• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/02810 MARTELLI - Al Ministro della difesa. - Premesso che: il 29 dicembre 2019 le forze statunitensi hanno colpito obiettivi del gruppo sciita Kataib Hezbollah in Iraq e Siria. Il Pentagono ha...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02810 presentata da CARLO MARTELLI
mercoledì 29 gennaio 2020, seduta n.185

MARTELLI - Al Ministro della difesa. - Premesso che:

il 29 dicembre 2019 le forze statunitensi hanno colpito obiettivi del gruppo sciita Kataib Hezbollah in Iraq e Siria. Il Pentagono ha spiegato la mossa come una reazione all'attacco del movimento filo-iraniano alla base irachena vicino a Kirkuk, dove un cittadino americano ha perso la vita e 4 soldati americani sono rimasti feriti;

dopo i raid di ritorsione americani, è scoppiata la rabbia degli sciiti iracheni, che hanno preso d'assalto l'ambasciata statunitense a Baghdad. Washington ha risposto con l'assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani, considerato la mente delle rivolte sciite;

dopo l'uccisione del generale iraniano Soleimani e di alte gerarchie della milizia irachena da parte dell'amministrazione Trump, che ha portato sull'orlo dello scontro gli Stati Uniti da un lato e Iran dall'altro, si è avuta una forte e civile risposta da parte del Governo di Baghdad, il quale ha giudicato il raid mirato contro Soleimani una violazione delle condizioni per il dispiegamento dell'esercito americano in Iraq;

il Parlamento iracheno, in data 5 gennaio 2020, in sessione straordinaria, ha votato una risoluzione all'unanimità con cui ha chiesto al proprio Governo, nell'ottica di preservare la propria sovranità, il ritiro delle truppe americane e il ritiro della richiesta di assistenza straniera. Successivamente, il Presidente statunitense Donald Trump ha minacciato l'Iraq di sanzioni in caso di azioni ostili verso gli Stati Uniti;

la votazione ha avuto come conseguenza una prepotente risposta americana che, forte di un potere militare primo al mondo, al fine di perseguire i propri interessi geopolitici e a dispetto delle norme del diritto internazionale, ha confermato e potenziato la propria presenza nel Paese iracheno, ciò a spregio della volontà espressa dal popolo iracheno, disattendendo e ignorando così le dichiarazioni aggiuntive del capo del Governo iracheno, che ritiene la ritirata delle truppe straniere vantaggiosa per il Paese;

"Vox Italia", movimento del quale l'interrogante è rappresentante, con stupore osserva l'inerzia dell'attuale Governo, coadiuvato da larga parte della silenziosa opposizione, all'atteggiamento antidemocratico e di arroganza militare americana. Comportamento suggellato dalla conferma di affiancare, con circa 1.000 militari italiani, le forze di occupazione statunitensi in Iraq, dimenticando così i militari italiani feriti e rivendicando sempre maggiori stanziamenti economici per l'acquisizione e l'aggiornamento degli armamenti dello strumento militare;

è del tutto evidente che i militari italiani in Iraq, in considerazione di tale risoluzione, sono considerati e sentiti come occupanti e non più come liberatori e collaboratori dell'esercito iracheno, divenendo oggetto di minaccia trasversale, nonché potenziali obiettivi degli eventuali e legittimi insorgenti. Il movimento Vox Italia, condividendo il grido di dolore lanciato dai sindacati militari, ritiene necessario esprimere il proprio dissenso verso l'impegno delle forze armate italiane in Iraq, ormai non consono agli obiettivi internazionali di pace e stabilità, concordando, altresì, sulla necessità di ritirare i contingenti militari italiani dalle missioni all'estero, ove l'impegno delle forze armate è divenuto chiaramente incostituzionale,

si chiede di sapere:

se il Governo abbia, ai sensi dell'articolo 11 della Costituzione, che sancisce che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, intrapreso le opportune e necessarie azioni atte ad interrompere l'intervento di assistenza militare, provvedendo al ritiro immediato delle truppe italiane dal territorio iracheno, sia per salvaguardare le vite dei militari, sia per impedire il proseguimento di questo atto incostituzionale, rendendo conforme e coerente il proprio operato rispetto agli accordi legittimi sottoscritti con i propri alleati;

se intenda porre in essere ogni iniziativa atta alla tutela della salute e della vita dei militari italiani impiegati in operazioni militari in Iraq, non limitandosi ad operazioni temporanee di ridislocazione degli assetti o alla sospensione delle attività addestrative, nonché ad evitare la partecipazione attiva a conflitti di guerra e l'uso improprio delle forze armate;

se intenda, nel territorio iracheno, invertire il rapporto tra costi militari e piani di cooperazione civile, attualmente 7 a uno, attraverso la polarizzazione delle proprie risorse finanziarie verso lo sviluppo delle progettualità o opere civili di costruzione di scuole, ospedali, potabilizzatori, infrastrutture, ricostruendo ciò che le guerre in questi decenni hanno distrutto e ponendo in essere una più efficace opera di contrasto al "Daesh" ed alla divisione settaria del Paese.

(4-02810)