• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/05087 (4-05087)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05087presentato daCECCANTI Stefanotesto diGiovedì 2 aprile 2020, seduta n. 323

   CECCANTI, QUARTAPELLE PROCOPIO, FIANO, ANDREA ROMANO, LA MARCA, RACITI, BERLINGHIERI, PELLICANI, BRUNO BOSSIO, PINI, FRAILIS, BOLDRINI, LACARRA, SERRACCHIANI, DE LUCA, CENNI, GRIBAUDO, CARLA CANTONE, INCERTI, RIZZO NERVO, MURA, PRESTIPINO, CIAMPI e FASSINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:

   una legge approvata in data 30 marzo 2020 dal Parlamento monocamerale ungherese istituisce uno stato di emergenza del tutto anomalo soprattutto in quanto privo di limiti temporali (articolo 3, comma 1), che paralizza quindi qualsiasi efficace controllo parlamentare, non essendo tale in una Camera ad amplissima maggioranza a sostegno del Governo, e prevede una possibilità del tutto ipotetica di revoca (comma 2 del medesimo articolo) e doveri minimi di informazione ai capigruppo e al Presidente della Camera (articolo 4);

   oltre a tale abnorme anomalia democratica spiccano nella medesima legge anche altre norme che vanno al di là dei limiti normalmente consentiti ai diritti fondamentali in periodo di emergenza come la previsione nell'articolo 10 di una novella al codice penale (nuovo articolo 337) che sulla base di due fattispecie genericissime «falsa rappresentazione di un fatto connesso ad una minaccia pubblica» e, ancor più, «falsa rappresentazione di un fatto» o dichiarazione di «falso al pubblico in modo da ostacolare o intralciare l'efficacia delle misure adottate» consentono rispettivamente pene detentive fino a tre e cinque anni;

   tale legge viene a inserirsi in una serie di preoccupanti innovazioni incrementali a far data dal nuovo testo costituzionale del 2011 esplicitamente rivendicate dal Primo Ministro come segno di una complessiva rottura rispetto alle democrazie liberali, su cui più volte sono intervenuti i giudizi radicalmente critici del Consiglio d'Europa e del Parlamento europeo, in ultimo con la sua risoluzione del 12 settembre 2018;

   a giudizio degli interroganti non esiste a questo punto motivo alcuno per cui il Consiglio, non debba constatare, a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea, l'esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte dell'Ungheria dei valori su cui si fonda l'Unione procedendo alle raccomandazioni conseguenti e, in caso di persistenza, alle necessarie sanzioni –:

   se il Governo intenda, con altri Stati membri, formulare la proposta motivata di cui all'articolo 7 del Trattato sull'Unione europea e, in caso di difficoltà a giungere a tali esiti nell'ambito delle regole vigenti, se e quali iniziative alternative efficaci e tempestive intenda predisporre per sancire l'incompatibilità della progressiva costruzione di una democrazia illiberale con i valori di cui all'articolo 2 del medesimo Trattato.
(4-05087)