• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00420 (7-00420) «Lolini, Viviani, Bubisutti, Gastaldi, Golinelli, Liuni, Loss, Manzato, Patassini».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00420presentato daLOLINI Mariotesto diVenerdì 21 febbraio 2020, seduta n. 309

   La XIII Commissione,

   premesso che:

    la Cambogia godeva dell'esenzione dai dazi per l'esportazione di riso verso l'Unione europea dal settembre 2009 e Myanmar dal giugno 2013, con effetto retroattivo dal 2012. Nel solo 2018, per la Cambogia, questa esenzione ha avuto un valore di circa 5,3 miliardi di euro, a fronte di un valore delle importazioni di circa un miliardo di euro annui;

    l'esenzione dai dazi ha comportato un vertiginoso aumento delle importazioni dai due Paesi asiatici, il crollo dei prezzi (-40 per cento) e in Italia, che è il primo produttore europeo di riso, un calo della produzione e l'accumulo di grandi scorte;

    a seguito dell'approvazione alla Camera, nella XVII legislatura, di mozioni, con le quali si chiedeva al Governo pro tempore di intensificare l'azione affinché l'Unione europea revocasse per il riso proveniente da Paesi extra Unione europea l'applicazione del regime Eba, a gennaio 2019, la Commissione europea ha deciso di ripristinare i dazi sul riso proveniente da Cambogia e Myanmar, attivando la «clausola di salvaguardia» a tutela dei risicoltori e delle industrie italiane ed europee, che prevede la reintroduzione di dazi sulle importazioni dai due Paesi asiatici per un periodo di tre anni;

    il regime Eba (Everything But Arms), di cui agli articoli 17 e 18 del regolamento (Ue) n. 978 del 2012, concede l'accesso senza dazi e contingentamenti a tutti i prodotti, escluse armi e munizioni, provenienti dai Paesi meno sviluppati, con l'obiettivo di agevolare lo sviluppo degli stessi Paesi ma con la condizione che il Paese beneficiario rispetti le Convenzioni sul lavoro e sui diritti umani di cui al regolamento (Ue) n. 978 del 2012 relativo al Sistema delle preferenze tariffarie generalizzate (Spg);

    tuttavia, dall'inizio del 2019, si è registro un aumento notevole di importazioni, a dazio zero, di riso lavorato di varietà japonica dal Myamnar. Si tratta di un aumento molto significativo: in soli sei mesi, da gennaio a giugno 2019, sono state importate, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, 34.000 tonnellate in più, con un incremento del 141 per cento;

    da una inchiesta della Commissione europea è emerso, infatti, che le importazioni di riso Indica da Cambogia e Myanmar sono aumentate complessivamente dell'89 per cento nelle ultime campagne risicole, che i prezzi erano notevolmente inferiori a quelli praticati sul mercato dell'Unione europea ed erano di fatto diminuiti nello stesso periodo. L'impennata delle importazioni a basso prezzo ha causato gravi difficoltà ai produttori di riso europei, tanto che la loro quota di mercato nell'Unione europea è diminuita sensibilmente, passando dal 61 per cento al 29 per cento;

    le importazioni di riso japonica stanno di fatto sostituendo quelle di riso Indica. Il perdurare di tale situazione rischia di generare penalizzazioni e turbolenze all'interno del settore a livello europeo, ben maggiori se confrontate a quelle dovute alle importazioni di riso Indica. Infatti, il riso japonica costituisce la varietà maggiormente coltivata nei Paesi dell'Unione europea, per circa il 75 per cento della superficie risicola, il cui consumo è molto più limitato rispetto a quello, più globale, del riso Indica;

    soltanto nell'ultimo anno, dalla Cambogia, sono arrivati oltre 8 milioni di chili di riso, facendo del Paese asiatico il terzo esportatore in Italia dopo il Pakistan e la Thailandia, pur essendo da anni al centro di segnalazioni legate allo sfruttamento e all'accaparramento delle terre;

    l'Italia è il principale produttore di riso in Europa, da sola copre il 50 per cento della produzione di tutta l'intera Unione europea e le sole Lombardia e Piemonte producono circa il 90 per cento del riso italiano, con una gamma varietale unica e fra le migliori del mondo; su un'area di 220.000 ettari, 4.000 aziende agricole raccolgono 1,40 milioni di tonnellate di riso all'anno;

    il riso d'importazione soprattutto quello proveniente dal Sud Est Asiatico, non sempre è di ottima qualità e molto spesso non è commercializzabile, perché rovinato o conservato in condizioni pessime;

    il Sistema rapido di allerta per gli alimenti e i mangimi europeo (Rasff) ha rilevato spesso la presenza di riso e prodotti derivati di provenienza asiatica con troppi pesticidi non autorizzati e l'assenza di certificazioni sanitarie;

    la Commissione europea il 12 febbraio 2019 ha aperto la procedura di revoca delle preferenze tariffarie nei confronti della Cambogia sulla base di sistematiche violazioni dei diritti umani e del lavoro. Da febbraio ad agosto 2019, la Commissione ha intrapreso un monitoraggio della situazione in Cambogia e il 12 novembre 2019 ha pubblicato un rapporto nel quale ha contestato gli insufficienti progressi sui diritti politici, i diritti del lavoro e alcune questioni legate alle controversie fondiarie nel settore dello zucchero;

    la procedura si è conclusa con l'adozione il 12 febbraio 2020 di un regolamento delegato C(2020) 673, confermando la decisione della revoca temporanea delle concessioni Eba alla Cambogia su una lista di prodotti sui quali applicare dazi di ingresso nell'Unione europea, che vanno dallo zucchero, agli abiti, alle scarpe, ma non contempla il riso;

    il riso non è previsto perché, a parere della Commissione europea, su questo già pende la clausola di salvaguardia attivata a gennaio 2019. Questa clausola però sarà attiva solo fino a gennaio 2022 ed oltretutto è anche parziale, ovvero esclusivamente su riso lavorato di tipo Indica. Parlamento europeo e Consiglio, entro aprile 2020, esprimeranno il loro parere prima dell'entrata in vigore definitiva del suddetto atto delegato della Commissione europea, prevista per il prossimo 12 agosto 2020;

    inoltre, pende dinnanzi alla Corte di giustizia europea la procedura del Governo cambogiano per l'annullamento del regolamento europeo che istituisce la clausola di salvaguardia;

    anche il riso cambogiano deve essere inserito tra i prodotti soggetti a dazi doganali, perché la clausola di salvaguardia è valida ancora per soli due anni, ed è applicata solo al riso Indica lavorato mentre la Cambogia sta importando anche Japonica e semigreggio Indica;

    quando scadrà la clausola di salvaguardia non ci si può permettere che i nostri agricoltori e i nostri prodotti, che eccellono nel mondo per qualità e sicurezza alimentare, vengano messi fuori mercato in Europa da prodotti ottenuti con il lavoro minorile, senza il rispetto dei diritti dei lavoratori e con l'utilizzo di pesticidi da noi vietati, quindi senza la stessa attenzione che viene richiesta ai nostri produttori verso l'ambiente e la salute umana;

    è inaccettabile che si possano continuare a favorire con agevolazioni le importazioni di prodotti che derivano da forme di sfruttamento del lavoro e di violazione dei diritti umani universalmente riconosciuti e garantiti;

    questa proposta ha acceso un riflettore sulla necessità di imporre tali misure anche alle importazioni di riso, settore più volte all'attenzione della stessa Commissione europea poiché è al centro di pratiche riconducibili a forme di sfruttamento del lavoro, lesive della concorrenza e che rischiano di inquinare il mercato con prodotti di indubbia qualità che sono il frutto del mancato rispetto delle regole in materia di sicurezza e di tutela della salute, del lavoro e dell'ambiente,

impegna il Governo:

   ad intraprendere, nelle sedi opportune, iniziative per difendere le produzioni di riso italiane e garantire che i consumatori abbiano a disposizione un prodotto sano e prodotto in Italia;

   ad adottare iniziative per introdurre misure compensative nei confronti delle aziende italiane attive nel settore risicolo, che subiranno danni a seguito dell'entrata in vigore del regolamento delegato della Commissione europea di cui in premessa, che non prevede il riso tra i prodotti soggetti alla revoca temporanea delle concessioni del regime Eba;

   ad adottare iniziative, per quanto di competenza, in sede europea, prima che Parlamento europeo e Consiglio esprimano il loro parere sull'atto delegato della Commissione europea, affinché si possa includergli riso nell'elenco dei prodotti per i quali viene temporaneamente revocata la concessione del regime Eba in modo da arginare le importazioni dalla Cambogia di riso o, in alternativa, alla scadenza clausola di salvaguardia, affinché al riso si applichino i dazi della tariffa doganale comune;

   a proporre, in sede europea, l'applicazione anche al Myanmar della medesima procedura attuata per la Cambogia, in quanto risulta che il Paese, recentemente, è stato oggetto di una risoluzione Onu per le gravi violazioni dei diritti umani e dal quale proviene il riso di tipo Japonica che sta di fatto sostituendo quello di tipo Indica, attualmente sottoposto alla clausola di salvaguardia, al fine di tutelare la filiera produttiva del riso italiano ed europeo.
(7-00420) «Lolini, Viviani, Bubisutti, Gastaldi, Golinelli, Liuni, Loss, Manzato, Patassini».