• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/02815 LANNUTTI, ROMANO, MATRISCIANO, NATURALE, CORRADO, ACCOTO, PAVANELLI, ROMAGNOLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia. - Premesso che, per quanto risulta agli...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02815 presentata da ELIO LANNUTTI
mercoledì 29 gennaio 2020, seduta n.185

LANNUTTI, ROMANO, MATRISCIANO, NATURALE, CORRADO, ACCOTO, PAVANELLI, ROMAGNOLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

da un articolo de "il Giornale" del 28 dicembre 2019 a firma di Luca Fazzo dal titolo e dal sottotitolo eloquenti "MPS, scontro giudici-pm: 'Milano non ha indagato'. Salvini (Procura generale): era vicina al crac, ora nuove perizie. E gli inquirenti si ribellano", si apprende che, secondo il giudice per le indagini preliminari, Guido Salvini, il Monte dei Paschi di Siena «era sull'orlo del fallimento. E prima di prosciogliere gli uomini che stavano al suo vertice dopo lo scandalo, ovvero Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, bisogna indagare ancora. Cosa che la Procura della Repubblica non ha fatto»;

l'inchiesta milanese sui crediti "deteriorati", i finanziamenti «concessi da Mps a clienti destinati a non rimborsare mai né capitale né interessi», è nata da alcuni esposti di azionisti e vede indagati per falso in bilancio l'ex presidente Profumo, oggi amministratore delegato di Leonardo, e l'ex amministratore delegato Viola, nominati nel 2012 dopo la crisi dell'istituto bancario. Ad agosto 2019, il giudice per le indagini preliminari Salvini aveva respinto l'ennesima richiesta di archiviazione, in quanto si era trovato di fronte a «Una situazione catastrofica di Mps solo in parte rilevata dalla Banca d'Italia, che analizzando "a campione" i finanziamenti concessi da Mps evidenziò crediti deteriorati per 4,6 miliardi mentre le sofferenze irrecuperabili "ammontavano verosimilmente a più di 26 miliardi"». Non solo. «"Il giudizio di inadeguatezza organizzativa, procedurale e globalmente aziendale formulato dalla Banca d'Italia nei confronti di Mps non rifletteva del tutto l'ancor più grave stato dei fatti in quanto non descriveva completamente la situazione di rischio in cui si trovavano i clienti dell'Istituto"»;

considerando, inoltre, che, sempre per quanto risulta:

secondo il giornalista, il giudice Salvini avrebbe preso in seria considerazione la perizia dell'ingegner Giuseppe Bivona, consulente di un centinaio di vittime del crac Mps, in cui si sostiene che «"la banca avrebbe fatto figurare come semplici sofferenze crediti ormai del tutto inesigibili" e che "le comunicazioni al mercato sarebbero state sistematicamente ingannevoli a partire dal comunicato del gennaio 2013, in costanza della guida di Profumo e Viola, in cui si affermava che la situazione è sotto controllo"»;

l'ingegner Bivona «in un esposto di inusitata durezza», come riporta "il Giornale" in un altro articolo, pubblicato il 19 gennaio 2020, sempre a firma di Fazzo, accusa la Procura di Milano di aver dato vita ad «una copertura in grande stile delle colpe del disastro Mps da parte della Procura di Milano, trasformatasi in avvocato difensore dei vertici della banca senese arrivati dopo il disastro: ovvero Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, nominati "su input dei vertici del Partito Democratico a livello locale e nazionale"»;

quanto alle richieste di archiviazione, secondo Bivona non si tratterebbe «di una fisiologica diversità di opinioni tra organi giudiziari ma di "profili di tale abnormità" da giustificare un procedimento disciplinare. Per raggiungere i suoi obiettivi, il pubblico ministero avrebbe ripetutamente "travisato i fatti", "omettendo di valutare circostanze inconfutabilmente accertate", specie i documenti che provavano la malafede di Profumo e Viola, la loro consapevolezza che i bilanci erano falsi perché spacciavano dei derivati come titoli di Stato». Infine, per Bivona «il pm avrebbe avallato le note tecniche di Banca d'Italia e Consob "quantunque pacificamente errate o sconfessate in modo documentale"»;

l'ingegner Bivona avrebbe anche chiesto l'intervento del Consiglio superiore della magistratura e del Ministro della giustizia «nei confronti del pm milanese titolare del procedimento», in quanto dalla lettura dei verbali di udienza «"nel procedimento manca di fatto la pubblica accusa"». Infatti, Bivona nel suo esposto ritiene che dietro la vicenda ci sarebbe «un "affare di Stato"», ovvero un'«operazione finalizzata a salvare non la banca, ma la Fondazione Mps, cuore del potere rosso a Siena». Nell'esposto, il perito sostiene inoltre che «"Se i bilanci non fossero stati truccati, non sarebbero mai arrivati gli aiuti di Stato, i cosiddetti Monti Bonds", che evitarono la catastrofe. (...) Bivona parla di "una distruzione di valore per i soci pubblici e privati pari a circa 16,5 miliardi, di cui circa 2,5 miliardi per lo Stato. Nonostante che già nel 2013, se non nel 2012, Mps fosse tecnicamente fallita. Tutto questo mentre Viola diramava comunicati tranquillizzanti sullo stato di salute della banca"». Infine, Bivona «non risparmia neanche gli attuali vertici dell'istituto, a partire dal presidente Stefania Bariatti, che "erano in carica" al momento dell'approvazione della relazione finanziaria (non conforme ovvero falsa) al 30 giugno 2015, ed erano stati avvisati nel luglio 2015 "del falso contabile relativo all'operazione Nomura". Per tutti questi motivi, il consulente dei piccoli azionisti "chiede dunque alla sezione disciplinare del Csm di valutare alla luce dei fatti esposti se il pubblico ministero abbia tenuta o meno una condotta contraria ai suoi doveri nell'esercizio delle sue funzioni"»;

gli interroganti ritengono che i Ministri in indirizzo debbano intervenire, con atti di competenza, anche per restituire fiducia ai cittadini,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se e quali iniziative di propria competenza intendano adottare in merito.

(4-02815)