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Atto a cui si riferisce:
C.5/03582 (5-03582)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 13 febbraio 2020
nell'allegato al bollettino in Commissione IV (Difesa)
5-03582

  Nel merito della vicenda riportata nell'atto, si evidenzia che la prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con sentenza depositata il 31 gennaio 2020, ha confermato la sentenza della Corte d'Appello di Reggio Calabria di condanna nei confronti di M.L.A. per i delitti, tra gli altri, di illecita detenzione di due fucili clandestini ed alterati, ricettazione di tali armi e detenzione di munizioni da guerra.
  La Corte di Cassazione, nel richiamare la propria costante giurisprudenza, ha affermato che la detenzione di bossoli, anche se esplosi, relativi a munizioni di guerra, configura il reato di cui all'articolo 2 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, non essendo necessario che si tratti di munizioni atte all'impiego, dovendosi invece considerare sufficiente la loro originaria e normale destinazione.
  Nella ricostruzione sistematica dei fatti e della normativa di riferimento, la Corte, anche con riferimento alla legge n. 110 del 1975 che definisce la nozione di munizione di guerra, ha ribadito come per la configurazione del reato di detenzione di munizioni da guerra, non sia necessario che esse siano atte all'impiego, dovendosi prescindere dalla loro efficienza e considerare sufficiente la loro originaria e normale destinazione.
  Sulla base di un tale procedimento logico-argomentativo, confortato da una giurisprudenza consolidata, la Corte, nel ritenere fondate le motivazioni poste alla base della sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria, ha ritenuto prevalente il dato della gravità e pericolosità della condotta sull'incensuratezza e sugli altri elementi evidenziati dalla Difesa, rigettando il ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
  In tale ambito, la richiesta di valutazione del Ministro della difesa in merito gli orientamenti sulla disciplina vigente, non può non coincidere con quella operata dal giudice di merito (di primo e di secondo grado) che, per quanto evidenziato dai giudici della stessa Corte di Cassazione, «ha esercitato in maniera niente affatto irragionevole la sua discrezionalità e che, quindi, è esente da censure di legittimità».