• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/02305/289    premesso che:     il disegno di legge di bilancio in esame prevede numerosi interventi a favore dell'università, tra cui, a titolo esemplificativo, l'articolo 1, commi...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02305/289presentato daANGIOLA Nunziotesto diLunedì 23 dicembre 2019, seduta n. 282

   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge di bilancio in esame prevede numerosi interventi a favore dell'università, tra cui, a titolo esemplificativo, l'articolo 1, commi 240-248 e 250-252 (Agenzia nazionale per la ricerca – ANR);
    i commi 240-248 e 250-252 istituiscono, al fine di potenziare la ricerca svolta da università, enti e istituti di ricerca pubblici e privati, l'Agenzia nazionale per la ricerca (ANR), sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR) a decorrere dal 2020;
    vista la necessità indifferibile di contenere fenomeni quali la «fuga dei cervelli» e la profonda conflittualità tra le diverse figure universitarie, oramai di dominio pubblico, e oggetto di contenziosi e azioni collettive di tutela da svariati anni;
    vista la necessità indifferibile di affrontare e risolvere le criticità in materia di reclutamento del personale docente universitario che derivano dalla incompleta attuazione delle disposizioni contenute nella legge 30 dicembre 2010, n. 240, e successive modificazioni, e che impattano in maniera stridente con i principi di cui agli articoli 1, primo comma, 3, 4, primo comma, e 33, quarto comma, della Costituzione;
    constatata la presenza di migliaia di ricercatori universitari abilitati sin dalla prima tornata di Abilitazione Scientifica Nazionale nel 2012, al ruolo di professore associato, che sono ancora in attesa di una doverosa progressione di carriera e le cui abilitazioni oramai prossime alla scadenza, sono state solo di recente prorogate dall'attuale maggioranza di Governo. In mancanza della proroga, infatti, i ricercatori di cui si discute sarebbero stati di fatto costretti a partecipare a nuove tornate ASN, con ogni intuibile ripercussione sulla funzionalità dell'intero sistema e senza peraltro alcuna garanzia di vedere finalmente soddisfatte le proprie legittime aspettative;
    viste le significative differenze tra la figura del ricercatore a tempo indeterminato e la figura del ricercatore a tempo determinato di cui all'articolo 24, comma tre, lettera b), della citata legge n. 240 del 2010, tanto nella attribuzione della qualifica ai fini dell'immissione in ruolo quanto nel conseguente trattamento economico riconosciuto. Più in particolare, il ruolo unico dei ricercatori universitari, regolato dal combinato disposto del Decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e della Legge 3 luglio 1998, n. 210, prevedeva che l'accesso al ruolo avvenisse tramite procedure comparative bandite dalle università, così come previsto per i ruoli di professore associato e ordinario, e che il relativo contratto fosse a tempo determinato per un periodo di tre anni, decorsi i quali il candidato Veniva sottoposto ad un giudizio di conferma da parte di una commissione nazionale. Il superamento del giudizio comportava un inserimento nella fascia dei ricercatori confermati, nella quale, ai sensi dell'articolo 34, comma sei, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, i ricercatori «permangono fino al compimento del sessantacinquesimo anno di età». La progressione di carriera a professore associato e ordinario è dunque possibile solo a seguito di specifici concorsi banditi dalle singole università per tali ruoli. L'approvazione della legge 30 dicembre 2010, n. 240, cosiddetta legge Gelmini, ha introdotto due nuove figure di ricercatore a tempo determinato. In particolare, il contratto triennale relativo alla prima figura, disciplinato dall'articolo 24, comma 3, lettera a), è destinato a coloro che siano in possesso di un dottorato di ricerca o di un titolo equivalente e prevede un trattamento economico pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato. Il contratto, sempre triennale, relativo alla seconda figura, prevista dall'articolo 24, comma 3, lettera b), era, invece, riservato a coloro che avessero già concluso un contratto triennale relativo alla prima figura, o che fossero stati titolari di assegni di ricerca o di borse post dottorato per almeno tre anni, nella stesura originale o, attualmente, a candidati che hanno usufruito dei contratti di Ricercatore di tipo a), ovvero che hanno conseguito l'abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di prima o di seconda fascia di cui all'articolo 16 della presente legge, ovvero che sono in possesso del titolo di specializzazione medica, ovvero che, per almeno tre anni anche non consecutivi, hanno usufruito di assegni di ricerca ai sensi dell'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, o di assegni di ricerca di cui all'articolo 22 della presente legge, o di borse post-dottorato ai sensi dell'articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri, e prevede un trattamento economico pari a quello spettante al ricercatore confermato elevato fino a un massimo del trenta per cento. In questo caso però, al termine dei tre anni, secondo quanto disposto dal successivo comma 5, il ricercatore a tempo determinato (articolo 24, comma 3, lettera b)) che abbia conseguito l'abilitazione scientifica nazionale alla seconda fascia è valutato dalla propria Università senza alcuna procedura pubblica comparativa e, in caso di valutazione positiva, accede direttamente al ruolo di professore associato;
    preso atto che la coesistenza di discipline così diverse per le medesime figure di merito comporta una evidente violazione dei principi di uguaglianza e ragionevolezza laddove il ricercatore di cui all'articolo 24, comma 3, lettera b) accede al ruolo di professore associato sulla base di un meccanismo per lo più automatico mentre il ruolo di ricercatore confermato, così come concepito dalla normativa precedente alla cosiddetta riforma Gelmini, si traduce di fatto in un ruolo a tempo indeterminato e ad esaurimento, da molti definito come un «binario morto», senza alcuna possibilità di progressione di carriera fino all'età del pensionamento. Appare utile considerare che la figura del ricercatore di cui all'articolo 24, comma 3, lettera b), risulta inoltre destinatario di disposizioni volte ad incentivare il reclutamento del personale accademico che impongono alle Università di prevedere nella propria programmazione triennale l'accantonamento di specifiche risorse contenute nel Fondo per il Finanziamento Ordinario destinate al consolidamento dell'organico di Ateneo;
    valutata la necessità di sanare una irragionevole disparità tra i ricercatori a tempo determinato ex articolo 24, comma 3, lettera b) della legge 30 dicembre 2010, n. 240, i quali hanno diritto all'inquadramento in ruolo come professori associati se ottengono l'abilitazione in costanza di rapporto, e i ricercatori a tempo indeterminato, con una più lunga attività scientifica, i quali viceversa non ottengono affatto, nella legislazione sinora vigente, tale inquadramento, ma debbono attendere un successivo concorso da parte delle Università,

impegna il Governo:

a valutare l'opportunità di riequilibrare con la massima consentita urgenza le differenze intercorrenti tra le varie figure di ricercatore universitario in termini di progressione di carriera e di trattamento economico, che hanno comportato una ingiustificata disparità di trattamento a danno dei ricercatori a tempo indeterminato.
9/2305/289. (Testo modificato nel corso della seduta) Angiola.