• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/04975 (4-04975)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-04975presentato daRUSSO Paolotesto diMercoledì 18 marzo 2020, seduta n. 318

   PAOLO RUSSO, D'ATTIS, PITTALIS, POLVERINI, PELLA, VIETINA, NAPOLI, ELVIRA SAVINO, BAGNASCO, MILANATO, CASSINELLI, SQUERI, MARIA TRIPODI, RIPANI, BERGAMINI, LABRIOLA, ORSINI, PALMIERI, RUFFINO, CASCIELLO, GIACOMONI, CARFAGNA, NEVI, ROSSO e FERRAIOLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in data 14 marzo 2020 al consueto appuntamento quotidiano dei vertici della Protezione civile nazionale delle ore 18 con la stampa hanno partecipato il dottor Angelo Borrelli, Capo del dipartimento della Protezione Civile ed il dottor Fortunato Paolo D'Ancona, in rappresentanza dell'Istituto Superiore di Sanità;

   dall'inizio dell'epidemia di Covid-19 la categoria professionale più esposta è sicuramente quella del personale sanitario e di quanti operano e lavorano nell'ambito di attività e servizi sanitari di pubblica utilità;

   considerando, in largo difetto, che oltre 2.000 sono i medici, biologi, tecnici, farmacisti, infermieri che sono risultati positivi al contagio con il Covid-19;

   migliaia invece sono stati gli operatori sanitari in quarantena per aver avuto stretti contatti con pazienti risultati positivi al Covid-19;

   ormai si contano a decine i medici, sanitari, infermieri e farmacisti che cadono sul campo di una battaglia combattuta al fronte e senza risparmio di abnegazione e di dedizione;

   la Federazione dei Medici di Medicina Generale, nella persona del presidente ha denunciato (nel corso del programma «Coffee break» del 12 marzo 2020 in onda su La7) a più riprese che proprio i medici di Medicina generale sono del tutto privi di dispositivi di tutela individuale (mascherine, guanti e altro) e che questa «è una vera vergogna italiana»;

   si moltiplicano in queste giornate gli allarmi e gli appelli di direttori sanitari, responsabili sindacali, direttori generali di aziende sanitarie, assessori regionali e presidenti delle Regioni per chiedere con forza un numero adeguato di mascherine e DPI utili proprio a quel personale sanitario che è al fronte di questa battaglia senza sosta;

   proprio in occasione della suddetta conferenza stampa del 14 marzo il dottor D'Ancona, in rappresentanza dell'Istituto Superiore di Sanità, ha sostenuto come fosse «da capire se il grande numero di operatori sanitari che si sono contagiati avesse contratto il virus in ambiente di lavoro o fuori». Si tratta di affermazioni imbarazzanti sul piano etico, sbagliate sul piano tecnico ed offensive sul piano professionale per le decine di migliaia di operatori che ancor oggi senza tutele continuano ad affrontare e sostenere i rischi sanitari;

   la gravità delle dichiarazioni di D'Ancona è stata sottolineata da un comunicato congiunto (cosa che a memoria non si ricorda nella storia delle relazioni sindacali italiane) di oltre 20 sigle sindacali del comparto: ROI-EMAC – ANAAO ASSOMED – CIMO FESMED – CISL MEDICI – FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR) – FIMMG – FIMP – FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SANITARI – FVM Federazione Veterinari e Medici – SMI – SNAMI – SUMAI ASSOPROF – UIL FPL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE AREE CONTRATTUALI MEDICA, VETERINARIA SANITARIA. Sindacati medici che si sono interrogati su questo aspetto: «Sicuri che la Protezione civile sia civile?»;

   l'improvvida sortita del dottor D'Ancona rischia di gettare una pesante ombra di discredito non tanto nei confronti del personale sanitario gratificato dalla molteplicità di flash mob che l'Italia civile sta loro dedicando, ma nei confronti dell'ISS, massima istituzione scientifica di sanità italiana, macchiandone l'affidabilità ed il valore scientifico –:

   quali iniziative si intenda adottare a tutela degli operatori sanitari che, mettendo a rischio la loro salute, sono da settimane in prima linea nella cura delle persone contagiate e nel contrastare la diffusione del virus, e se non intenda stigmatizzare e prendere le opportune iniziative di competenza a fronte delle gravissime affermazioni del rappresentante dell'ISS di cui in premessa, che ledono la dignità stessa dei suddetti operatori sanitari.
(4-04975)