• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00660 (2-00660) «Pettarin, Rossello, Battilocchio, Marrocco, Elvira Savino, Cosimo Sibilia, Vietina, Sozzani, Bergamini, Baldelli, Germanà, Mulè, Pentangelo, Rosso, Zanella, Martino, Giacomoni,...



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00660presentato daPETTARIN Guido Germanotesto diMartedì 3 marzo 2020, seduta n. 314

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per gli affari europei, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   con la pubblicazione della lettera in Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 10 gennaio 2020, la Commissione europea solleva il tema della tassazione dei porti in Italia e invita il nostro Paese a fornire le proprie osservazioni entro 30 giorni; con ciò il confronto tra Italia e Commissione europea entra nella fase decisiva di una controversia iniziata nel 2017;

   la Commissione valuta non compatibile con la disciplina dell'Unione su concorrenza e aiuti di Stato l'attuale normativa fiscale italiana relativa al comparto;

   l'Unione europea da tempo chiede all'Italia di adeguarsi agli altri Stati membri in tema di riscossione dell'imposta sul reddito delle società, l'Ires, a carico delle quindici Autorità di sistema portuale (Asp), da sempre esentate in quanto enti pubblici e diretta emanazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

   secondo Margrethe Vestager, Commissaria europea per la concorrenza, l'esenzione distorcerebbe la concorrenza, procurerebbe indebiti vantaggi alle Asp e inciderebbe sugli scambi intra-Unione europea, costituendo una chiara infrazione dei principi del libero mercato;

   la delicata questione ruota intorno alla natura delle autorità portuali italiane che, a differenza di quanto accade nel resto dell'Unione europea, sono enti pubblici e non imprese private, e vede in argomento due interpretazioni giuridiche diametralmente opposte del ruolo delle Asp;

   la Commissione europea, non considerando rilevante la circostanza che le Asp contribuiscono al perseguimento dell'interesse pubblico generale, indica, a norma dell'articolo 22 del regolamento (UE) n. 2015/1589 del Consiglio, misure per abolire la vigente esenzione dell'imposta sulle società per i porti italiani e l'assoggettamento delle Asp allo stesso regime previsto per le imprese private;

   la Commissione qualifica, quindi, come attività di impresa parte delle attività delle autorità di sistema portuale, senza peraltro specificarle e in qualche caso con evidenti errori di valutazione;

   la legislazione italiana assegna alle Asp l'utilizzazione degli spazi portuali, in quanto funzionali «per lo svolgimento di funzioni pubblicistiche attinenti alle attività marittime e portuali e alla loro realizzazione» e non già al perseguimento dell'interesse economico derivante dai relativi ricavi. Gli unici parametri rilevanti sono quelli relativi al perseguimento degli obiettivi pubblicistici;

   rilevano le considerazioni della Corte dei Conti, sul controllo eseguito sulla gestione finanziaria 2016 dell'autorità portuale di Civitavecchia e dell'autorità portuale del Mare di Sardegna: «Lo Stato italiano ha sempre ritenuto esenti le attività svolte dagli enti portuali e ciò anche in linea con quanto stabilito dall'articolo 13 della Direttiva 2006/112/CE, che considera esenti le operazioni che gli enti di diritto pubblico esercitano come pubbliche autorità, anche quando tali attività percepiscono canoni o contributi e che, diversamente, sono soggette ad imposta negli altri casi ovvero quando le attività siano svolte dagli Enti portuali come soggetti privati. Gli enti portuali, in definitiva, in quanto pubbliche autorità preposte alla regolazione e tutela di interessi pubblici, non sarebbero soggetti a imposta sul reddito come previsto dalla normativa nazionale (articolo 74 del TUIR) ma alla sola IRAP». Tale tesi è avvalorata dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea – causa C 174/06 CO. GE.P. Srl – nella quale l'equiparazione delle concessioni alle locazioni di beni immobili si fonda sulla natura giuridica dell'ente concedente, ovvero se l'ente che gestisce i beni del demanio ad esso affidati lo fa in nome proprio o per conto dello Stato. Le Asp rientrano nel secondo caso, in quanto rivolte al funzionamento dell'ente pubblico per lo svolgimento di funzioni pubblicistiche;

   l'applicazione di canoni più alti metterebbe in ginocchio i porti italiani e le imprese dell'indotto, come segnalato dalla gran parte del cluster marittimo portuale italiano, Assoporti, Ancip, Angopi, Assiterminal, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti;

   la lettera di Bruxelles giunge a destinazione in un momento in cui gli interessi del Nord Europa divergono sempre più da quelli del Sud Europa e riaffiorano pressioni dei porti dei Paesi del Nord Europa (Rotterdam, Amburgo e Anversa), preoccupati per un evidente cambio di scenario conseguente allo sviluppo della Nuova Via della Seta cinese, in grado di spostare l'interscambio merci dall'Europa del Nord verso il Mediterraneo;

   l'Italia ha due importanti porti strategici, Genova e Trieste, tali da mutare la competizione nella stessa Unione europea, nonostante siano ancora lontani dal volume di scambi dei porti del Nord Europa e nel Mediterraneo siano indietro rispetto alla Spagna;

   il porto di Trieste gode di una posizione strategica naturale, corridoio diretto verso il canale di Suez, con fondali profondi e non sabbiosi, da cui partono annualmente circa 43 milioni di tonnellate di petrolio per rifornire Baviera, Austria e Repubblica Ceca, Paesi di raffinazione che beneficiano degli incassi relativi (come da audizione in III Commissione della Camera, nel mese di novembre 2019, di Zeno D'Agostino, alla guida dell'autorità portuale di Trieste);

   appare evidente come dietro a interventi in tema di alterazione della concorrenza si giochi una partita complessa per la primazia commerciale dei porti nell'Unione, cui non sono estranee le considerazioni sulle classificazioni giuridiche dei soggetti protagonisti rispetto alla tematica della proibizione degli aiuti di Stato;

   le commissioni riunite VI e IX, il 26 febbraio 2020, hanno approvato una risoluzione condivisa da tutti i gruppi parlamentari che, tra i molti argomenti in controdeduzione, segnala il rischio di un disordine amministrativo e gestionale della portualità italiana con gravissime conseguenze economiche;

   il Governo è chiamato a compiere scelte consapevoli circa l'impatto della richiamata tassazione sull'intero settore dei porti, sul futuro assetto dei rapporti tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Autorità di sistema portuale, sulla capacità di coordinare investimenti e decisioni relative ai principali snodi logistici, sul mondo del lavoro e delle imprese –:

   se non ritengano di dover fornire elementi circa le posizioni che il Governo intende sostenere con la Commissione europea in risposta all'apertura della procedura di infrazione, al fine di sospenderne le conseguenti decisioni;

   se non ritengano di definire, in ragione dell'interesse complessivo dei porti italiani, una rinnovata strategia che tenga conto dei mutamenti geopolitici, atta a favorire la competitività del sistema italiano nell'ambito delle rotte commerciali sia nel Mediterraneo, sia a livello globale.
(2-00660) «Pettarin, Rossello, Battilocchio, Marrocco, Elvira Savino, Cosimo Sibilia, Vietina, Sozzani, Bergamini, Baldelli, Germanà, Mulè, Pentangelo, Rosso, Zanella, Martino, Giacomoni, Angelucci, Baratto, Cattaneo, Giacometto, Porchietto, Cassinelli, Bagnasco, Novelli, Sandra Savino, Cortelazzo, Casino, Labriola, Mazzetti, Ruffino, Cappellacci, Pella, Prestigiacomo, D'Attis, D'Ettore, Cannizzaro».