• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/02463/171    premesso che:     l'eccezionale situazione di emergenza epidemiologica in atto, diffusa a livello globale, e il rischio concreto del suo protrarsi ancora a lungo, richiedono...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02463/171presentato daCOLLETTI Andreatesto diGiovedì 23 aprile 2020, seduta n. 330

   La Camera,
   premesso che:
    l'eccezionale situazione di emergenza epidemiologica in atto, diffusa a livello globale, e il rischio concreto del suo protrarsi ancora a lungo, richiedono strumenti straordinari per fronteggiarla;
    in conseguenza di tale situazione pandemica, molti paesi europei e non solo, hanno chiuso le esportazioni di prodotti a tutela della salute, determinando nel nostro paese la grave carenza di dispositivi medici, come ventilatori, e di dispositivi di protezione individuale, come mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza, indispensabili per operare in condizioni di sicurezza;
    è necessario, pertanto, affrontare con assoluta urgenza l'attuale situazione di estrema difficoltà nel reperire in particolare i dispositivi di protezione individuale (DPI), che si è verificata, ed è ancora in atto, compromettendo gravemente la tutela della salute e della vita di ogni persona, in particolare dei medici e degli operatori sanitari, i più esposti oggi al rischio di contagio;
    all'articolo 5, comma 1, del provvedimento in esame, si prevede che «Al fine di assicurare la produzione e la fornitura di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale, ai valori di mercato correnti al 31 dicembre 2019, in relazione alla inadeguata disponibilità degli stessi nel periodo di emergenza COVID-19, il Commissario straordinario di cui all'articolo 122 è autorizzato a erogare finanziamenti mediante contributi a fondo perduto e in conto gestione, nonché finanziamenti agevolati, alle imprese produttrici di tali dispositivi», autorizzando la spesa di 50 milioni di euro per l'anno 2020, per contributi a fondo perduto e per finanziamenti agevolati, secondo modalità compatibili con la normativa europea;
    all'articolo 5-bis, comma 3, è inoltre previsto che «In relazione all'emergenza di cui al presente decreto, in coerenza con le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e in conformità alle attuali evidenze scientifiche, è consentito fare ricorso alle mascherine chirurgiche, quale dispositivo idoneo a proteggere gli operatori sanitari; sono utilizzabili anche mascherine prive del marchio CE previa valutazione da parte dell'Istituto Superiore di Sanità»;
    la Commissione Europea ha approvato il regime italiano di aiuti da 50 milioni di euro per sostenere produzione e fornitura di dispositivi medici di protezione individuale previsto nel decreto denominato «Cura Italia» che prevede uno stanziamento parziale di 25 miliardi di euro per l'emergenza coronavirus;
    è necessario non solo fronteggiare l'attuale situazione emergenziale, ma anche prevenire il pericolo del verificarsi in futuro di situazioni drammatiche di grave carenza di DPI, considerato il rischio del ripetersi di nuove emergenze sanitarie paventato dall'Organizzazione Mondiale della Salute e dalla comunità scientifica;
    è necessario dare sostegno alle imprese italiane che riconvertono la produzione per soddisfare l'attuale fabbisogno di prodotti sanitari (quantificato dalla Protezione civile in 90 milioni al mese per quanto riguarda solo le mascherine) e di tutte le dotazioni indispensabili per contrastare efficacemente l'epidemia, senza essere costretti a dipendere totalmente dalle importazioni;
    in tale contesto, bisogna perseguire, se non l'obiettivo di diventare autosufficienti nella produzione e fornitura di DPI, nell'immediato futuro, almeno di avere una base minima di produzione interna, al fine di tutelare il diritto fondamentale alla salute, garantito dalla nostra Costituzione e dal diritto europeo in maniera prioritaria e assoluta;
    l'articolo 32 della Costituzione italiana, nella prima parte, sancisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività riconoscendolo come un valore supremo del nostro ordinamento giuridico e della convivenza della nostra comunità;
    l'articolo 41 della Costituzione disegna un modello di economia in cui l'iniziativa privata deve convivere con quella pubblica e con i limiti che lo Stato impone per legge nel bilanciamento con altri valori costituzionali: «L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.»;
    le espressioni utilità sociale e fini sociali, presenti nella formulazione dell'articolo 41, hanno carattere ed efficacia limitante, consentendo la previsione di limitazioni legali alla «libertà di iniziativa economica privata» per fini di utilità sociale (come diritto fondamentale alla salute della collettività) nel bilanciamento tra diritti fondamentali dei cittadini e principio di concorrenza;
    l'articolo 36 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell'unione Europea), ex articolo 30 del TCE, dispone che: «Le disposizioni degli articoli 34 e 35 lasciano impregiudicati i divieti o restrizioni all'importazione, all'esportazione e al transito giustificati da motivi di moralità pubblica, di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di tutela della salute e della vita delle persone e degli animali o di preservazione dei vegetali, di protezione del patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale, o di tutela della proprietà industriale e commerciale. Tuttavia, tali divieti o restrizioni non devono costituire un mezzo di discriminazione arbitraria, né una restrizione dissimulata al commercio tra gli Stati membri.»;
    nel succitato articolo l'UE prevede deroghe espresse per gli Stati membri al divieto di restrizioni quantitative alla libera circolazione delle merci, per motivi di interesse generale non riconducibili a ragioni di natura economica, a dimostrazione del fatto che i principi del libero mercato possono «degradare» di fronte a diritti fondamentali come la tutela della salute, la vita delle persone e la sicurezza, consentendo così al legislatore nazionale la possibilità di prevedere limiti e obblighi fondati su principi riconosciuti e valori condivisi, ancor più in situazioni emergenziali;
    sentenze recenti della Corte di Giustizia hanno sancito a livello europeo che la tutela della salute può giustificare restrizioni ad altri diritti e libertà anche fondamentali come emerge dall'articolo 35 della Carta di Nizza, nonché dagli articoli del TFUE 9, 114 e 168 (ex articolo 152 del TCE), comma 1 prima parte: «Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana. L'azione dell'Unione, che completa le politiche nazionali, si indirizza al miglioramento della sanità pubblica, alla prevenzione delle malattie e affezioni e all'eliminazione delle fonti di pericolo per la salute fisica e mentale. Tale azione comprende la lotta contro i grandi flagelli, favorendo la ricerca sulle loro cause, la loro propagazione e la loro prevenzione, nonché l'informazione e l'educazione in materia sanitaria, nonché la sorveglianza, l'allarme e la lotta contro gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero.»;
    la Corte di Giustizia riconosce sempre più il primato del bene «salute» rispetto ad altri diritti, libertà e interessi protetti dal diritto dell'UE anche alla luce della Carta dei diritti fondamentali (articolo 35 Carta di Nizza sulla protezione della salute): «Ogni individuo ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali. Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana.»;
    l'emergenza sanitaria in atto, come risposta immediata e concreta dello Stato, richiede una legislazione d'emergenza adeguata a rispondere alle domande di tutela della salute e degli altri diritti sociali, eventuali limitazioni ad altri diritti, dalla libertà di iniziativa economica al principio di concorrenza, trovano il fondamento giuridico nella nostra Costituzione e nel diritto europeo;
    l'intervento del legislatore nazionale è necessario e urgente, come dimostrato in questa emergenza sanitaria, per orientare future scelte di mercato motivate da ragioni di tutela della salute pubblica,

impegna il Governo

ad adottare, anche in deroga alla normativa del TFUE e degli indirizzi nazionali in materia di produzione e circolazione delle merci, opportune iniziative, anche di carattere normativo per garantire che almeno il 50 per cento dei DPI necessari al fabbisogno italiano, siano prodotti in Italia e che, attraverso tali provvedimenti, ne venga assicurato l'acquisto da ditte e imprese italiane, incentivandone così la produzione interna su larga scala, favorendone l'accesso e l'utilizzo ai nostri cittadini, medici e operatori sanitari, mettendo in sicurezza il nostro Paese, che sarebbe così autosufficiente sul punto in caso di scongiurabili crisi epidemiologiche future, evitando di incorrere nelle attuali problematiche connesse ai divieti di esportazioni imposti da altri Stati.
9/2463/171. Colletti, Sabrina De Carlo, Suriano, Cabras, Ehm, Emiliozzi.