• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/01306 TARICCO, STEFANO, ASTORRE, ALFIERI, FEDELI, GIACOBBE, FERRAZZI, ROSSOMANDO, BITI, IORI, BOLDRINI, ROJC, VALENTE, D'ARIENZO, MANCA, LAUS, PINOTTI, VATTUONE, MESSINA Assuntela, D'ALFONSO,...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01306 presentata da MINO TARICCO
martedì 14 gennaio 2020, seduta n.180

TARICCO, STEFANO, ASTORRE, ALFIERI, FEDELI, GIACOBBE, FERRAZZI, ROSSOMANDO, BITI, IORI, BOLDRINI, ROJC, VALENTE, D'ARIENZO, MANCA, LAUS, PINOTTI, VATTUONE, MESSINA Assuntela, D'ALFONSO, CIRINNA' - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

dal 18 ottobre 2019, dopo che all'interno della controversia Boeing-Airbus, il WTO ha autorizzato gli USA ad applicare un limite massimo di 7,5 miliardi di dollari delle sanzioni alla UE, gli stessi USA hanno imposto dazi su merci provenienti dai Paesi dell'Unione europea per quasi 7 miliardi di euro, colpendo prevalentemente il settore agricolo in modo molto articolato (volendo semplificare olio spagnolo, vini francesi e formaggi italiani), puntando con evidenza, a danneggiare l'export europeo in USA, ma anche a dividere le stesse economie UE;

nel nostro Paese sono stati interessati in particolare formaggi per circa il 50 per cento del valore complessivo dei dazi (grana padano, parmigiano reggiano, gorgonzola, provolone, asiago, fontina, taleggio) e alcolici, ad esclusione del vino, per oltre il 30 per cento del valore complessivo dei dazi, con un valore di export di oltre 400 milioni di euro con un dazio aggiuntivo del 25 per cento del valore;

l'impatto dei dazi ha agevolato indirettamente la lobby dell'industria casearia USA (CCFN) e anche l'italian sounding (cioè le imitazioni di prodotti a denominazione di origine protetta di alta qualità attraverso richiami o allusioni a nomi o simboli di italianità), e ha frenato di quasi il 20 per cento le vendite dei prodotti agroalimentari del made in Italy, danneggiando pesantemente i nostri settori interessati dai dazi;

l'ICE (Istituto per il commercio con l'estero) ha previsto uno stanziamento aggiuntivo di 12 milioni di euro per misure promozionali sul mercato USA a supporto delle imprese operanti nei settori danneggiati dai dazi e il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ha richiesto al commissario europeo al commercio di attivare un fondo UE a sostegno delle imprese colpite e un rafforzamento delle politiche di promozione negli Stati Uniti;

considerato che:

il 6 dicembre 2019 il Dipartimento del commercio americano ha avviato una consultazione pubblica che si concluderà il 13 gennaio 2020 con la pubblicazione di una lista di prodotti che potrebbero essere colpiti da nuovi dazi, fino al 100 per cento del valore della merce, tra i quali numerosi prodotti vitivinicoli di tutti gli Stati membri europei, Italia compresa, che saranno operativi già dal 15 febbraio 2020;

l'imposizione di un dazio al 100 per cento, che potrebbe entrare in vigore nelle prossime settimane e che colpirebbe pesantemente i vini italiani, porterebbe conseguenze disastrose per le imprese, i viticoltori ed i territori, soprattutto per quei produttori per i quali il mercato americano è il principale sbocco commerciale;

gli Stati Uniti sono la prima destinazione del vino italiano, per un controvalore di circa 1,5 miliardi di euro e un volume pari a un quarto del totale dell'export nazionale di vino (nei primi 7 mesi del 2019, l'Italia ha esportato circa 650 milioni di euro di vini fermi e frizzanti, con una crescita sul 2018 del 2,8 per cento, e circa 200 milioni di vini spumanti, con una crescita del 7,7 per cento);

con la nuova lista sono ora interessati i due terzi del valore dell'export del made in Italy agroalimentare in Usa, pari a 4,5 miliardi, con il vino che, con quasi 1,5 miliardi di euro (in aumento del 5 per cento nel 2019) è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli USA, l'olio di oliva con 436 milioni (anche in aumento del 5 per cento nel 2019), e con la pasta, 305 milioni (con un aumento record del 19 per cento);

le associazioni di categoria italiane di concerto con gli stessi importatori e le loro associazioni di rappresentanza americane (NABI) stanno coordinando un'articolata azione di pressione verso il Congresso americano e campagne di comunicazione sui social network, oltre a prevedere il lancio di una petizione on line, al fine di sensibilizzare i consumatori americani, l'opinione pubblica, le aziende italiane e gli operatori tricolore in America (operatori della filiera compresi, ristorazione, distribuzione e così via), affinché facciano sentire anche loro la propria voce nei confronti dell'amministrazione americana;

dato atto che:

nel 2018 gli USA hanno importato vino dal resto del mondo per un valore di 5,5 miliardi di euro (con un aumento del 4,6 per cento) e la crescita sui 5 anni è del 6 per cento annuo, e sono la prima destinazione, in volume ed in valore (circa 1,5 miliardi di euro per oltre 3,3 milioni di ettolitri nel 2018) delle vendite di vino italiano e di 11,5 milioni di ettolitri importati a livello globale;

il mercato americano per il nostro territorio è fondamentale ed insostituibile nel breve-medio periodo, ed è frutto di investimenti e di consolidati progetti di promozione e di una reputazione di altissimo livello, ed occupa un segmento di mercato in cui anche il prezzo è determinante per la scelta dei consumatori americani;

secondo le stime riportate da alcuni siti specializzati nel settore vitivinicolo, gli operatori USA potrebbero perdere ricavi per una cifra pari a 2 miliardi di dollari e mettere a rischio oltre 10.000 posti di lavoro e secondo la US national association of wine retailers si avrebbero rincari al consumo intorno al 150 per cento, con un danno a carico dei produttori europei e italiani, ma anche dei consumatori americani;

alla luce del fatto che:

come hanno recentemente scritto un gruppo di viticoltori su una petizione che in pochi giorni ha già raccolto oltre 17.000 firme, "L'incremento del 100% dei dazi statunitensi sull'importazione di vini ed altri prodotti agroalimentari europei rischia di distruggere in breve tempo quanto abbiamo costruito in decine d'anni di lavoro ed impegno costante. Dazi che non sono legati a dinamiche interne al settore agroalimentare, ma che vengono trasferiti ad esso come misura di rappresaglia commerciale per i sussidi che alcuni Paesi europei hanno erogato all'industria aeronautica. Tutto questo è profondamente sbagliato. La viticoltura italiana non può diventare la merce di scambio sul tavolo dell'industria aeronautica o di quella delle digital companies, e i vignaioli italiani non devono diventare le vittime di una guerra iniziata su altri fronti, e che dovrebbe essere risolta attraverso mediazioni condotte su ampia scala. Noi diciamo no a questa guerra commerciale, e ci schieriamo al fianco dei nostri importatori e distributori americani, che in queste settimane hanno avviato numerose campagne di informazione e sensibilizzazione nei confronti dell'Amministrazione USA e della USTR, alle quali sono state indirizzate migliaia di commenti e di appelli affinché i nuovi dazi non entrino in vigore e siano sospesi i dazi del 25% già in essere";

si è consapevoli che il Governo si è già mosso sia per fronteggiare l'emergenza relativa al settore agroalimentare, per riequilibrare il mercato e favorendo la ripresa delle esportazioni, per il rafforzamento delle azioni e delle risorse del piano straordinario per il made in Italy e il potenziamento delle azioni di promozione e di informazione attuate dall'Agenzia ICE sul mercato statunitense ma anche su altri mercati, sia per sollecitare la Commissione UE a misure di sostegno alle aziende danneggiate dai dazi in essere e in vista dei nuovi dazi, sia per impegnare la stessa Commissione al massimo impegno per evitare che i nuovi dazi siano introdotti,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, oltre ad incrementare il lavoro di coinvolgimento della Commissione UE ed in particolare del commissario UE al commercio, intendano valutare un'azione di sollecito e di coinvolgimento dei partner americani dell'Italia, per rendere più efficace il dialogo con le autorità oltreoceano per evitare uno scontro che rischia di determinare un pericoloso "effetto valanga" sull'economia e al fine di scongiurare un danno enorme ed ingiustificato dalle conseguenze pesantissime per tutto il comparto vitivinicolo europeo, e nello specifico nei confronti del mondo del vino italiano;

se non ritengano di informare le Camere, o quantomeno le Commissioni competenti, anche per definire modalità di contrasto a quella che sta prendendo le forme di una vera e propria aggressione al comparto agroalimentare italiano di qualità e di sostegno alle imprese colpite.

(3-01306)