• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/03230 PIRRO, MATRISCIANO, AIROLA, CASTELLONE, ENDRIZZI, FERRARA, ABATE, D'ANGELO, BOTTO, GAUDIANO, LA MURA, LEONE, NOCERINO, ACCOTO, PAVANELLI, VANIN, DONNO, CORRADO, L'ABBATE, PRESUTTO,...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03230 presentata da ELISA PIRRO
martedì 28 aprile 2020, seduta n.210

PIRRO, MATRISCIANO, AIROLA, CASTELLONE, ENDRIZZI, FERRARA, ABATE, D'ANGELO, BOTTO, GAUDIANO, LA MURA, LEONE, NOCERINO, ACCOTO, PAVANELLI, VANIN, DONNO, CORRADO, L'ABBATE, PRESUTTO, RICCIARDI, LANNUTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

le RSA (residenze sanitarie assistenziali) sono strutture accreditate dal Servizio sanitario regionale, la cui titolarità è in capo all'Assessorato alla Sanità e sono preposte alla cura di persone non autosufficienti e spesso con pluri-patologie croniche;

in circa mille delle RSA italiane ci sono stati 2.724 decessi, dovuti al COVID-19 (364) oppure a sintomi simil-influenzali (2.360), che fanno comunque pensare al Coronavirus, anche se non è stato effettuato il tampone. In tutto le morti degli ospiti di queste strutture, anziani non autosufficienti, sono state 6.773, quindi quelle che sono o che potrebbero essere legate alla pandemia rappresentano il 40 per cento ("la Repubblica", del 17 aprile 2020);

in Piemonte, nei primi tre mesi del 2020, si sono avuti 407 morti in più rispetto all'anno scorso. "Di questi 407 solo 252 sono ufficialmente deceduti per Covid (…) ma i dati sono incompleti. Arrivano solo al 31 marzo mentre la gran parte dei decessi per il virus nelle RSA si è verificato ad aprile. In ogni caso 407 su 29.000 ospiti delle case di riposo sono l'1,4 per cento" ("la Repubblica", del 16 aprile 2020);

per i troppi morti e infettati da COVID-19 nelle case di riposo sono state avviate in tutta Italia indagini per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo. Un altro filone dell'inchiesta riguarda la penuria di dispositivi di protezione individuale (DPI) di cui tutte le strutture hanno sofferto nei momenti più difficili della pandemia;

considerato che:

le RSA si distinguono sia dagli ospedali, in quanto i medici presenti nella struttura sono quelli di famiglia e le prestazioni sono solo di natura assistenziale, sia dalle case di cura destinate agli anziani almeno parzialmente sufficienti. In Piemonte, secondo quanto sostenuto da Roberto Venesia, segretario della Federazione italiana medici di medicina generale, la situazione è aggravata dalla circostanza che "Solo il 10 per cento delle RSA ha un medico strutturato, nelle altre c'è una presenza dei medici solo occasionale. Se un paziente, che a casa era coperto da un'assistenza domiciliare programmata, finisce in RSA non può continuare a usufruirne perché questo servizio è impedito in Piemonte dal 2015" ("il manifesto", dell'11 aprile 2020);

in controtendenza agli aggiornamenti ministeriali che vietavano l'ingresso nelle RSA a soggetti contagiati e quindi possibili diffusori del virus, la Giunta regionale piemontese, per decongestionare gli ospedali, con le DGR nn. 12-1124 del 13 marzo 2020 e 14-1150 del 20 marzo 2020, ha disposto che le ASL avrebbero potuto reperire, nelle RSA autorizzate ex art. 8-ter del decreto legislativo n. 502 del 1992, i posti letto dedicati a pazienti COVID-19 positivi e ne ha disciplinato le modalità di attivazione. Un dirigente di una RSA piemontese rivela di essere stato subissato di richieste continue da parte dell'ASL per far trasferire nella sua struttura malati COVID "in fase di negativizzazione". L'ASL, in tempi normali, è l'ente che contribuisce alla cosiddetta "saturazione del posto letto", cosa di non poca importanza per i conti di una RSA ("il Fatto Quotidiano", del 17 aprile 2020);

l'assenza di una strategia preventiva è in cima alla lista delle falle nella gestione dell'epidemia in Piemonte. Secondo gli interroganti si tratta di pressapochismo e di clamorosi errori di organizzazione: le RSA infatti non sono, né strutturalmente, né finalisticamente funzionali a gestire situazioni così delicate come la compresenza, sia pure in settori separati e dedicati, di malati anziani portatori di malattia ancora così poco conosciuta e contagiosa. Inoltre, quando l'azienda sanitaria non è in condizione di erogare direttamente le prestazioni socio-sanitarie residenziali di livello essenziale delle quali è, in ogni caso pienamente responsabile, non può delegarne l'organizzazione, ma deve esercitare i propri poteri di intervento (specie in merito ai criteri gestionali generali) nei confronti dei soggetti chiamati ad espletare i servizi in qualità di organi indiretti delle amministrazioni;

una settimana prima della delibera regionale, il COVID-19 aveva varcato le soglie delle RSA. "Poco dopo è iniziata la processione dei carri funebri nei comuni dell'interland torinese: 25 morti a Grugliasco, 15 a Brusasco, 22 a Trofarello, 41 in una struttura di Vercelli, dove la metà degli ospiti era risultata positiva ai tamponi" ("La Stampa", del 10 aprile 2020);

a parere degli interroganti altro fatto inaccettabile, che dimostra come la Regione abbia perso il controllo della situazione, è la cancellazione delle e-mail inviate dai medici di base alle ASL e contenenti i nomi dei pazienti COVID-19. "Quando il sindacato dei medici di famiglia ha denunciato l'accaduto è partita la rappresaglia leghista" ("la Repubblica", del 16 aprile 2020);

nelle RSA piemontesi la morte dovuta al virus è tre volte superiore a quella media regionale (che è dello 0,5 per cento). Ma quando si parla della Lombardia, la stima non raddoppia, triplica. E così nelle province di Milano e Lodi, dove vivono 3 milioni e mezzo di persone e ci sono 155 residenze per anziani, si sono avuti 1.022 decessi che, proiettati su scala regionale diventano 3.000 ("la Repubblica", del 17 aprile 2020),

si chiede di sapere:

come intenda attivarsi il Ministro in indirizzo per verificare se lo scostamento dei dati dell'epidemia nelle regioni indicate e i dati dei morti e contagiati in questo mese e mezzo siano una conseguenza normale della pandemia o se la forte anomalia sia stata accompagnata da comportamenti gravemente imprudenti ed imperiti e, di conseguenza, quali azioni intenda adottare;

se le RSA siano state sanificate e se al personale assente sia stato effettuato il tampone;

a quanti degli ospiti deceduti nelle residenze sia stato effettuato il tampone e quali siano le condizioni dei ricoverati e le loro esigenze.

(4-03230)