• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/02305/030     in sede di esame del disegno di legge C. 2305 recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02305/030presentato daFORNARO Federicotesto diLunedì 23 dicembre 2019, seduta n. 282

   La Camera,
    in sede di esame del disegno di legge C. 2305 recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»;
   premesso che:
    il lavoro giornalistico, pur essendo vincolato alle regole di un ordinamento professionale, si esercita normalmente in regime di lavoro subordinato e comunque, anche in presenza di prestazioni inquadrate giuridicamente come prestazioni di lavoro autonomo, sempre a favore di aziende editoriali. Questa specificità del lavoro giornalistico lo distingue dalle altre attività professionali che, di norma, sono esercitate prevalentemente in regime di lavoro autonomo e, in tal caso, sempre con la caratteristica dell'autoimprenditorialità;
    le prestazioni giornalistiche, ancorché in regime di autonomia professionale, non possono essere assimilate alle prestazioni professionali degli iscritti ad altri albi, avendo sempre caratteristiche specifiche proprie del lavoro subordinato. Non a caso le aziende editoriali nel corso degli ultimi anni hanno ridotto il numero di giornalisti dipendenti sostituendoli con forme di lavoro autonomo (finte partite IVA) e forme di parasubordinazione, che hanno finito per rappresentare i readers del mondo editoriale;
    l'articolo 2 del decreto legislativo 15 giugno 2015 n. 81 (disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni) ha previsto che in materia di collaborazioni organizzate dal committente si debba applicare la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Lo stesso articolo di legge, confermando la normativa previgente, precisa che tale disposizione non debba trovare applicazione nei confronti delle «collaborazioni prestate nell'esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali». Di conseguenza, la sopra richiamata norma non ha potuto trovare applicazione nel settore giornalistico;
    la giurisprudenza, ormai copiosa e costante, ha affermato il principio che nel lavoro giornalistico, proprio in considerazione della natura professionale della prestazione, il requisito della subordinazione deve intendersi «affievolito» e, pertanto, sono proprio i requisiti della continuità e del coordinamento della prestazione a determinarne l'inclusione nell'ambito del lavoro subordinato;
    il Consiglio di Stato, con la sentenza con cui ha confermato l'annullamento della delibera governativa sull'equo compenso nel settore giornalistico, ha evidenziato come il lavoro giornalistico sia sempre connotato «da alcuni caratteri del lavoro subordinato» e pertanto debba essere «meritevole di tutele assimilabili a quelle ad esse assicurate». Sempre il Consiglio di Stato, a sostegno dell'opportunità di una specifica tutela di qualsiasi forma di lavoro giornalistico, ha ulteriormente precisato che nel caso dell'editoria non sussistono quegli elementi di «committenza ampia e variegata» che giustificherebbero la liberalizzazione dei compensi,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di reintrodurre, con il primo provvedimento utile, nell'ambito del comma 1 dell'articolo 2 del richiamato decreto legislativo n. 81 del 2015, le collaborazioni coordinate e continuative che abbiano per oggetto prestazioni di lavoro di natura giornalistica.
9/2305/30. (Testo modificato nel corso della seduta).  Fornaro.