• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/02325-AR/0 ...    premesso che:     l'edilizia rappresenta da sempre un settore trainante del sistema economico e occupazionale del nostro paese;     si tratta di un comparto che...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02325-AR/001presentato daNARDI Martinatesto diMercoledì 19 febbraio 2020, seduta n. 307

   La Camera,
   premesso che:
    l'edilizia rappresenta da sempre un settore trainante del sistema economico e occupazionale del nostro paese;
    si tratta di un comparto che ha registrato una gravissima crisi negli ultimi anni determinando in Italia la chiusura di circa 130 mila imprese e la perdita di 640 mila posti di lavoro:
    l'ultimo rapporto dell'Osservatorio congiunturale sull'industria delle costruzioni dell'Ance, pur registrando da tre anni una moderata inversione di tendenza, ha comunque rimarcato che i recenti dati positivi non rappresentano un aumento in grado di segnare una vera svolta e di stabilizzare un settore che negli ultimi 11 anni si è ridotto ai minimi storici;
    il valore della produzione in Italia del settore delle costruzioni è rappresentato per il 74 per cento dagli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio edilizio e delle infrastrutture esistenti;
    un fattore importante per la crescita degli investimenti nella riqualificazione del patrimonio è rappresentato dagli incentivi per l'efficienza energetica, che hanno svolto un'azione anticiclica, anche se non risolutiva, rispetto alla forte crisi che ha interessato il mercato delle nuove costruzioni;
    tali incentivi hanno anche quindi rappresentato, promuovendo la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente, politiche efficaci di risparmio energetico, di contrasto al consumo di suolo e messa in sicurezza degli edifici;
    dalle ultime stime emerge infatti che gli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica hanno interessato dal 1998 al 2019, 19,5 milioni di interventi, ossia (considerando che le abitazioni sono il principale oggetto degli interventi di rinnovo) oltre il 62,5 per cento delle abitazioni italiane stimate dall'Istat (31,2 milioni);
    in venti anni le misure di incentivazione fiscale hanno attivato investimenti pari a quasi 322 miliardi di euro. Il dato a consuntivo per il 2018 indica un volume di investimenti pari a 28.487 milioni di euro veicolati dagli incentivi, riconducibili a 3.331 milioni di euro per la riqualificazione energetica e a 25.156 milioni di euro per il recupero edilizio. Le previsioni per il 2019, sulla base delle dinamiche registrate nei primi otto mesi dell'anno in corso, indicano un volume di spesa complessivo superiore ai livelli del 2018, con 28.963 milioni di euro, imputabili per 3.250 milioni di euro alla riqualificazione energetica (in lieve calo rispetto al 2018) e per 25.713 milioni al recupero edilizio;
    i dati del 2018 e del 2019 confermano, dunque, che le misure di incentivazione hanno attivato importanti volumi di investimenti a partire dal 2013, in corrispondenza della maggiorazione delle aliquote, e si può pensare che gli incrementi registrati nel 2018 e nel 2019 siano da attribuire anche all'inizio degli effetti prodotti dai nuovi incentivi;
   considerato che:
    in questi anni, per sostenere e promuovere le misure di incentivazione previste, sono state introdotte anche misure che potessero permettere ai beneficiari di optare per la cessione del corrispondente credito d'imposta al fornitori che hanno effettuato l'intervento;
    l'articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, numero 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, numero 90, ha disciplinato, tra l'altro, la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per le spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica effettuati su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o singole unità immobiliari. Le relative modalità attuative sono state definite da ultimo con Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate 28 agosto 2017, protocollo numero 165110;
    successivamente, a decorrere dal 1o gennaio 2017, la legge 11 dicembre 2016, numero 232 ha inserito nell'articolo 14 il comma 2-sexies, ai sensi del quale per le spese sostenute dal 1o gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali che interessino l'involucro dell'edificio con un'incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell'edificio medesimo nonché per quelli finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno la qualità media di cui al decreto del Ministro dello Sviluppo economico 26 giugno 2015, i condomini possono optare per la cessione del credito corrispondente alla detrazione (pari, rispettivamente, al 70 o al 75 per cento delle spese sostenute) ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con facoltà di successiva cessione del credito;
    il decreto-legge 30 aprile 2019, numero 34, cosiddetto «Decreto crescita», convertito, dalla Legge 28 giugno 2019, numero 58, ha introdotto all'articolo 10 modifiche alla disciplina degli incentivi per interventi di efficienza energetica e rischio sismico. È stata prevista la possibilità per il soggetto che sostiene le spese (normate dagli articoli 14 e 16 del decreto-legge 4 giugno 2013, numero 63) di ricevere, in luogo dell'utilizzo della detrazione, un contributo anticipato dal fornitore, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante: contributo recuperato dal fornitore sotto forma di credito d'imposta, di pari ammontare, da utilizzare in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo, senza l'applicazione dei limiti di compensabilità, con la possibilità a loro volta di cedere il credito d'imposta ai propri fornitori;
    la Legge di Bilancio 2020 con il comma 70, dell'articolo 1, ha poi sostituito il comma 3.1 dell'articolo 14 del decreto-legge numero 63 del 2013 (introdotto con il comma 1 dell'articolo 10 del decreto-legge numero 34 del 2019), così da mantenere il meccanismo dello sconto in fattura solamente per gli interventi di ristrutturazione importante di primo livello di cui alle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici (come da Decreto ministeriale 26 giugno 2015), per le parti comuni degli edifici condominiali con un importo dei lavori pari o superiore a 200.000 euro;
   preso atto che:
    l’iter legislativo sopracitato, relativo della cessione del credito, ha evidenziato alcune criticità non ancora risolte;
    le norme introdotte dal «Decreto crescita», se da un lato potevano favorire la diffusione degli interventi strutturali, dall'altro avrebbero potuto creare una forte e pericolosa distorsione del mercato penalizzando soprattutto le micro e piccole imprese operanti nel campo delle costruzioni e della installazione di impianti e infissi, rischiando inevitabilmente di favorire i grandi gruppi e le multiutility;
    anche per l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) la norma è apparsa «suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell'offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni» (bollettino Agcm n. 26 del 1o luglio 2019);
    lo sconto in fattura, ma anche la cessione del credito, rappresenterebbero quindi misure che escluderebbero dal mercato migliaia di imprese non in grado di praticarlo, in ragione della scarsa liquidità finanziaria e dell'insufficiente capienza fiscale per compensare il credito d'imposta. A vantaggio di aziende in condizione di poter anticipare la liquidità necessaria a integrare lo sconto, poiché dotate di un'ingente capacità organizzativa e finanziaria;
    d'altro canto le modifiche restrittive applicate nel corso degli ultimi anni alla legge ha limitato la possibilità della cessione del credito soltanto ad una limitata casistica che escluda ogni tipologia di intervento antisismico o che non sia condominiale;
    appare evidente che permettere ai cittadini di poter utilizzare la cessione del credito anche per interventi edilizi di altre tipologie e riferiti a singole unità immobiliari, fornendo al tempo stesso alle piccole imprese strumenti normativi per poter competere sul mercato con le grandi aziende, eleverebbe la capacità di investimento delle famiglie interessate ed incentiverebbe ancor più i volumi di affari del settore e quindi l'economia del nostro paese;
    nel provvedimento in esame «Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, recante disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica» sono presenti norme che consentono di modificare leggi che riguardano anche le detrazioni fiscali;
    nel corso dell'esame in Commissione referente del provvedimento in esame sono stati presentati emendamenti, poi non approvati, che avevano come obiettivo quello di ampliare le tipologie di detrazioni fiscali edilizie a cui applicare la cessione del credito;
    sono comunque necessarie norme organiche strutturali, sulle quali i cittadini possano programmare i loro investimenti e le imprese organizzare le attività ed i livelli occupazionali, e non soltanto proroghe temporali di leggi vigenti,

impegna il Governo

a promuovere una normativa organica che consenta ai beneficiari di tutte le detrazioni fiscali vigenti relative al settore edilizio, di poter cedere il credito ad aziende e fornitori che hanno effettuato i lavori, garantendo al tempo stesso strumenti normativi adeguati che permettano a tutte le imprese di poter anticipare la liquidità necessaria.
9/2325-AR/1. Nardi, Moretto, Benamati, Bonomo, Lacarra, Gavino Manca, Pezzopane.