguardare ben 600.000 stranieri tra braccianti, colf e badanti, una quota ben più consistente dei 200.000 lavoratori di cui necessita il comparto agricolo;

il Paese è alle prese con la difficile lotta contro il virus e, a causa di esso, sta subendo una contrazione economica di enormi proporzioni che alimenta il già elevatissimo tasso di disoccupazione: farsi carico di persone che chiedono lavoro ed esistenza dignitosa con il rischio di non riuscire ad assicurarla né a loro né ai nostri connazionali appare ancora più demagogico ed irresponsabile;

occorre ricordare che vi sono soggetti dotati di un rapporto contrattuale con lo Stato, quali i cosiddetti navigator e i percettori di reddito di cittadinanza che, a causa della chiusura dei centri pubblici per l'impiego dovuta all'emergenza sanitaria, e della norma contenuta nel decreto-legge n. 18 del 2020 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020), detto "decreto cura Italia", che esonera i beneficiari del reddito di cittadinanza dall'obbligo di accettare alcuna offerta di lavoro loro inviata, salvo che non si tratti di offerte di lavoro congrue nell'ambito del Comune di appartenenza, potrebbero ora per il bene comune rendersi disponibili a svolgere su base volontaria prestazioni lavorative nei settori di necessità;

in una fase emergenziale qual è quella attuale, è ancora più forte l'esigenza di prevedere nel nostro Paese un approccio diverso al problema, in grado, da un lato, di monitorare efficacemente il fenomeno migratorio in tutti i suoi numerosi aspetti economici e sociali, dall'altro, di fornire risposte coerenti al problema della disoccupazione, in particolare per il settore agricolo, che, nel solo mese di marzo ha già perso 500.000 giornate di lavoro, rispetto allo scorso anno, pari al 10 per cento del totale,

si chiede di sapere:

per quale motivo, vista l'urgente richiesta di forza lavoro da parte delle imprese agricole, non si possa procedere all'immediato utilizzo di soggetti percettori del reddito di cittadinanza e dei cosiddetti navigator vista l'attuale impossibilità di svolgere le funzioni loro assegnate;

per quale motivo il Ministro in indirizzo non intenda adoperarsi affinché venga ripristinato lo strumento del voucher in agricoltura, che garantirebbe la continuità della produzione della filiera agroalimentare, offrirebbe strumenti d'integrazione al reddito, ad esempio a cassaintegrati, pensionati e studenti, ed eviterebbe il diffuso fenomeno del lavoro irregolare;

per quale motivo si voglia procedere alla regolarizzazione di circa 600.000 immigrati, a fronte di una richiesta da parte delle organizzazioni agricole di circa 200.000 persone, di fatto sanando le posizioni di circa 400.000 stranieri in più;

se non intenda adoperarsi affinché si agevoli il rientro di manodopera che già ha lavorato nel nostro Paese e che è specializzata nel comparto agricolo, attraverso l'apertura dei "corridoi verdi".

(3-01576)