• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/01428 (3-01428) (Presentata il 7 aprile 2020)



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-01428presentato daGIACOMONI Sestinotesto diMercoledì 8 aprile 2020, seduta n. 324

   GIACOMONI, GELMINI, OCCHIUTO, BALDELLI, BAGNASCO, BOND, BRAMBILLA, MUGNAI, NOVELLI e VERSACE. – Al Ministro della salute . – Per sapere – premesso che:

   continua nel nostro Paese la gravissima carenza di dispositivi di protezione e di prevenzione, mentre i contagi tra medici e infermieri crescono;

   dopo due mesi dalla dichiarazione dello stato di emergenza, ancora scarseggiano i dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari in prima linea negli ospedali, nelle farmacie, nei quartieri delle città;

   i contagiati tra i sanitari sono oltre 11.000, 89 medici e 25 infermieri sono morti;

   alcuni giorni fa 600 mila mascherine che i medici attendevano sono state bloccate dal Commissario straordinario perché non valide per uso sanitario. Solo ora sembrerebbe iniziata la distribuzione al personale sanitario;

   il Commissario, di fronte ai ritardi nella disponibilità di dispositivi di protezione individuale e di altri presidi di sicurezza, ha dichiarato di non potersi far carico delle responsabilità di Consip e che il 50 per cento dei respiratori sarebbe arrivato ad emergenza conclusa;

   la Consip ha aggiudicato a marzo 2020 la prima procedura negoziata, prevedendo, per alcuni lotti, tempi di consegna non compatibili con l'emergenza in atto;

   occorre abbattere gli ostacoli burocratici e organizzativi che rallentano la fornitura dei dispositivi di protezione individuale al personale sanitario. Aziende italiane hanno prodotto 4 milioni di mascherine che non vengono distribuite, perché l'Istituto superiore di sanità non dà il nulla osta che andava rilasciato entro tre giorni;

   inaccettabile è stata finora la carenza di mascherine, camici e tamponi per categorie di rischio III. Ad avviso degli interroganti è stato vergognoso innalzare a dignità di dispositivo di protezione individuale la semplice mascherina chirurgica, in contraddizione con le linee guida delle società scientifiche internazionali;

   a ciò si aggiunga l'articolo 7 del decreto-legge n. 14 del 2020, con cui si è escluso il personale sanitario dal dovere dell'isolamento fiduciario in caso di esposizione non protetta a COVID-19. Il personale sanitario, anche se venuto a contatto con un paziente poi scoperto positivo, deve per legge continuare a lavorare se non presenta sintomi, senza essere sottoposto obbligatoriamente a tamponi, diventando lui stesso diffusore del virus;

   si è voluto limitare la procedura diagnostica ai soli sanitari con evidenti sintomi respiratori, a causa della carenza dei tamponi e dei reagenti;

   le comunicazioni del Capo della Protezione civile e del Commissario sono apparse agli interroganti spesso contraddittorie, fino a negare la necessità stessa delle mascherine per chi esce di casa –:

   se non intenda adottare le iniziative di competenza per superare, con la massima urgenza, le gravissime criticità finora riscontrate, per motivi secondo gli interroganti burocratici, organizzativi e normativi, al fine di garantire la tutela della salute dei cittadini e, soprattutto, dei sanitari e dei medici, compresi quelli di famiglia, impegnati in prima persona nella lotta alla diffusione del COVID-19.
(3-01428)
(Presentata il 7 aprile 2020)