• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/04613 (4-04613)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-04613presentato daGIANNONE Veronicatesto diVenerdì 31 gennaio 2020, seduta n. 297

   GIANNONE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 23 gennaio 2020 diversi articoli di autorevoli media nazionali, tra cui Ansa, il Resto del Carlino, hanno riportato la notizia che riguarda due funzionarie, assistenti sociali della Ausl di Rimini, messe sotto indagine dalla Procura per aver impedito ad una madre di vedere i suoi figli per ben tre anni;

   «Le funzionarie – riporta l’Ansa – avevano accusato una madre di maltrattare i due figli piccoli, ma la donna è stata scagionata e ora a rischiare il processo sono il responsabile del Servizio tutela minori dell'Ausl di Rimini e il responsabile della Responsabilità genitoriale tutela dei minori. Il primo è anche indagato per diffamazione per le parole mosse contro la famiglia affidataria, ma registrate da una delle madri ai quali erano stati tolti i due piccoli»;

   «Bimbi di pochi anni, – racconta il Resto del Carlino –, tolti alla famiglia naturale, prima e a quella affidataria poi, passati da permanenze in strutture di accoglienza e collocati poi presso una famiglia, e successivamente rimessi in strutture. Decisioni assunte dal Tribunale per i Minorenni su indicazioni del Servizio Sociale o dallo stesso nell'esercizio del proprio potere discrezionale»;

   le indagini, avviate dopo le denunce presentate dai familiari, hanno fatto sì che il sostituto procuratore della Repubblica di Rimini formulasse un'ipotesi di reato per «mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice». Da affidatarie, le due assistenti non avrebbero agevolato, né fornito adeguato sostegno per la ripresa dei rapporti familiari con la madre. «L'indagine – scrivono – riguarderebbe anche un altro caso di una giovane madre, già ospite di una struttura di accoglienza nel Riminese con un bambino piccolo e incinta del secondo»;

   la legge n. 184 del 1983 delinea un quadro di misure volto a far sì che l'allontanamento definitivo del minore dalla propria famiglia venga disposto solo per accertate e insuperabili difficoltà del nucleo di origine ad assicurare al bambino un ambiente favorevole per la sua crescita, stante l'accertata inutilità di altre forme di sostegno alla famiglia o il rifiuto opposto da quest'ultima;

   la Convenzione di New York sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, ratificata dall'Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, all'articolo 9, stabilisce una riserva di legge rafforzata in materia di separazione del minore dai genitori, stabilendo che: «gli Stati parti vigilano affinché il fanciullo non sia separato dai suoi genitori contro la loro volontà a meno che le autorità competenti non decidano, sotto riserva di revisione giudiziaria e conformemente con le leggi di procedura applicabili, che questa separazione è necessaria nel preminente interesse del minore» –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, anche normative, intenda intraprendere per far in modo che la discrezionalità di cui godono i servizi sociali, così come previsto dall'ordinamento, possa essere esercitata nell'ambito di adeguati ed efficaci controlli al fine della piena tutela dei minori, per evitare il verificarsi di comportamenti «abusanti» che, non solo determinano un sovraccarico di lavoro da parte delle procure, ma ledono diritti fondamentali garantiti a livello internazionale, che una volta violati, sostanzialmente non possono essere più risarciti.
(4-04613)