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Atto a cui si riferisce:
S.4/00476 GAUDIANO, LOMUTI, GRASSI - Al Ministro per la pubblica amministrazione - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la Regione Campania ha stanziato 109.778.557 euro per la misura...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 048
all'Interrogazione 4-00476

Risposta. - L'interrogante chiede di conoscere quali iniziative si intenda assumere al fine di rendere più efficaci le previsioni normative in materia di inconferibilità e incompatibilità di cui all'articolo 20 del decreto legislativo n. 39 del 2013, tenendo, al contempo, in debita considerazione la natura giuridica e la particolare composizione di alcuni enti (nella specie, i gruppi di azione locale).

Preliminarmente, si evidenzia che l'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39 attribuisce all'Autorità nazionale anticorruzione il compito di vigilare sul rispetto, da parte delle amministrazioni pubbliche, degli enti pubblici e degli enti di diritto privato in controllo pubblico, delle disposizioni di cui al citato decreto, anche con l'esercizio di poteri ispettivi e di accertamento di singole fattispecie di conferimento degli incarichi.

Conseguentemente, sulla base degli elementi che mi sono stati forniti dall'Autorità nazionale anticorruzione, si rappresenta che i gruppi di azione locale (GAL) sono società consortili composte da soggetti pubblici e privati aventi lo scopo di favorire lo sviluppo locale di un'area rurale.

Sulla natura giuridica dei GAL, l'Autorità nazionale anticorruzione si è espressa, una prima volta, nel corso del 2018, a seguito di una richiesta di parere sulla sussistenza di una causa di incompatibilità fra la carica di responsabile tecnico amministrativo di un GAL e la carica di presidente di una unione di comuni, appartenenti entrambi alla Regione Toscana.

Il GAL in questione, costituito nella forma della società consortile a responsabilità limitata, era stato riconosciuto dalla Regione Toscana quale gestore di un asse del piano di sviluppo regionale, il cui piano strategico di sviluppo locale era stato approvato dalla stessa amministrazione regionale.

A seguito di specifica analisi era emerso che: la compagine sociale del GAL era composta per circa 1'82 per cento dall'unione dei comuni e da altri enti pubblici; il consiglio di amministrazione del GAL, cui risultavano attribuiti i più ampi poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, era eletto dall'assemblea ordinaria dei soci; il GAL, sulla base di apposite convenzioni, erogava servizi agli enti pubblici territoriali, tra cui rientravano anche i comuni associati nell'unione.

Sulla base di quanto accertato, l'Autorità nazionale anticorruzione ha ritenuto che il GAL rientrasse nell'ambito di applicazione del decreto legislativo n. 39 del 2013, in quanto riconducibile, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, lett. e) del medesimo decreto legislativo nell'ambito degli «enti di diritto privato in controllo pubblico».

Ad identiche conclusioni è pervenuta l'ANAC con la delibera n. 1185 del 19 dicembre 2018, relativa alla conferibilità dell'incarico di segretario generale di una Camera di commercio al presidente del Consiglio di amministrazione di un GAL, appartenenti entrambi alla Regione Puglia.

Anche nel caso esaminato in detta delibera, l'Autorità ha ritenuto che il GAL in questione, ancorché costituito nella forma di società consortile a responsabilità limitata, fosse annoverabile tra gli «enti di diritto privato in controllo pubblico» di cui all'articolo 1, comma 2, lett. e) del decreto legislativo n. 39 del 2013.

Sul punto, si evidenzia che l'articolo 1, comma 2, lett. e) menzionato, ai fini dell'individuazione degli «enti di diritto privato in controllo pubblico» richiede l'esistenza di due requisiti: uno relativo al tipo di attività esercitata (cosiddetto requisito funzionale) ed uno relativo al sistema di governance (cosiddetto requisito di governance).

I Gruppi d'azione locale in generale e, nello specifico, anche il citato GAL, nonostante la loro costituzione come enti di diritto privato, perseguono una finalità di pubblico interesse consistente in un'attività di supporto allo sviluppo locale e rurale del territorio di riferimento e delle sue imprese, elaborando a tal scopo il piano di azione locale (PAL).

Conseguentemente, i GAL risultano in possesso del "requisito funzionale".

Quanto al "requisito di governance", necessario ai fini della qualificazione del GAI, quale ente di diritto privato in controllo pubblico, esso deve essere accertato in concreto.

In generale, l'articolo 34, paragrafo 3, del regolamento 17 dicembre 2013, n. 1303/2013/UE prevede che i gruppi di azione locale debbano "elaborare una procedura di selezione trasparente e non discriminatoria che eviti conflitti d'interessi, garantisca che almeno il 50 per cento dei voti espressi nelle decisioni di selezione provenga da partner che non sono autorità pubbliche e consenta la selezione mediante procedura scritta" (lettera h).

Per quanto concerne la situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile, pur non ricorrendo nei casi esaminati dall'Autorità nazionale anticorruzione (detenendo le amministrazioni pubbliche socie una partecipazione complessiva al capitale sociale pari a circa il 40 per cento), è emerso comunque che da statuto è loro riconosciuto, in virtù della detenzione di quote di partecipazione al capitale sociale, il potere di nominare e revocare gli amministratori, oltre che l'organo di controllo.

Con specifico riferimento alla rilevanza dei poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi, l'Autorità nazionale anticorruzione ha già avuto modo di evidenziare come l'ambito di applicazione della normativa in tema di trasparenza, di cui al decreto legislativo n. 33 del 2013, risulta essere differente dall'ambito di applicazione della normativa in materia di inconferibilità e incompatibilità, di cui al decreto legislativo n. 39 del 2013, così come differente la finalità perseguita dai due provvedimenti.

In particolare, l'obiettivo della disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 33 del 2013 è quello di contemperare l'esigenza di trasparenza e accessibilità di alcune informazioni con l'esigenza di non ostacolare o rallentare l'attività istituzionale dei soggetti destinatari della disciplina stessa, operando, a tal fine, una semplificazione degli obblighi da assolvere.

In tale ottica, l'articolo 2-bis, comma 2, lettera e) prevede l'applicazione delle previsioni del decreto legislativo n. 33 del 2013 esclusivamente agli enti di diritto privato in cui la totalità dei titolari o dei componenti dell'organo di amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni.

Di talché, come ribadito dall'Autorità nazionale anticorruzione nella delibera n. 1134 dell'8 novembre 2018 (recante "Nuove Linee guida per l'attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici"), per poter applicare agli enti di diritto privato la stessa disciplina in materia di prevenzione della corruzione prevista per le pubbliche amministrazioni, in quanto compatibile, è necessario che la totalità dei titolari o dei componenti dell'organo di amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni.

Diversamente, la disciplina dettata dal decreto legislativo n. 39 del 2013 risponde alla finalità di prevenire il verificarsi di situazioni di inconferibilità, incompatibilità e conflitto di interessi. In proposito, nella delibera ANAC n. 234 del 1° marzo 2017 si indica, infatti, che "lo svolgimento di certe attività/funzioni può agevolare la precostituzione di situazioni favorevoli per essere successivamente destinatari di incarichi dirigenziali e assimilati e, quindi, può comportare il rischio di un accordo corruttivo per conseguire il vantaggio in maniera illecita" e che "il contemporaneo svolgimento di alcune attività di regola inquina l'azione imparziale della pubblica amministrazione costituendo un humus favorevole a illeciti scambi di favori".

Nell'ambito della disciplina in tema di anticorruzione, l'inconferibilità degli incarichi è, dunque, prevista come misura generale a carattere preventivo, in quanto finalizzata ad evitare potenziali forme di conflitto di interesse che possono crearsi fra controllore (organo politico) e controllato (amministrazione o società controllata), nonché ad escludere che tra tali soggetti possano sussistere fenomeni di eccessiva contiguità, in grado di agevolare l'elusione dell'obiettivo dell'imparzialità, dell'efficienza e dell'efficacia dell'azione amministrativa.

Per tale ragione, l'ambito di applicazione soggettivo del decreto legislativo n. 39 del 2013 è più ampio e riguarda tutti gli enti in cui siano riconosciuti alle pubbliche amministrazioni, anche in assenza di una partecipazione azionaria, poteri di nomina anche di uno solo dei vertici o dei componenti degli organi.

Si evidenzia, infine, che non rientra nelle competenze del Ministro per la pubblica amministrazione la verifica della legittimità degli atti gestionali posti in essere dalle singole amministrazioni.

DADONE FABIANA Ministro per la pubblica amministrazione

05/12/2019