• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.6/00088 udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla riunione del Consiglio europeo dei prossimi 12 e 13 dicembre, premesso che: la riunione del 12 e 13 dicembre...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00088 presentata da ANNA MARIA BERNINI
mercoledì 11 dicembre 2019, seduta n.172

Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla riunione del Consiglio europeo dei prossimi 12 e 13 dicembre,
premesso che:
la riunione del 12 e 13 dicembre prossimi venturi del Consiglio europeo prevede di affrontare, all'ordine del giorno, una serie di importanti questioni, tra cui una riunione del Vertice euro (formato inclusivo). I leader dell'UE a 27 faranno il punto sui progressi compiuti nell'attuazione della dichiarazione del Vertice euro del giugno 2019, compresi: la revisione del trattato che istituisce il meccanismo europeo di stabilità (MES), lo strumento di bilancio per la convergenza e la competitività (BICC), i lavori tecnici relativi al rafforzamento dell'unione bancaria;
in particolare la riforma proposta del MES prevede che in caso di crisi finanziaria di uno Stato membro il MES potrebbe intervenire con propri prestiti secondo due modalità: la prima è accessibile agli Stati che presentino i seguenti requisiti: non essere in procedura d'infrazione; vantare un deficit inferiore al 3 per cento da almeno due anni; avere un rapporto debito-PIL sotto il 60 per cento (o, almeno, aver sperimentato una riduzione di almeno 1/20 negli ultimi due anni della parte eccedente il 60 per cento), insieme a una serie di riferimenti meramente qualitativi al quadro generale di sorveglianza macroeconomica, che in quanto tali si prestano a interpretazioni soggettive e arbitrarie perché, a differenza di quanto accade nel caso dei parametri di finanza pubblica, non forniscono le soglie quantitative previste dal quadro di sorveglianza macroeconomica, quali ad esempio il limite del 6 per cento sulla media del surplus delle partite correnti degli ultimi tre anni, creando una evidente asimmetria a vantaggio di alcuni Paesi.";
la seconda modalità invece prevede la possibilità di una procedura che contempli il cosiddetto "private sector involvement" ovvero una ristrutturazione del debito tramite svalutazione del valore nominale o annullamento della durata dei nostri titoli di Stato, eventualità che metterebbe a forte rischio la stabilità stessa del nostro sistema economico e finanziario con conseguenze gravissime per i risparmi degli italiani;
tali condizioni comportano che all'Italia sarebbe consentita esclusivamente la seconda modalità;
il 13 giugno 2019 si è svolto l'Eurogruppo, che come si legge nella dichiarazione conclusiva allegata a margine della riunione, "a seguito del mandato ricevuto dai leader dell'UE durante il Vertice euro del 14 dicembre", ha "raggiunto un ampio accordo sulla revisione del testo del trattato MES in vista dell'attuazione dell'accordo politico raggiunto al Vertice euro del dicembre 2018. Tale accordo riguarda questioni quali il sostegno comune per la risoluzione delle banche, gli strumenti precauzionali nonché gli aspetti istituzionali e la questione della cooperazione tra il MES e la Commissione europea nell'ambito dei programmi e al loro esterno.";
il 19 giugno 2019 l'Aula di Montecitorio approvava la risoluzione di maggioranza che prevedeva, ai punti 10-11-12-13, i seguenti impegni: 10) in ordine all'approfondimento dell'Unione economica e monetaria, a confermare l'impegno ad opporsi ad assetti normativi che finiscano per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti ed automatici, con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci; 11) più specificamente, in ordine alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale; 12) a promuovere, in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell'Unione economica e monetaria, riservandosi di esprimere la valutazione finale solo all'esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto "package approach", che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo; 13) a render note alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato;
nella predetta occasione, a garanzia che il premier Conte avesse bene inteso la posizione dell'allora maggioranza Lega-5S, i rispettivi capigruppo, onn. Molinari e D'Uva, fecero nei loro interventi passaggi inequivocabili contro l'approvazione del MES come presentato dopo l'Eurogruppo;
considerato che:
all'interno dell'informativa urgente del Presidente del Consiglio alla Camera e al Senato sulle modifiche al Trattato del MES, Conte ha affermato che: "la valutazione del Governo con riguardo alle riforme in discussione al prossimo Eurogruppo, fissato per il 4 dicembre, non può prescindere dalla consapevolezza che ci sia ancora molta strada da percorrere in questa direzione e che la logica del pacchetto sia la modalità migliore per procedere oltre, con riguardo al completamento del MES, allo strumento di bilancio per la competitività e la convergenza e alla definizione della roadmap sull'Unione bancaria.";
in merito al precedente passaggio, all'interno delle osservazioni rilasciate da Mário Centeno, presidente dell'Eurogruppo, a seguito della riunione dell'Eurogruppo del 4 dicembre 2019, si legge: "come richiesto dai leader a giugno, abbiamo avuto un ampio pacchetto di misure da discutere, a partire dalla riforma del Trattato MES. A giugno, abbiamo già raggiunto un ampio accordo sul testo del trattato. I leader ci hanno invitato a continuare a lavorare sulla documentazione legale con l'obiettivo di concludere l'intero pacchetto a dicembre. Ieri abbiamo raggiunto un accordo di principio su tutti gli elementi relativi alla riforma del MES, fatta salva la conclusione delle procedure nazionali. [...] Allo stesso tempo, ci sono un paio di punti in sospeso di natura giuridica, dove abbiamo bisogno di alcuni chiarimenti prima di chiudere questo file. Confido che saremo in grado di farlo nel nostro incontro già a gennaio. A seguito di un accordo politico definitivo, il trattato sarà soggetto alle procedure nazionali e tradotto in tutte le lingue. Mi aspetto ancora che saremo in grado di firmare questa modifica del Trattato nel primo trimestre del prossimo anno, che era la nostra aspettativa iniziale. E nel corso del 2020, i paesi dovrebbero procedere con le ratifiche nazionali del trattato";
valutato altresì che:
le dichiarazioni di Centeno a margine dell'Eurogruppo del 4 dicembre confermano la totalità dell'accordo sulla bozza di riforma raggiunta a giugno, e annunciano un slittamento della firma da dicembre al primo trimestre del 2020 a causa di un "paio di punti di natura giuridica", confermando che il presidente Conte non ha rispettato il mandato conferito dal Parlamento nella predetta data del 19 giugno;
il dibattito parlamentare recente, in sede di informativa urgente del Presidente del Consiglio il 2 dicembre scorso, politico e tecnico rispetto al testo di riforma del MES ha evidenziato ancora numerose criticità potenzialmente dannose per l'Italia, quali: 1) Mancanza di controllo democratico e scarsa trasparenza: la natura intergovernativa del MES esclude la presenza delle Istituzioni UE (con la sola Commissione europea chiamata a dare parere tecnico). Mancano strumenti di controllo efficaci, democratici e trasparenti, mentre ci sono troppi poteri inappellabili concentrati nella figura del direttore generale; 2) Possibilità tuttora esplicita di ristrutturazione del debito: più è facile imporre ai creditori una ristrutturazione, più questi ultimi chiederanno interessi alti in cambio dei loro prestiti. E questo rileva soprattutto per Paesi con debiti pubblici particolarmente elevati, come l'Italia; 3) Occorre definire con trasparenza le modalità di voto relative alle decisioni del Fondo al fine di evitare che possano essere avvantaggiati i Paesi più forti, Germania innanzi tutto e che le risorse di uno Stato possano essere usate anche qualora lo stesso Stato voti contro. Insomma, che le risorse degli italiani possano essere usate anche contro la volontà dell'Italia per risolvere i problemi di altri Stati; 4) Valutazione sulla sostenibilità del debito: MES e Commissione europea, tramite un nuovo Memorandum di cooperazione, valutano insieme la sostenibilità del debito pubblico e la capacità di rimborsare il prestito ricevuto. 5) Il Trattato MES del 2011 ha introdotto le CACs (Clausole di azione collettiva) da attivare in caso di ristrutturazione di un debito sovrano, valide a partire dal primo gennaio 2013. Esistono due tipologie di CACs: le "single-limb" (a voto singolo, sul debito aggregato) e le "dual-limb" (a voto multiplo, su singole emissioni e sul debito aggregato). La riforma del MES prevede che dal gennaio 2022, le CACs saranno "single-limb". Con questo tipo di clausole si esclude il meccanismo di doppia votazione da parte dei creditori, quindi si semplifica la procedura di ristrutturazione del debito. Inoltre, si trasforma di fatto l'istituzione MES in un'agenzia di rating preventiva, che attribuisce in maniera arbitraria un valore al default. Per l'Italia non c'è alcun vantaggio derivante dall'introduzione delle "single-limb Cacs" ma solo lo svantaggio di vedersi aumentare i rendimenti dei titoli di Stato. Le modifiche ancora in discussione non sembrano andare nella direzione auspicata dall'Italia né possono, tantomeno, limitarsi a questo argomento soltanto;
ulteriori criticità si riscontrano nelle proposte di completamento dell'unione bancaria. In particolare, la proposta Schauble-Scholz sulla ponderazione dei titoli di Stato potrebbe comportare la vendita da parte delle banche italiane di massicce quantità di titoli di Stato presenti nei propri portafogli, con conseguente crollo del prezzo e aumento del rendimento, aprendo la strada alla speculazione finanziaria sulle nostre banche e sul nostro debito pubblico. Inoltre, il Fondo di assicurazione unico dei depositi che l'Italia otterrebbe in cambio potrebbe rivelarsi una concessione sostanzialmente inutile. Sono sempre i fondi nazionali, infatti, a garantire i conti correnti in caso di default, e il fondo europeo interviene soltanto in ultima istanza, quando il collasso è di fatto già avvenuto;
a questo proposito, il presidente dell'Associazione bancaria italiana (ABI), Antonio Patuelli, il 20 novembre 2019 a Bruxelles dichiarava: "Noi siamo liberi di comprare quel che vogliamo. Le banche hanno 400 miliardi di debito pubblico italiano. Il mio problema è capire cosa fa la Repubblica italiana per tutelarlo, questo debito pubblico. Se davvero le condizioni relative al debito pubblico si alterano, o per maggiori assorbimenti o per elementi che favoriscano sinistri, allora le banche italiane sottoscriveranno meno debito pubblico, non lo compreremo più;
pertanto, al fine di tutelare il risparmio degli italiani,
impegna il Governo:
a dare d'ora in avanti compiuta attuazione alla legge n. 234 del 2012 riferendo in modo chiaro ed esaustivo alle Camere e agli organi parlamentari competenti circa l'effettivo stato di avanzamento del negoziato sul MES e sugli altri elementi del pacchetto e quindi ad apporre in sede del prossimo Consiglio europeo e in ogni pertinente sede del Consiglio dell'Unione europea la formale riserva parlamentare di cui all'articolo 10 della legge n. 234 del 2012 e a riferire regolarmente e prontamente alle Camere su ogni sviluppo;
in particolare a promuovere, nell'ambito degli organismi competenti e d'intesa con i gruppi parlamentari, due ulteriori occasioni in cui il Parlamento nazionale potrà e dovrà essere coinvolto, per un'apposita riflessione che definisca gli indirizzi definitivi sulla materia, in vista dell'Eurogruppo di gennaio 2020 e del nuovo Consiglio europeo di febbraio;
con specifico riferimento alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (MES), a non procedere ad alcuna formale adesione prima che le numerose criticità elencate in premessa siano discusse e risolte;
in particolare a non sottoscrivere l'adesione dell'Italia al MES così come ora proposto e segnatamente a condizionare l'adozione di ogni decisione vincolante in merito alla sua revisione all'esclusione di ogni riferimento, esplicito o implicito, alla possibilità concreta di imporre la ristrutturazione del debito pubblico di uno Stato qualora ricorra all'assistenza del MES ovvero qualora vi ricorrano istituti di credito di quello Stato. A tal fine:
(i) va escluso che la valutazione tecnica svolta dal MES circa la sostenibilità e la connessa possibilità di ristrutturazione del debito pubblico debba precedere il programma di aiuto e condizionarlo;
(ii) va escluso che da siffatte valutazioni possa discendere la possibilità di coinvolgimento del settore privato (private sector involvement) menzionato nel considerando 12B del testo riformato;
(iii) va espunta la modifica delle clausole di azione collettiva con il meccanismo a maggioranza singola menzionata nel considerando 11 del testo riformato e introdotta dall'articolo 12(4) del testo riformato con decorrenza dal 1° gennaio 2022, questo anche allo scopo di garantire il principio costituzionale di tutela del risparmio sancito dall'articolo 47 della Costituzione;
sempre con riferimento alla riforma del MES, a dichiarare in modo esplicito la propria contrarietà a ogni riferimento quantitativo derivante dai parametri del fiscal compact come quelli menzionati nell'Allegato 3, e in particolare il limite del 60 per cento del rapporto debito-PIL e il criterio della riduzione di 1/20 all'anno di tale rapporto, onde permettere anche all'Italia di accedere alle linee di credito precauzionali;
inoltre, ad adoperarsi affinché un eventuale Memorandum of understanding tra Commissione e MES ribadisca l'assenza di possibili sovrapposizioni di competenze tra le due istituzioni, nonché riconsideri la concentrazione di poteri ad oggi prevista in capo al direttore generale del MES e coinvolga il Parlamento europeo, ad oggi unica istituzione UE direttamente eletta dai cittadini;
a rivedere la normativa relativa al fiscal compact, six pack e two pack, tutti provvedimenti nati negli anni della crisi, superando l'approccio rigido e parametrico da essi previsto e valorizzando maggiormente gli elementi legati alla crescita delle economie degli Stati membri. In questa prospettiva, sarebbe auspicabile un coinvolgimento dell'Italia, con un ruolo da protagonista, nella "Conferenza sul futuro dell'UE" in corso di organizzazione per riflettere non solo del completamento degli strumenti attualmente a disposizione ma anche dell'opportunità di prevedere un apposito Fondo per lo sviluppo economico dell'Europa;
ad opporsi in ogni sede a qualsivoglia progetto di garanzia europea dei depositi (EDIS) che preveda il limite all'acquisto dei titoli di Stato da parte delle banche di ogni singolo Stato e il venire meno della caratteristica di "risk free" per gli stessi titoli;
ad intensificare l'attività negoziale affinché la definizione della metrica di contribuzione all'EDIS tra i diversi sistemi bancari nazionali non risulti eccessivamente penalizzante per quello italiano;
sempre con riguardo a EDIS a chiarire agli organi parlamentari competenti i contenuti del negoziato in corso sull'EDIS, la composizione dell'HLWG (il gruppo di lavoro di alto livello, High Level Working Group, menzionato nella dichiarazione dell'Eurogruppo in vista del Consiglio europeo del 13 dicembre 2018) e i criteri seguiti nella selezione dei negoziatori italiani, citando le fonti del loro mandato parlamentare e eventualmente illustrando per quale motivo non sia stato sollecitato dal Governo un mandato su un tema di così cruciale importanza per la stabilità finanziaria del nostro Paese, che avrebbe dovuto attivare immediatamente la procedura informativa rafforzata ex articolo 5 della legge n. 234 del 2012;
ancora con riguardo a EDIS, si ribadisce, ad escludere ogni ipotesi, esplicita o implicita, di ponderazione del cosiddetto rischio dei titoli di Stato per il finanziamento del debito pubblico, come pure di vincoli di portafoglio o altri limiti massimi sulla detenzione di tali titoli da parte degli istituti di credito; inoltre, va comprovata l'effettiva utilità, dal punto di vista dei risparmiatori italiani e degli istituti di credito, del sistema di cui alla proposta UE attualmente in discussione, ed è indispensabile valutare sistemi più semplici e coerenti con la direttiva DGS del 2014 e con i margini di manovra conferiti agli attuali fondi nazionali di garanzia sui depositi;
ad invertire l'attuale ordine per cui il Fondo di garanzia unica europea sui depositi interviene solo dopo l'applicazione della completa procedura del bail-in;
in ogni caso, qualora si intenda mantenere l'impostazione di "logica di pacchetto" che ha dimostrato di non avere chiari confini, dovranno essere formalizzati, in modo inequivoco sia il metodo sia i contenuti del "package approach", subordinando l'eventuale adesione del nostro Paese al MES, con le necessarie modifiche che eliminino le criticità suesposte, alla precisa formalizzazione e contestuale approvazione delle altre riforme UE (BICC e EDIS);
ad annunciare in modo visibile ed esplicito la necessità di cancellare l'immunità assoluta concessa al MES e a suoi dirigenti per renderlo sottoposto quanto meno alla corte di giustizia dell'UE.
(6-00088)
Bernini, Romeo, Ciriani.