• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/01255 LANNUTTI, GALLICCHIO, PRESUTTO, ANGRISANI, DONNO, PAVANELLI, CROATTI, PIRRO, ACCOTO, DELL'OLIO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e degli affari esteri e della cooperazione...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01255 presentata da ELIO LANNUTTI
lunedì 2 dicembre 2019, seduta n.169

LANNUTTI, GALLICCHIO, PRESUTTO, ANGRISANI, DONNO, PAVANELLI, CROATTI, PIRRO, ACCOTO, DELL'OLIO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il 19 marzo 2019 è uscita sulla stampa una notizia sulla Corte di giustizia dell'Unione europea, come sintetizza il titolo di un articolo de "Il Sole-24 ore", "Corte Ue: i fondi alla Popolare di Bari non sono aiuti di Stato. Patuelli (Abi) chiede le dimissioni di Vestager";

si legge: «Non ci fu "aiuto di Stato" nei fondi concessi dal Fondo Interbancario (Fitd) alla Popolare di Bari per il salvataggio di Banca Tercas nel 2014 e bocciato dall'Antitrust Ue all'epoca. La Corte di giustizia Ue, accogliendo il ricorso dell'Italia e della Popolare di Bari (sostenuto dalla Banca d'Italia) ha annullato la decisione della Commissione Ue "che non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo di sostegno del Fitd (dove sedeva nel consiglio un rappresentante di Bankitalia ndr) fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane" (…) In particolare la Corte di giustizia dell'Unione europea (Cgue) spiega in una nota come spettasse "alla Commissione Ue disporre d'indizi sufficienti per affermare che tale intervento è stato adottato sotto l'influenza o il controllo effettivo delle autorità pubbliche e che, di conseguenza, esso era, in realtà, imputabile allo Stato". Nel caso di specie, "la Commissione non disponeva d'indizi sufficienti per una siffatta affermazione. Al contrario, esistono nel fascicolo numerosi elementi che indicano che il Fitd (fondo tutela depositi alimentato dalle banche private) ha agito in modo autonomo al momento dell'adozione dell'intervento a favore di Tercas". In seguito, il Fitd ha creato uno schema volontario "clonando" l'esistente, per procedere ad alcune operazioni di salvataggio o sostegno di altri istituti come alcune casse e Carige»;

come si legge nell'interrogazione AS 3-00713: «il Tribunale dell'Unione europea ha evidenziato che il mandato conferito al FITD dalla legge italiana consista unicamente nel rimborsare i depositanti (entro il limite di 100.000 euro per depositante), in quanto sistema di garanzia dei depositi, quando una banca membro di tale consorzio è oggetto di una liquidazione coatta amministrativa. Al di fuori di tale ambito, il Fitd non agisce in esecuzione di un mandato pubblico imposto dalla normativa italiana. Gli interventi di sostegno a favore di Tercas hanno quindi una finalità diversa da quella derivante da detto sistema di garanzia dei depositi in caso di liquidazione coatta amministrativa e non costituiscono l'esecuzione di un mandato pubblico»;

la decisione della commissaria Vestager, a giudizio degli interroganti servile agli interessi tedeschi, come dimostrato dalla DG Concorrenza (Dg Comp) che ha espresso parere favorevole al salvataggio da 3,6 miliardi di euro di Nord Lb tramite l'iniezione di capitali pubblici per 1,7 miliardi di euro, non configurando aiuti di Stato, procurò danni enormi al sistema bancario, costringendo la Banca d'Italia ad anticipare il bail-in il 21 novembre 2015 per 4 banche in risoluzione, gettando sul lastrico 130.000 famiglie. Lo stop al fondo interbancario (Fitd) che ha avuto enormi effetti nelle crisi successive a quelle di Tercas, a cominciare dalle 4 banche (Marche, Etruria, Ferrara, Chieti), che con il Fitd non sarebbero finite in risoluzione, ha costretto il settore bancario a spendere 2,5 miliardi di euro, e una svalutazione dei crediti deteriorati (NPL) imposti dalla procedura UE al 17 per cento. Il 20 marzo 2019, il presidente di Banca Popolare di Bari, quantificando perdite per un miliardo di euro, aveva avanzato analoga richiesta di risarcimento danni, mentre il presidente Abi Patuelli si scagliò contro la decisione della Commissione, «che ha portato costi visibili e conteggiabili per banche e risparmiatori e ha inciso sulla fiducia verso il mercato finanziario e bancario italiano con costi incalcolabili», chiedendo le dimissioni della Vestager, oltre al rimborso di risparmiatori e banche danneggiate, come si legge su "money" il 20 marzo stesso;

considerato che:

su "il Fatto Quotidiano" del 29 novembre 2019 è apparso un articolo dal titolo "Dopo l'autogol del Tesoro, corsa per salvare la Pop di Bari" relativo all'articolo 44-bis del decreto-legge n. 34 del 2019 ("decreto crescita"), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 58 del 2019, che dispone agevolazioni per promuovere aggregazioni aziendale di società del Mezzogiorno con aziende aventi sede nell'Italia meridionale. L'agevolazione consiste nella possibilità di trasferire al soggetto traente dall'aggregazione le attività fiscali differite (DTA) delle singole imprese e trasformarle in credito d'imposta, a fronte del pagamento di un canone annuo determinato applicando l'aliquota dell'1,5 per cento alla differenza tra le DTA e le imposte versate;

il comma 7 dell'articolo 44-bis prevede che l'efficacia delle disposizioni è subordinata, ai sensi dell'art. 108 del Trattato sul funzionamento della UE, alla preventiva comunicazione ovvero, se necessaria, all'autorizzazione della Commissione europea, per la valutazione di compatibilità con la disciplina sugli aiuti di Stato. Su questa norma consegue che il disposto dell'articolo 44-bis è vigente, ma non efficace, dovendosi attendere l'espletamento delle procedure previste dalla normativa UE (cosiddetto obbligo di "standstill"); la legge di conversione è entrata in vigore il 30 giugno 2019, ma ad oggi la norma risulta inapplicabile in quanto le procedure previste dalla normativa UE non sono state ancora espletate;

l'articolo spiega come in sostanza il Ministero dell'economia e delle finanze, che avrebbe avuto il dovere di trasmettere le norme approvate dal Parlamento alla UE, avrebbe occultato tale norma a Bruxelles;

tale situazione di stallo non solo rende inapplicabile la norma, ma determina un'accentuata incertezza sui tempi di attuazione e sulle sue concrete modalità operative in caso di modifiche richieste dalle autorità europee: risulta indifferibile consentire alle imprese del Mezzogiorno interessate ad accedere ai benefici previsti dalla norma sulla base delle risorse stanziate nel decreto crescita al fine di realizzare le aggregazioni nel Mezzogiorno, ed evitare che, nel caso di difficoltà subentranti per specifiche aziende, si possano produrre, con il tempo, percezioni negative su responsabilità derivanti da tardiva o mancata attuazione di una legge dello Stato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano in grado di riferire in merito alle ragioni dell'ingiustificato ritardo nell'iter necessario all'attuazione delle disposizioni normative, con particolare riguardo al rispetto degli obblighi di notifica nei confronti della Commissione UE, utili a rendere la norma compatibile con le disposizioni dell'Unione in tema di aiuti di Stato;

quali iniziative urgenti intendano assumere per salvaguardare il provvedimento in ambito europeo, cercando di non cedere supinamente alle interpretazioni della Commissione europea che sul tema degli aiuti di Stato a giudizio degli interroganti ha assunto decisioni strabiche, arbitrarie ed incoerenti nel tempo, che hanno determinato disparità di trattamento tra l'Italia e altri Paesi nonché seminato sfiducia nei cittadini italiani verso le istituzioni europee;

se, alla luce della palese disparità di trattamento, non abbiano il dovere di appoggiare le richieste risarcitorie avanzate dal presidente Abi Antonio Patuelli;

quali misure urgenti intendono assumere per far sì che le norme approvate definitivamente in sede parlamentare non si blocchino successivamente per arbitrari rallentamenti dell'iter di attuazione.

(3-01255)