• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00098    udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio;    premesso che:     durante la...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00098presentato daLOLLOBRIGIDA Francescotesto diMercoledì 19 febbraio 2020, seduta n. 307

   La Camera,
   udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio;
   premesso che:
    durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo del 20 febbraio 2020 si discuterà sul futuro del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale («QFP»), da cui dipenderà la portata dei fondi per la maggior parte dei programmi e politiche europee per il periodo 2021-2027;
    obiettivo dell'incontro sarà quello di cercare di raggiungere una proposta generale condivisa sull'ammontare del bilancio e dell'assegnazione delle risorse alle rispettive politiche dell'Unione;
    il bilancio a lungo termine dell'Unione europea fornisce un quadro stabile per l'esecuzione del bilancio annuale dell'Unione europea e traduce in termini finanziari le priorità politiche dell'Unione europea per un periodo di sette anni, fissando gli importi massimi annui della spesa dell'Unione europea per le principali categorie di spesa;
    le proposte prevedono, tra l'altro, una nuova ripartizione delle risorse, una serie di innovazioni al fine di accrescere la flessibilità del QFP e prefigurano sensibili modifiche per quanto concerne le fonti attraverso le quali viene alimentato il bilancio dell'Unione europea;
    l'uscita del Regno Unito richiederà maggiori sforzi finanziari ai restanti Stati membri, visto che – secondo stime della Commissione europea – essa comporterà una riduzione nel bilancio annuale dell'Unione europea tra i 10 e i 12 miliardi di euro annui, corrispondente a circa il 10 per cento del bilancio annuale europeo;
    ogni discussione sul bilancio non può prescindere dalla revisione dei parametri europei di stabilità, risultando necessario rivedere le politiche stringenti e spesso illogiche del Patto di Stabilità e in particolare prevedendo lo scorporo delle spese per investimento dal calcolo del rapporto deficit/pil;
    accanto alle politiche tradizionali dell'Unione europea (politica di coesione e politica agricola comune, che assorbono circa il 70 per cento dell'attuale QFP) sono emerse una serie di nuove priorità che necessitano per il futuro di maggiori risorse (gestione del fenomeno migratorio, sfide per la sicurezza interna ed esterna dell'Unione europea, rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in materia di difesa);
    a tal fine viene proposta una riorganizzazione della struttura del QFP, con il passaggio da 5 a 7 rubriche principali di spesa maggiormente collegate, a parere della Commissione, alle priorità politiche dell'Unione;
    mentre si ritiene siano condivisibili gli aumenti di fondi proposti per gli investimenti nei settori della ricerca, dell'innovazione, del capitale umano, del digitale, della mobilità e della formazione giovanili, nonché la creazione di una nuova Rubrica dedicata alle migrazioni e alla gestione delle frontiere, risulta del tutto inaccettabile l'assenza totale tra le rubriche di una relativa alle politiche di sostegno della natalità e alle misure necessarie a contrastare il cosiddetto «inverno demografico» che sta investendo l'Europa ormai da diversi anni;
    altrettanto inaccettabili sono le prospettate riduzioni dei finanziamenti complessivi a favore della politica agricola comune (PAC) e della politica di coesione;
    i tagli previsti destano preoccupazioni non solo per il bilancio della PAC in generale ma anche che dello sviluppo rurale in particolare; solo quelli per l'Italia ammonterebbero tra i 3 e i 4,7 miliardi di euro (rispetto alla PAC 2014-2020) e colpirebbero soprattutto le aziende di maggiore dimensione;
    con riferimento, poi, al processo di convergenza esterna, fortemente penalizzante per l'Italia, gravi sarebbero le distorsioni del mercato derivanti dal meccanismo proposto che prevede una media astratta, basata solo sul criterio della superficie agricola, e che non tiene conto a sufficienza delle differenze tra produttività e costi di produzione tra i diversi Paesi, ignorando fattori chiave, quali i costi di produzione, il valore aggiunto della produzione, il reddito medio nel settore rispetto al resto dell'economia, la produttività, questioni climatiche;
    riguardo, poi, alla politica di coesione, risulta inadeguata e iniqua la riduzione del coefficiente di prosperità relativa per le regioni meno sviluppate nei Paesi a medio reddito (GNI-2), che, ad esempio, crea una situazione paradossale, in base alla quale le regioni italiane meno sviluppate riceverebbero un sostegno inferiore rispetto all'attuale QFP, nonostante il grave impoverimento che ha subito in questi anni il Sud d'Italia (quasi 10 punti percentuali, dal 71,9 per cento al 62,3 per cento del Pil della media dell'Unione europea);
    le misure riferite alla condizionalità macroeconomica e a quella legata allo Stato di diritto, appaiono fortemente penalizzanti per gli Stati più bisognosi di riforme strutturali ed investimenti, volte come sono a vincolare l'erogazione dei fondi al rispetto delle regole della governance economica europea, con la conseguente possibilità di sospendere gli impegni o i pagamenti a uno Stato membro nel caso in cui esso non adotti azioni efficaci per correggere un eventuale disavanzo eccessivo o non adempia a un programma di aggiustamento macroeconomico;
    nell'ambito del sistema delle risorse proprie (che attualmente si fonda su tre principali categorie di entrate: le cosiddette risorse proprie tradizionali, soprattutto dazi doganali; quella basata sull'imposta sul valore aggiunto e quella basata sul reddito nazionale lordo), sarebbe opportuno introdurre anche altre ipotesi come la FTT e la web tax e mettere fine alle correzioni legate al rebate britannico basate su criteri ormai privi di ragioni sostanziali;
    Fratelli d'Italia ritiene che il bilancio europeo debba essere sempre maggiormente finanziato da risorse proprie dell'Unione europea e attingere il meno possibile dalle risorse degli Stati membri;
    con riferimento al Green Deal, al fine di rendere concrete le azioni per una transizione verde, appare ingiustificato concentrare la quasi totalità degli sforzi sulla transizione all'elettrico e piuttosto si ritiene necessario sostenere l'utilizzo del gas naturale, come fonte di approvvigionamento energetico pulita ed economica che permette in tempi brevi la conversione e la sostenibilità ambientale di autovetture e impianti (come sostenuto da autorevolissimi esperti del settore tra i quali il fisico e Senatore a vita Carlo Rubbia o del professor Alberto Clò, direttore della rivista « Energia»);
    la scelta dell'Unione europea di concentrarsi sulla transizione elettrica appare più motivata da calcoli di convenienza di Francia e Germania che non da motivazioni scientifiche, tenuto conto – ad esempio – del recente accordo siglato dai due Paesi per la creazione di un consorzio di produzione di batterie elettriche destinate all'industria automobilistica, per il quale l'Unione europea ha autorizzato il finanziamento pubblico per 3,2 miliardi di euro e nel quale l'Italia non è stata coinvolta;
    si ritiene dunque che, tenuto conto del fatto che l'Unione europea non potrà da sola con le sue scelte condizionare il fenomeno complessivo dei mutamenti climatici, le risorse del Green Deal europeo dovrebbero essere destinate all'ecoadattamento, al fine di rendere gli insediamenti capaci di resistere alle nuove variazioni ambientali per contrastare in maniera efficace e puntuale i fenomeni di dissesto idrogeologico;
    il Presidente del Consiglio dei ministri nelle sue dichiarazioni in Aula ha espresso chiaramente le preoccupazioni relative alle proposte avanzate nel corso del negoziato, evidenziando come nonostante la proposta che il presidente Michel apporti alcuni «lievi» avanzamenti rispetto al precedente quadro negoziale della Presidenza finlandese, ma rimane comunque «inadeguata al raggiungimento degli obiettivi dell'Unione definiti dall'agenda strategica dei leader e dal programma della presidente della Commissione europea»;
    queste stesse preoccupazioni a parere dei firmatari del presente atto sarebbero già state manifestate dal Ministro degli affari europei nel corso della sua audizione presso le competenti Commissioni parlamentari ed è chiara la nostra insoddisfazione riguardo alla proposta negoziale che sarà portata domani al tavolo, all'esito del Consiglio affari generali riunitosi in vista del Consiglio europeo,

impegna il Governo:

   1) ad adottare iniziative per inserire tra le rubriche prioritarie del Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 le politiche a sostegno della famiglia e della natalità, anche al fine di contrastare la crisi demografica in atto con provvedimenti incentivanti strutturali e organici;
   2) ad adottare iniziative per provvedere, contestualmente all'approvazione del Quadro finanziario pluriennale, alla revisione del Patto di stabilità e crescita, introducendo il principio dello scorporo delle spese per investimenti pubblici dal calcolo del rapporto deficit/pil consentito dai parametri macroeconomici europei;
   3) ad adottare iniziative per finanziare le rubriche del Quadro Finanziario Pluriennale incrementando le risorse proprie dell'Unione europea al fine di contenere al massimo il reperimento delle risorse presso gli Stati membri, mantenendo la risorsa basata sull'Iva e introducendo nuovi strumenti di finanziamento quali, in particolare, la Web tax, la FTT (tassa sulle transazioni finanziarie), le imposte sul mercato unico, gli strumenti antielusione delle grandi aziende e l’antidumping fiscale;
   4) sempre al fine di incrementare le risorse proprie dell'Unione europea, a promuovere l'introduzione dei cosiddetti «dazi di civiltà», quali la Carbon border tax sulle merci extra-Unione europea e, in generale, dazi su prodotti esteri che non rispecchiano gli standard salariali, di sicurezza sul lavoro e di tutela ambientale vigenti in ambito europeo, per evitare un pericoloso dumping sociale e contrastare fenomeni di concorrenza sleale;
   5) a garantire l'equilibrio complessivo del contributo lordo annuo dell'Italia al bilancio pluriennale europeo 2021-2027 ad un saldo negativo non superiore a –2 miliardi di euro annui, mantenendo il prospettato dimezzamento rispetto all'attuale saldo netto medio annuo che è pari a circa –4 miliardi di euro anche attraverso la cancellazione delle «correzioni» derivanti dal cosiddetto rebate;
   6) a adottare iniziative per rivedere i tagli nell'ambito della rubrica riguardante la Politica agricola comune (PAC) e le regole del processo di convergenza esterna, basato sul presupposto illogico che tutti gli agricoltori debbano ricevere lo stesso importo di pagamenti per ettaro, indipendentemente dagli altri fattori chiave (costi di produzione, valore aggiunto della produzione, reddito medio nel settore rispetto al resto dell'economia, produttività, questioni climatiche e altro) e che penalizza fortemente l'agricoltura di qualità italiana a vantaggio delle coltivazioni estensive su larga scala;
   7) a ottenere, con riferimento alle spese, la correzione dell'indice di prosperità relativa per i fondi coesione a favore delle regioni meno sviluppate negli Stati membri di fascia media che adesso penalizza fortemente il Sud d'Italia;
   8) ad adottare iniziative per stabilire soglie di concentrazione tematica che consentano di destinare le risorse alle vere necessità delle regioni, soprattutto quelle meno sviluppate e a opporsi alla condizionalità macroeconomica;
   9) a indirizzare le risorse finanziarie destinate alla gestione dei flussi migratori a misure volte a contrastare l'immigrazione illegale di massa nei Paesi dell'Unione europea;
   10) ad adottare iniziative per ridurre i costi e le spese di funzionamento delle istituzioni europee, anche abolendo l'attuale doppia sede del Parlamento europeo;
   11) con riferimento al Green deal europeo, a non aderire all'attuale orientamento franco-tedesco di sostegno esclusivo alla energia elettrica, ma piuttosto a concentrare le risorse disponibili al finanziamento degli investimenti per l’«ecoadattamento» e a privilegiare l'utilizzo del gas naturale come fonte di approvvigionamento energetico pulita ed economica;
   12) ad apporre il veto dell'Italia qualora non vengano accolte le indicazioni illustrate dal Presidente del Consiglio e dal Ministro degli affari europei a tutela degli interessi strategici italiani.
(6-00098) «Lollobrigida, Meloni, Acquaroli, Baldini, Bellucci, Bignami, Bucalo, Butti, Caiata, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Luca De Carlo, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Foti, Frassinetti, Galantino, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi».