• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/02267/003    premesso che:     la straordinaria necessità ed urgenza della conversione del presente decreto-legge, definito «Decreto Clima», nasce dalla indifferibilità ulteriore di...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02267/003presentato daGIANNONE Veronicatesto diMartedì 10 dicembre 2019, seduta n. 275

   La Camera,
   premesso che:
    la straordinaria necessità ed urgenza della conversione del presente decreto-legge, definito «Decreto Clima», nasce dalla indifferibilità ulteriore di adottare una politica strategica nazionale che permetta di fronteggiare l'emergenza climatica in atto, tenuto conto anche dei lavori svolti a livello internazionale dall’Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC – che evidenziano, con rigore scientifico, come la variabilità climatica sia strettamente connessa alle attività umane e come le temperature e le emissioni di CO2 continueranno progressivamente a crescere con impatti negativi sia sul territorio sia sulla salute pubblica e mette in crisi gli ecosistemi e la biodiversità;
    con il rapporto speciale ”Global Warming of 1,5o” dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), la comunità scientifica ci dice che dobbiamo accelerare fortemente l'azione per il clima se vogliamo limitare il riscaldamento globale, confermando quanto annunciato già alla Prima Conferenza mondiale sul clima (nel 1979 a Ginevra), Vertice di Rio nel 1992, il Protocollo di Kyoto nel 1997 e l'Accordo di Parigi nel 2015. Tuttavia, le emissioni di gas serra (GHG) continuano ad aumentare rapidamente, con effetti sempre più dannosi per il clima;
    il mondo scientifico da anni denuncia le conseguenze del cambiamento climatico che si abbatte su uomini e cose con l'intensità degli eventi meteorologici estremi, mentre si estendono le aree desertiche, cresce la siccità, si addensa negli ultimi vent'anni il numero dei massimi di temperatura media della terra. La devastante acqua alta di Venezia del 12 novembre scorso è. un monito ad intervenire con decisione ed urgenza;
    le battaglie ambientaliste contro il global warming e per una generale riconversione ecologica dell'economia e della società, come impegno sociale, culturale e morale ha trovato la sintesi nel «Laudato sì» di Papa Bergoglio mettendo in risalto gli aspetti umani e spirituali di questa nuova visione;
    occorre modificare i nostri stili di vita e il nostro modo di pensare se vogliamo dare futuro al futuro. Fare di più con meno e trasformare i rifiuti in nuovi prodotti com’è tecnologicamente possibile, organizzando la società della sufficienza affinché ogni risorsa sia utilizzata senza sprechi e nel modo più appropriato fino all'autogestione. E, da subito, «decarbonizzare» l'economia sostituendo i combustibili fossili con le fonti rinnovabili. Serve, soprattutto, che la cultura della sostenibilità si diffonda nel profondo della società e in tutte le sue attività, in modo che le idee di progresso e di futuro siano fondate sulla continua ricerca del completo equilibrio con i grandi cicli della natura;
    la geografia e la topografia del nostro territorio, compreso tra area mediterranea e zona alpina, ne evidenziano l'estrema fragilità rispetto ai cambiamenti climatici. Le temperature medie italiane sono già circa un grado e mezzo più alte rispetto al periodo preindustriale, con tutte le conseguenze in termini di disponibilità d'acqua, siccità, ondate di calore, ma anche fenomeni estremi come piogge, grandinate e nevicate forti e improvvise, inondazioni, trombe d'aria. L'innalzamento del livello dei mari globale porterà alla scomparsa di molte aree costiere come ad esempio Venezia, Liguria e gran parte della Pianura Padana;
    la giustizia climatica è inseparabile dalla giustizia sociale e ambientale. I cambiamenti climatici non sono solamente un problema ambientale, che riguarda la natura, ma soprattutto una questione politica ed etica, in quanto mettono a repentaglio il godimento di una serie di diritti, in primis quello alla vita, alla salute e al lavoro, e colpiscono tutti ma non tutti allo stesso modo;
    oggi finalmente una voce si leva autorevole per imprimere un'accelerazione agli impegni dei Governi, almeno in Europa. La neo-presidentessa della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha proposto al Parlamento europeo a Strasburgo l'obiettivo di riduzione del 50-55 per cento di CO2, il gas serra dominante, entro il 2030 facendo così balzare a quel livello il target della UE. E, conseguentemente, di mantenere un ruolo di guida della UE nei negoziati internazionali per far crescere il livello di ambizione delle altre principali economie entro il 2021;
    il Governo italiano continua a perseguire un atteggiamento molto timido, infatti, mentre il Quadro per il Clima e l'energia 2030 della UE prevede la riduzione del 40 per cento delle emissioni di gas serra, ha proposto nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) obiettivi che difficilmente si avvicinano al target;
    la competizione delle nostre aziende ed imprese con i competitor internazionali non può misurarsi sulla produzione di quantità di beni, bensì sulla loro alta qualità e innovazione tecnologica, terreni a noi ancora favorevoli dove si gioca il nostro futuro industriale,

impegna il Governo:

   1) a valutare l'opportunità di attuare politiche mirate di sostenibilità ambientale nella produzione di beni e servizi indirizzando le aziende pubbliche e di interesse pubblico a redigere e pubblicare anche un Bilancio di sostenibilità ambientale ai sensi della direttiva 2014/95/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio;
   2) a valutare l'opportunità di sostenere e promuovere politiche settoriali di sviluppo dell'economia circolare così come lo scambio di beni e servizi tra aziende e privati nell'ottica di una condivisione di risorse, riutilizzo dei beni e per evitare il sovradimensionamento e lo spreco eccessivo di risorse energetiche;
   3) a valutare l'opportunità di favorire accordi di programma con Università pubbliche e private corsi di formazione specifici sul tema della sostenibilità ambientale e sull'economia circolare.
9/2267/3. Giannone, Benedetti, Cunial.