• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/01557 TESTOR, MALAN, GALLIANI, SERAFINI, MODENA, BARBONI, MASINI, ALDERISI, TOFFANIN, PICHETTO FRATIN, LONARDO, PEROSINO, CESARO, FERRO, CANGINI, PAGANO, GALLONE, MALLEGNI, BINETTI, GASPARRI,...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01557 presentata da ELENA TESTOR
mercoledì 6 maggio 2020, seduta n.214

TESTOR, MALAN, GALLIANI, SERAFINI, MODENA, BARBONI, MASINI, ALDERISI, TOFFANIN, PICHETTO FRATIN, LONARDO, PEROSINO, CESARO, FERRO, CANGINI, PAGANO, GALLONE, MALLEGNI, BINETTI, GASPARRI, FLORIS - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico. - Premesso che:

il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, all'articolo 42, recante disposizioni in materia di prestazioni dell'INAIL, al comma 2 ha confermato, per le infezioni da virus Sars-Cov-2, noto anche come COVID-19, contratte in occasione di lavoro, che trova applicazione il principio generale in base al quale le malattie infettive contratte in circostanze lavorative, ad esclusione di quelle inquadrate come malattie professionali, sono considerate infortuni sul lavoro ai fini della relativa certificazione obbligatoria;

stabilisce, inoltre, che nei casi accertati di infezione da coronavirus in occasione di lavoro il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all'INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la tutela dell'infortunato;

la disposizione è oggetto della circolare INAIL n. 13 del 3 aprile 2020 nella quale si precisa che "secondo l'indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie, l'INAIL tutela tali affezioni morbose, inquadrandole sotto l'aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro: in questi casi, infatti, la causa virulenta è equiparata a quella violenta. In tale ambito delle affezioni morbose, inquadrate come infortuni sul lavoro, sono ricondotti anche i casi di infezione da nuovo coronavirus occorsi a qualsiasi soggetto assicurato dall'Istituto. (...) Sono destinatari di tale tutela, quindi, i lavoratori dipendenti e assimilati, in presenza dei requisiti soggettivi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nonché gli altri soggetti previsti dal decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 (lavoratori parasubordinati, sportivi professionisti dipendenti e lavoratori appartenenti all'area dirigenziale) e dalle altre norme speciali in tema di obbligo e tutela assicurativa INAIL";

a seguito dell'emanazione, il 30 aprile 2020, di una circolare del presidente dell'INAIL con la quale, sulla base delle disposizioni citate, è stabilito ufficialmente che il COVID-19 contratto sul luogo di lavoro non è classificabile come malattia professionale ma come "infortunio sul lavoro", alcune aziende del settore manifatturiero hanno manifestato forte preoccupazione per la responsabilità oggettiva, penalmente rilevante, che grava sugli imprenditori e sui datori di lavoro che, pur attenti all'applicazione rigida dei protocolli di sicurezza per garantire le condizioni di salute ai propri dipendenti, evidenziano le scarse possibilità di controllo sul contagio;

giova evidenziare, infatti, che il contesto pandemico nel quale il contagio da COVID-19 si colloca rende praticamente impossibile stabilire con certezza se la malattia sia stata contratta nell'ambiente lavorativo o sociale o familiare e che tale difficoltà di individuazione è aggravata dalla dimensione della diffusione del contagio;

da notizie giunte agli interroganti risulta che, per i motivi esposti, molte aziende hanno ritenuto che non vi siano le condizioni per riavviare l'attività lavorativa, ciò compromettendo ancor di più la sopravvivenza di molte di loro già fortemente penalizzate dalla diffusione dell'epidemia,

si chiede di sapere se e quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, intendano assumere per rivedere le disposizioni citate.

(3-01557)