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Atto a cui si riferisce:
S.4/02198 PAPATHEU - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. - Premesso che: negli ultimi 30 anni in Italia è andato distrutto il 12 per cento del...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 050
all'Interrogazione 4-02198

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione, corre l'obbligo di precisare che, stante la sua pluralità tematica, di competenza del Ministero dell'interno, della salute, dell'ambiente, la fase istruttoria si è rilevata piuttosto articolata e di seguito quindi verranno affrontate in dettaglio le questioni, tenuto conto dell'attento contributo fornito da ciascuna amministrazione.

La Prefettura di Caserta ha comunicato che secondo quanto segnalato dall'incaricato per il contrasto del fenomeno, nei comuni dell'area delle province di Napoli e Caserta, conosciuta come "terra dei fuochi", i roghi di rifiuti sono diminuiti. L'andamento dell'ultimo quinquennio (si è scesi dai 3.984 interventi complessivi effettuati nel 2012, ai 1.932 interventi alla fine del 2017), in lieve controtendenza nel 2017, ha ripreso a decrescere significativamente nel 2018, quando nei comuni napoletani e casertani sono stati effettuati complessivamente oltre 460 interventi di spegnimento in meno rispetto al periodo gennaio-novembre 2017 (pari a circa il 25 per cento in meno).

Un ultimo dato scaturisce dall'attuazione del protocollo d'intesa per gli interventi di prelievo e gestione di pneumatici fuori uso abbandonati (PFU) nel territorio delle province di Napoli e Caserta (cosiddetto protocollo Ecopneus). Infatti, sono state prelevate, gratuitamente, da parte del consorzio Ecopneus, nei primi 9 mesi del 2018, 4.755,69 tonnellate di pneumatici fuori uso, rispetto alle 639,58 dell'intero anno precedente. La Prefettura di Caserta riferisce che l'attività di recupero posta in essere trova immediato riscontro negli interventi dei Vigili del fuoco di Napoli e Caserta che, nello stesso arco temporale, hanno registrato il 56 per cento di roghi di pneumatici in meno rispetto all'anno precedente.

Se i roghi al bordo strada sono diminuiti, negli ultimi mesi del 2018 si è dovuto registrare un cambiamento nella tipologia degli incendi che nell'estate 2019 hanno interessato i siti di stoccaggio, non solo campani.

L'azione di contrasto della sezione operativa della cabina di regia, istituita in base al patto per la terra dei fuochi, coordinata dall'incaricato del Ministero dell'interno, è stata rivolta anche ai territori dove insistono siti di stoccaggio e trattamento rifiuti e non solo dove si trovano aziende che smaltiscono illegalmente gli scarti della propria produzione, ovvero siti di sversamento abusivo.

Il 19 novembre 2018 è stato firmato, a Caserta, il "piano d'azione per il contrasto dei roghi rifiuti" con l'obiettivo di incidere in maniera profonda e sistematica, tra l'altro, sui fattori che sono all'origine dei roghi e, soprattutto, del fenomeno a monte dell'abbandono abusivo di rifiuti su aree pubbliche e private. In questa direzione si muove la sezione operativa della cabina di regia, alla quale, da alcuni mesi, è stata data un'impronta operativa per la programmazione e l'attuazione di dispositivi di vigilanza e di controllo. La linea di intervento è volta al controllo straordinario dei territori in cui è più diffuso il fenomeno dei roghi dei rifiuti, mediante un'azione più incisiva che prevede la maggiore concentrazione (in aree e periodi preventivamente determinati) di militari dell'Esercito, coadiuvati dalle Polizie locali, con il coordinamento delle forze dell'ordine. Sono state così attuate azioni di contrasto congiunte, sia per il monitoraggio delle situazioni di criticità, sia per la conseguente attività di prevenzione.

Ai dati, già di significativa valenza, delle operazioni straordinarie vanno aggiunti quelli delle forze dell'ordine che svolgono, anche singolarmente, attività di controllo, muovendosi sempre nell'ambito del piano generale di contrasto al fenomeno dei roghi dolosi di rifiuti. È stata, tra l'altro, promossa la stipula di accordi tra le polizie della Città metropolitana e della Provincia di Caserta e tra alcuni Comuni del territorio per la gestione associata dei servizi in materia di contrasto degli illeciti ambientali.

La Prefettura di Caserta riferisce che l'ARPA Campania ha reso noto che, sul territorio provinciale, sono presenti diversi siti con importanti criticità dal punto di vista ambientale, ma nessuno di loro versa in condizioni tali da essere definito "area di disastro ambientale" alla luce della vigente normativa. Quanto al ruolo degli organi di controllo, è stato sottolineato che l'ARPA denuncia sistematicamente tutte le irregolarità riscontrate durante l'attività di controllo, eseguita d'iniziativa o a supporto degli organi di polizia giudiziaria.

La ASL di Caserta ha altresì comunicato che, con delibera n. 1275 del 20 luglio 2011 del commissario straordinario della ASL, è stato istituito il registro tumori della popolazione della ASL Caserta, che si è sviluppato nell'ambito dell'unità operativa complessa "monitoraggio ambientale e registro tumori". Il registro, che è afferente al dipartimento di prevenzione della ASL, è deputato alla raccolta, codifica, elaborazione ed analisi delle informazioni relative a tutti i casi di tumore diagnosticati alle persone residenti nel territorio dell'Azienda sanitaria locale. Dal 25 febbraio 2014 la struttura è parte integrante del "registro tumori di popolazione della Regione Campania" (legge regionale n. 9, BURC n 14/2014, recante "Modifiche a norme della legge regionale 10 luglio 2012, n. 19 - Istituzione del Registro Dimori di Popolazione della Regione Campania"). Ad aprile 2016, il registro ha ottenuto l'accreditamento scientifico presso l'Associazione italiana registri tumori (AIRTUM),

Al riguardo, la Prefettura sottolinea come gli indicatori epidemiologici prodotti dal registro sono di tipo eminentemente descrittivo, mirando a definire il fenomeno oncologico, anzitutto in termini di incidenza di nuovi casi all'anno e di mortalità (indicatore di esito, essenzialmente correlato alle attività di prevenzione primaria o secondaria e ai percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali offerti agli ammalati). In funzione dell'accuratezza di queste misure risulta possibile formulare, nonché testare, ipotesi sul peso che i diversi determinanti comportamentali, ambientali eccetera hanno nello sviluppo delle patologie oncologiche. Tuttavia, la formulazione e la verifica di tali ipotesi esulano dalle principali mission del registro, ricadendo nell'ambito dell'epidemiologia analitica, branca precipuamente deputata a stabilire associazioni tra i diversi fattori di rischio e l'insorgenza di un evento patologico.

La Prefettura di Caserta sottolinea come i dati emersi dal registro tumori sono relativi a "tutti i tumori". Da un punto di vista clinico ed epidemiologico, le peculiarità di ciascuna neoplasia per fattori di rischio, modalità di sviluppo, fisiopatologia, comportamento, possibilità terapeutiche, eccetera impongono che, alla fotografia di insieme, segua un'accurata analisi sede-specifica.

È chiaro, dunque, che la popolazione dell'area è esposta a numerosi fattori di rischio ambientali e comportamentali che meritano un accurato e continuo monitoraggio ed approfondimenti di epidemiologia analitica. I dati pongono l'accento sull'importanza dei necessari miglioramenti da attuare nell'ambito della prevenzione e dei percorsi terapeutico-assistenziali sulla popolazione dell'intera provincia.

Inoltre, il 3 maggio 2019 è stato firmato l'accordo per l'esercizio congiunto delle attività della Polizia metropolitana di Napoli e della Polizia provinciale di Caserta per il contrasto al fenomeno degli abbandoni e degli incendi dolosi di rifiuti, sottoscritto dal sindaco della Città metropolitana e dal presidente della Provincia di Caserta, unitamente al prefetto di Napoli, al prefetto di Caserta e all'incaricato per il contrasto al fenomeno dei roghi di rifiuti.

Il Ministero della salute ha riferito che, per quanto riguarda le aree della Campania ricadenti nelle province di Napoli e Caserta, nel 2014 l'Istituto superiore di sanità (ISS) provvide ad effettuare un aggiornamento dello studio SENTIERI, ovvero della situazione epidemiologica, nei comuni allora definiti "terra dei fuochi" dalla legge n. 6 del 2014. I risultati furono consegnati al Ministro della salute e al presidente della Regione, nel maggio 2014. Successivamente, i risultati furono pubblicati in un rapporto dedicato (rapporti ISTISAN 15/27).

Al fine di una valutazione dei rischi per la salute associabili con le situazioni di contaminazione ambientale, furono selezionate specifiche patologie da analizzare, definite di interesse a priori, in base alle conoscenze allora disponibili. Per queste patologie sono stati considerati i seguenti esiti: mortalità e ricoveri e, per le patologie oncologiche, l'incidenza. L'analisi sulla mortalità ha riguardato il periodo 2003-2011, escluso il biennio 2004-2005, dati allora disponibili. L'analisi delle ospedalizzazioni è riferita al periodo 2005-2011.

Questa tipologia di analisi è stata effettuata per ognuno dei 55 comuni e, separatamente, in due gruppi per i 32 comuni della "terra dei fuochi" della provincia di Napoli e per i 23 comuni della terra dei fuochi della provincia di Caserta. L'analisi dell'incidenza delle patologie oncologiche si è resa possibile in soli 17 comuni della provincia di Napoli, tra i 55 comuni della terra dei fuochi, considerati nel registro tumori della ASL Napoli 3 Sud, l'unico registro tumori dell'area allora accreditato presso l'AIRTUM e l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).

Il rapporto conclude evidenziando che la presenza di elementi di criticità per la salute delle popolazioni adulte ed infantili residenti nella terra dei fuochi (come definita dalla legge n. 6 del 2014) concorre a giustificare l'urgente attuazione di piani di risanamento ambientale e l'immediata cessazione delle pratiche non a norma e di quelle illegali di smaltimento e combustione dei rifiuti. Inoltre, viene raccomandata l'implementazione di interventi preventivi, diagnostici e terapeutici e più in generale, assistenziali, per specifiche patologie (rapporto ISTISAN 15/27).

Tanto premesso, il Ministero della salute, come del resto la Prefettura di Caserta, fa presente che la messa a punto di indagini epidemiologiche per la stima dei possibili effetti sanitari di esposizioni ambientali richiede una valutazione per ogni singolo territorio in base alle sue specifiche caratteristiche ambientali e geografiche. Affinché gli studi possano riportare informazioni esaustive circa il possibile contributo che esposizioni a fattori di rischio ambientali hanno sullo stato di salute delle popolazioni, è necessaria l'integrazione tra dati ambientali e sanitari secondo metodologie accreditate dalla più recente letteratura scientifica internazionale. Tali indagini richiedono la partecipazione e collaborazione di istituzioni nazionali, regionali e locali, con competenze in ambito ambientale e sanitario.

Il Ministero dell'ambiente, nell'ambito delle proprie competenze, segnatamente sulla questione degli incendi e al fine di ridurre il rischio di pericoli per la salute umana e per l'ambiente, ha predisposto, in sinergia con le autorità competenti del Ministero dell'interno, una circolare, pubblicata il 15 marzo 2018, recante "linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi". Successivamente, anche per provvedere all'aggiornamento del testo delle stesse linee guida, è stato costituito, con decreto n. 271 del 19 novembre 2018 del capo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, un gruppo di lavoro composto da funzionari dei Vigili del fuoco e del Ministero finalizzato all'elaborazione di una norma tecnica di prevenzione degli incendi per depositi temporanei e stoccaggi dei rifiuti, così come definiti dal decreto legislativo n. 205 del 2010, anche non soggetti alle procedure di prevenzione incendi di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 151 del 2011.

Inoltre, con il decreto-legge n. 113 del 2018, cosiddetto decreto sicurezza, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018, è stato inserito nell'ordinamento l'art. 26-bis recante "piano di emergenza interna per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti" che introduce l'obbligo per i gestori di impianti di stoccaggio e di lavorazione dei rifiuti, esistenti o di nuova costruzione, di predisporre un piano di emergenza interna.

Inoltre, tenuto conto degli ultimi incendi avvenuti alla fine del 2018 in Campania, questo Ministero si è fatto promotore di un'azione sperimentale di coordinamento delle diverse autorità competenti sul territorio, per far attivare una serie di azioni sinergiche finalizzate alla prevenzione e al monitoraggio degli incendi. A tale scopo, in data 19 dicembre 2018, è stato siglato a Caserta, tra i Ministri dell'ambiente, dello sviluppo economico, dell'interno, della difesa, della giustizia e per la coesione territoriale ed il presidente della Regione Campania il primo protocollo sperimentale per la realizzazione di azioni per la tutela della salute, dell'ambiente e della popolazione e per l'attivazione di un presidio e di un controllo del territorio per la prevenzione degli incendi.

Da questa esperienza potrà discendere una best practice nazionale da poter replicare nelle diverse aree del Paese, trattandosi, come è noto, di una problematica che non interessa la sola Campania ma tutti i territori regionali ad alta concentrazione di impianti di gestione dei rifiuti. Secondo le previsioni del protocollo, è stata data quindi un'impronta operativa per la programmazione e l'attuazione di dispositivi di vigilanza alla cabina di regia istituita in attuazione del "patto della terra dei fuochi",

Infine, a seguito delle consultazioni e delle richieste delle Regioni, si è giunti all'aggiornamento delle linee guida pubblicate nel marzo 2018. Con la circolare n. 1121 del 21 gennaio 2019 sono state, pertanto, pubblicate le nuove linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi. Le misure adottate sono un primo, significativo passo di un percorso complesso e articolato che vedrà necessariamente ulteriori implementazioni, sulla base delle esigenze che emergeranno in fase attuativa.

Sarà cura di questo Ministero, anche grazie alla costante interlocuzione avviata con tutti soggetti interessati al protocollo e con il gruppo di lavoro citati, monitorarne costantemente gli sviluppi, al fine di individuare eventuali misure aggiuntive per la totale soluzione del problema.

COSTA SERGIO Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare

19/12/2019