• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/03706 (5-03706)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-03706presentato daMARTINCIGLIO Vitatesto diMartedì 3 marzo 2020, seduta n. 314

   MARTINCIGLIO e FICARA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge n. 4 del 2019, convertito dalla legge n. 26 del 2019, ha istituito il reddito di cittadinanza, misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale, la cui concessione è subordinata alla sussistenza di requisiti previsti dalla legge;

   ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto-legge n. 4 del 2019, infatti, ostano alla concessione del beneficio il godimento di alcuni beni durevoli ivi puntualmente descritti;

   in particolare, la legge dispone che «1) nessun componente il nucleo familiare deve essere intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti, esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità ai sensi della disciplina vigente; 2) nessun componente deve essere intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di navi e imbarcazioni da diporto di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171»;

   dalla lettura combinata dell'articolo 2 del decreto-legge n. 4 del 2019 e dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 171 del 2005 (codice della navigazione da diporto) che definisce tutte e tipologie di costruzioni destinate alla navigazione da diporto, si evincerebbe, dunque, che non osti alla concessione del reddito di cittadinanza l'intestazione o la piena disponibilità dei «natanti da diporto» ossia «di unità a remi ovvero con scafo di lunghezza pari o inferiore a dieci metri, misurata secondo la norma armonizzata di cui alla lettera c)»;

   ove questa lettura fosse corretta, ne deriverebbe il paradosso che, mentre al possessore di autoveicolo o motoveicolo del valore, rispettivamente, di 25.000 e 10.000 euro sarebbe preclusa la possibilità di richiedere il reddito di cittadinanza, la stessa preclusione non opererebbe per il possessore di un «natante da diporto» che, in presenza di determinate caratteristiche (ad esempio, lunghezza di 9 metri e dotazione di due motori da 250 cc), potrebbe avere un valore nettamente superiore a quello di un autoveicolo (nell'esempio fatto, anche oltre i 100.000 euro);

   a ciò si aggiunga che, anche in caso di un intervento modificativo della normativa richiamata, residuerebbe l'impossibilità di procedere a un effettivo controllo sul valore dei «natanti da diporto»;

   dal momento che le imbarcazioni qualificate come tali dal citato decreto legislativo n. 171 del 2005 – ad eccezione di quelle presenti nelle aree della laguna veneta e dei laghi Maggiore, Varese e pochi altri – sono prive del contrassegno identificativo;

   con riferimento a quest'ultimo aspetto, ad avviso della interrogante, sarebbe opportuno sanare il vulnus normativo che, non consentendo di identificare le migliaia di unità da diporto esistenti, rende questi beni di fatto «invisibili» e, come tali, non soggetti a controllo, con ricadute che impattano, oltre che sulla «discutibile» concessione del beneficio del reddito di cittadinanza, anche su altre situazioni, quali, a titolo di esempio, la responsabilità in caso di sinistri che coinvolgono persone o cose, o i casi di richiesta di soccorso in mare –:

   quali iniziative i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano adottare per:

    a) evitare casi di «ingiustizia sociale» conseguenti alla possibilità per il possessore di unità da diporto del valore di decine e centinaia di migliaia di euro di percepire «legittimamente» il reddito di cittadinanza;

    b) per sanare la carenza normativa che, ad oggi, non consentendo di identificare le migliaia di unità da diporto esistenti, ne rende impossibile, di fatto, il controllo.
(5-03706)