• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/02220-AR/0 ...    premesso che:     il decreto-legge prevede restrizioni a partire dal prossimo 1o luglio 2020 all'utilizzo del denaro contante;     ciò penalizzerebbe fortemente...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02220-AR/012presentato daCOLUCCI Alessandrotesto diGiovedì 5 dicembre 2019, seduta n. 272

   La Camera,
   premesso che:
    il decreto-legge prevede restrizioni a partire dal prossimo 1o luglio 2020 all'utilizzo del denaro contante;
    ciò penalizzerebbe fortemente molte attività economiche, soprattutto commerciali, che costituiscono un importante elemento per sviluppo e sistema occupazionale del nostro Paese;
    è allo stesso tempo inesatta la correlazione che viene fatta tra utilizzo del contante ed evasione fiscale che comporta tra l'altro, oltre a gravi limitazioni e disagi per i cittadini, anche la supposta e negativa affermazione che i medesimi cittadini siano tutti evasori;
    in sede internazionale vi sono forti dubbi sul fatto che i limiti ai pagamenti in contanti siano efficaci nel contrastare l'evasione fiscale: la Commissione europea nel 2018 (Relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle restrizioni ai pagamenti in contanti), che ha esaminato il tema anche per mezzo di uno studio molto dettagliato (Study on an EU initiative for a restriction on payments in cash, di Centre for European Policy Studies – Ecorys), ha deciso di non intraprendere alcuna iniziativa legislativa, proprio perché le restrizioni ai pagamenti in contanti presentano significative problematiche e la loro efficacia è tutta da dimostrare;
    il motivo più significativo, riguarda il fatto che le frodi fiscali davvero rilevanti non sono perpetrate tramite l'uso di contanti, ma mediante operazioni e strutture giuridiche complesse, che spesso coinvolgono più Stati. In Austria, ad esempio, il livello di frode fiscale è basso, ma vi è un elevato utilizzo di contante;
    laddove invece frode ed evasione fiscale sono basate sui contanti, esse riguardano generalmente operazioni in contanti di importo contenuto (ad esempio, le fatture di ristoranti), e quindi non sarebbero interessate ai limiti;
    un aspetto molto rilevante da considerare è inoltre che l'esistenza di restrizioni divergenti a livello nazionale ha un considerevole impatto negativo sul mercato interno, distorcendo la concorrenza e creando condizioni di disparità tra alcune imprese;
    sembra infatti che la presenza di limiti nazionali ai pagamenti in contanti, diversi da Stato a Stato, incida sullo spostamento del fatturato da un Paese ad un altro, il che ha conseguenze negative sia sull'integrità del mercato interno, sia «sull'efficienza della misura nazionale nel raggiungere gli obiettivi di politica pubblica». In altri termini, quindi, si rischia di favorire i sistemi economici dei Paesi limitrofi a discapito di quello nazionale, senza grandi benefici in termini di recupero di gettito;
    a quanto affermato dalla Commissione europea si aggiungono inoltre i (non molto favorevoli) pareri della Banca Centrale Europea sulle restrizioni ai pagamenti in contanti;
    la BCE negli ultimi anni si è infatti espressa sulle proposte presentate da alcuni Stati (tra cui Spagna nel 2018, Bulgaria e Portogallo nel 2017) di inserire un limite quantitativo per i pagamenti in contanti, o di ridurne significativamente l'importo. Particolarmente significativo è il caso della Spagna, perché la proposta spagnola fissava proprio a 1.000 euro il limite per i pagamenti cash, seppur solo per alcune tipologie di contribuenti;
    la Banca Centrale afferma che il contrasto all'evasione fiscale può effettivamente essere una ragione per inserire limitazioni all'uso del contante, ma anche che queste limitazioni devono essere proporzionate e non andare oltre quello che è necessario per raggiungere tali obiettivi, perché esse devono comunque essere compatibili con il corso legale di monete e banconote in Euro;
    la BCE ha sottolineato due elementi che sembrano particolarmente importanti: il fatto che vi sono larghe fasce di popolazione per le quali la possibilità di pagare in contanti rimane importante, per diverse (e del tutto lecite) ragioni, anche culturali, e il fatto che i pagamenti cash favoriscono l'accesso al sistema economico dell'intera popolazione;
    proprio per tali ragioni, la Banca Centrale ha ritenuto «sproporzionato» (disproportionate) il limite di 1.000 euro proposto dalla Spagna, perché da un lato rischiava di compromettere il corso legale delle banconote e delle monete in Euro (e l'intero sistema dei pagamenti), e dall'altro lato perché i pagamenti mediante mezzi elettronici dipendono da infrastrutture tecniche che possono guastarsi o essere momentaneamente non disponibili;
    insomma, si può affermare che, sia in base a quanto evidenziato dalla Commissione europea, sia alla luce dei pareri della BCE, i limiti ai pagamenti in contanti rischiano di essere la risposta sbagliata ad un problema reale (l'evasione fiscale), e del resto diversi autorevoli commentatori italiani ne hanno già da tempo evidenziato la loro funzione «simbolica» nonché la scarsa attitudine a contrastare l'evasione;
    anche uno studio condotto dalla CGIA di Mestre del 2015 afferma in modo ancora più netto che da un'analisi elaborata dal loro ufficio studi emerge la pochissima relazione tra la soglia limite all'uso di cartamoneta imposta per legge e il rapporto tra la base imponibile Iva non dichiarata e il Pil, vale a dire l'evasione fiscale; a supporto di quanto espresso, se tra il 2010 e il 2011 (l’«asticella» del limite al contante si è ulteriormente abbassata (passando da 5.000 e 1.000 euro), l'evasione, invece, è salita fino a sfiorare il 16 per cento del Pil, per poi ridiscendere nel 2012 sotto quota 14 per cento;
    alla luce di quanto suesposto, se si intende incidere sul sistema dei pagamenti per combattere l'evasione fiscale, sembra più efficace introdurre incentivi all'utilizzo dei pagamenti elettronici, anche perché «demonizzare» il contante rischia di non portare apprezzabili benefici in termini di gettito e di deprimere i consumi, e francamente un ulteriore calo dei consumi non sembra una cosa che il sistema economico italiano si possa permettere;
    è necessario pertanto rimuovere i limiti all'utilizzo del contante in modo da superare i gravi ostacoli che con l'introduzione dei medesimi limiti si creano alle attività economiche ed in generale ai cittadini. Ciò anche al fine di consentire, ritornando ai limiti previsti dalla normativa previgente, di superare le norme restrittive previste dal decreto-legge all'esame, per permettere un maggiore sviluppo delle attività economiche che sono particolarmente importanti per la crescita del Paese,

impegna il Governo

a valutare gli effetti applicativi della disciplina in esame al fine di adottare ulteriori iniziative legislative dirette a rimuovere le limitazioni previste dal decreto-legge in esame relative all'utilizzo del denaro contante, per favorire le attività economiche del Paese e superare in questo modo i gravi disagi che comporterebbe tale limitazione per i cittadini, considerando anche che il diffusissimo uso del contante è correlato al fatto che in Italia ci sono quasi 15 milioni di unbanked, ovvero di persone che non hanno un conto corrente presso una banca. Un record non riscontrabile in nessun altro paese d'Europa.
9/2220-AR/12. Colucci, Lupi, Tondo, Sangregorio.