• Testo RISOLUZIONE CONCLUSIVA

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Atto a cui si riferisce:
C.8/00061 Risoluzione conclusiva 8-00061presentato daLATTANZIO Paolotesto diMartedì 28 gennaio 2020 in 7-00360 Lattanzio e altri: Sul contrasto di fenomeni di odio e razzismo antisemita,...



Atto Camera

Risoluzione conclusiva 8-00061presentato daLATTANZIO Paolotesto diMartedì 28 gennaio 2020 in

7-00360 Lattanzio e altri: Sul contrasto di fenomeni di odio e razzismo antisemita, nonché iniziative dedicate al ricordo delle persecuzioni subite dal popolo ebraico.

RISOLUZIONE APPROVATA

  Le Commissioni I e VII,
   premesso che:
    nel mese di agosto 2019, il presidente israeliano Reuven Rivlin ha invitato i leader mondiali a Gerusalemme in occasione del 75o Anniversario (il 27 gennaio 2020) della Liberazione del lager nazista di Auschwitz, quello nel giorno che – sulla base della risoluzione dell'Assemblea generale dell'ONU A/RES/60/7 (1o novembre 2005) – più comunemente è conosciuto come «Giorno della Memoria per le vittime dell'Olocausto» (International Day of Commemoration in memory of the victims of the Holocaust) e che è celebrato il 27 gennaio di ogni anno. L'invito, legato allo svolgimento del 5o World Holocaust Forum – che si terrà il prossimo 23 gennaio 2020 a Yad Vashem a Gerusalemme – rappresenta la volontà di dare un vero segnale nella lotta contro l'antisemitismo, anche a favore dell'educazione delle future generazioni all'importanza della memoria. Il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha già confermato la sua partecipazione, insieme al Presidente francese Emmanuel Macron, al Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ed il Presidente austriaco Alexander Van der Bellen;
    il già menzionato Forum nasce in risposta all'aumento allarmante di episodi di antisemitismo, odio e violenza, soprattutto in molti Paesi europei: l'ultimo, in ordine di tempo, è relativo alla sparatoria avvenuta il 9 ottobre 2019 ad Halle, in Germania, di fronte alla sinagoga della città, dove erano in corso le celebrazioni per la festività dello Yom Kippur;
    per quanto riguarda il nostro Paese, l'Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea – Cdec – riporta che, nel primo trimestre del 2019 (gennaio-marzo) sono stati registrati 63 episodi di antisemitismo, nel secondo trimestre (aprile-maggio) 72 episodi, mentre nel terzo (luglio-settembre) 55, per un totale (da gennaio a settembre) di 189, mostrando come anche in Italia diventi sempre più preoccupante l'emersione di nuove forme di odio;
    lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso tenuto in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria del 2019, ha evidenziato che «in Italia e nel mondo sono in aumento gli atti di antisemitismo e di razzismo, ispirati a vecchie dottrine e a nuove e perverse ideologie. Si tratta, è vero, di minoranze. Ma sono minoranze sempre più allo scoperto, che sfruttano con astuzia i moderni mezzi di comunicazione, che si insinuano velenosamente negli stadi, nelle scuole, nelle situazioni di disagio»; al giorno d'oggi i populismi, i suprematismi e le fake news rappresentano un elemento che si afferma quotidianamente e costantemente; tale considerazione in associazione con la costatazione che Internet è diventata la fonte primaria per l'aggregazione del consenso e della formazione del pensiero comune, determina una condizione per cui l'antisemitismo si diffonde sempre più velocemente, trasformandosi in una sua versione evoluta e mediatica e avviando un processo che da verticale è diventato partecipativo e orizzontale, reiterando cliché antisemiti che contribuiscono ad alimentare un'immagine negativa e stereotipata degli ebrei;
    indubbiamente, dunque, il web ha permesso la formazione di una struttura culturale in cui l'antisemitismo è diventato socialmente accettabile – con particolare riferimento ai giovani – trasformandolo in «normalità». Ciò che è ancora più allarmante è che tale trasformazione favorisce la possibilità che le affermazioni di odio nei confronti degli ebrei si trasformino in forme di violenza che si realizzano nella vita reale, colpendo e abbattendo le difese che la società ha eretto contro il razzismo;
    a gennaio 2019, in risposta ai festeggiamenti per i 119 anni della Società di calcio della Lazio, sono stati diffusi dalle tifoserie antagoniste dei volantini in cui i sostenitori della Lazio e del Napoli venivano paragonati agli ebrei in termini estremamente dispregiativi; si ricorderà l'episodio del 2017 relativo alla diffusione di una figurina rappresentante Anna Frank con la maglietta della squadra della Roma, nonché l'oltraggio alla memoria di 20 vittime della Shoah con il furto di 20 pietre d'inciampo nel quartiere Monti a Roma nel 2018. In tale quadro rientrano anche le offese al giornalista Gad Lerner del settembre 2019 a Pontida, o gli sputi lanciati da un uomo romano con una svastica tatuata ad una professoressa di «Storia medioevale ed ebraica» all'Università di Pisa, perché «credeva fosse ebrea». Una carrellata di episodi inaccettabili che vanno ad intaccare la vita e le attività quotidiane, dimostrando una non accettabile normalizzazione del sentimento antisemita. Inoltre, si specifica anche che il numero reale degli episodi di antisemitismo risulta superiore a quello effettivamente registrato, poiché è più facile avere notizia di azioni più gravi rispetto a offese verbali o scritte, che vengono denunciate più raramente;
    il fenomeno, oltre che ad essere in forte crescita in Italia ed in Europa, desta preoccupazione anche oltreoceano. Negli Stati Uniti la logica del «suprematismo bianco» – inteso come una presunta superiorità della razza bianca su afroamericani, ispanici, arabi ed anche ebrei – incita alla diffusione di odio e violenza. Proprio in nome di tale suprematismo, il 27 aprile 2019, un diciannovenne è entrato nella sinagoga di Poway, nella Contea di San Diego in California, e ha aperto il fuoco durante la celebrazione della Pasqua ebraica; solo pochi mesi prima, nell'ottobre 2018, un uomo ha ucciso 11 persone che stavano assistendo alle funzioni del sabato mattina nella sinagoga di Pittsburgh, in Pennsylvania. Proprio quest'ultimo episodio è stato considerato tra i più efferati in termini di violenza contro la comunità ebraica;
    di fronte alla crescente ondata di odio – che assume dimensioni, dunque, globali – gli sforzi per educare ai pericoli dell'antisemitismo, del razzismo e della xenofobia e conseguentemente la promozione di occasioni di commemorazione e continua ricerca storica sulla Shoah devono essere sempre maggiori, e conseguentemente diventa più cruciale che mai – oltre ad un adeguato contrasto – creare occasioni di confronto e di dialogo, nonché promuovere il più diffusamente possibile la cultura della memoria nella società, nelle istituzioni e nelle comunità, sia in maniera «tangibile», che nel mondo della rete virtuale. La cultura, su questi fronti, ha ancora un potere importante;
    molte sono le iniziative culturali dedicate al ricordo del 75o anniversario della liberazione del campo di Auschwitz: tra i tanti esempi vi è l'opera del famoso architetto Daniel Libeskind – già autore del Museo Ebraico di Berlino e del Contemporary Jewish Museum di San Francisco, che ha progettato – insieme con il fotografo Caryl Englander e il curatore dell’Amud Aish Memorial Museum, Henri Lustiger Thaler – l'installazione temporanea «Through the Lens of Faith», che resterà allestita nel giardino dell'Auschwitz-Birkenau State Museum di Oåwiäcim, in Polonia, fino al 31 ottobre 2020. L'opera raccoglie 21 fotografie a colori di altrettanti sopravvissuti, che rappresentano una forma di racconto in prima persona dai quali emerge chiaramente la brutalità a cui sono stati sottoposti i testimoni del dramma della Shoah;
    l'installazione offre uno spunto per ragionare su quanto il tema culturale – inteso nel suo complesso di attività e sfaccettature materiali ed immateriali – rappresenti uno strumento essenziale per coltivare l'importanza della memoria, per diffonderla e per evitare che si verifichino ancora nuove forme di persecuzione come la Shoah. La cultura rappresenta un processo di costruzione attiva della memoria, orientata al futuro ed alle future generazioni;
    il binomio Cultura e Memoria, visto come la prima al servizio della seconda, può essere letto anche in una chiave differente, che accoglie un carattere osmotico e di interconnessione: parliamo della cultura della memoria, o di memoria culturale, laddove la cultura diventa custode della memoria, sostenendo un processo educativo destinato soprattutto alle future generazioni. La cultura promuove la definizione di un concetto di memoria basato su di un approccio di condivisione e dialogo, di autocritica e sostegno alla tutela dei diritti di tutti, senza discriminazione alcuna o diffusione di messaggi di odio, che si rivolge al passato ma crea un orientamento positivo per il futuro;
    è necessario incentivare una dinamica positiva in cui la Memoria diventi un bene immateriale capace di diffondersi da bocca a bocca, da mente a mente, creando una rete solida di testimonianza, capace di durare nel tempo. In futuro arriverà un momento in cui non sarà più presente chi ha vissuto in prima persona i drammi della Shoah, ed è dunque fondamentale sostenere un passaggio di testimone verso quelle che saranno in futuro «le candele della memoria», ossia coloro i quali saranno capaci di rigenerare e portare avanti il messaggio legato all'importanza del ricordo di quanto accaduto;
    un pieno coinvolgimento delle più giovani generazioni deve dunque prevedere la diffusione di un messaggio culturale sia attraverso la definizione di azioni concrete – soprattutto sul piano formativo e di valorizzazione del ricordo –, che di una piena diffusione di un dialogo culturale positivo anche sul web e nei nuovi media, lasciando così sempre meno spazio a chi li sfrutta su di un piano di discriminazione. Ed è proprio in tale cornice che si inserisce, seppur spesso in maniera non sistematica, l'attento lavoro di prevenzione, informazione e sensibilizzazione che il mondo della scuola, quello delle università e quello delle associazioni, del terzo settore portano avanti, sia come singole istituzioni, che in un quadro di collaborazione. Si parla proprio di quegli attori culturali che per primi sono in contatto con le giovani generazioni e le cui attività rappresentano una chiave di volta nella protezione e diffusione della memoria e del suo messaggio;
    il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita in Italia con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, che all'articolo 1 ricorda il suo scopo che è «di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati»,

impegnano il Governo:

   1) a supportare ogni iniziativa mirata al contrasto della diffusione dei messaggi di odio e razzismo antisemita, anche sul web, al fine di arginare e fermare la crescita esponenziale di episodi di violenza verbale e fisica nei confronti degli ebrei, soprattutto nei luoghi di maggiore aggregazione giovanile o di disagio socio-culturale;
   2) a prevedere adeguate iniziative, con il supporto di idonei finanziamenti, mirate ad incentivare nelle scuole e nei presidi educativi delle comunità lo svolgimento di manifestazioni ed attività dedicate al ricordo delle persecuzioni subite dal popolo ebraico – con particolare riferimento alla celebrazione del 75o anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz – nonché a sostenere l'attuazione di adeguati percorsi formativi – anche in collaborazione con organizzazioni ed associazioni promotrici di attività dedicate alla diffusione e valorizzazione della memoria – destinati ai giovani e finalizzati a sostenere l'importanza della memoria delle persecuzioni subite dagli ebrei.
(8-00061) «Lattanzio, Brescia, Zennaro».