• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/04136 (4-04136)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-04136presentato daGIACHETTI Robertotesto diMercoledì 20 novembre 2019, seduta n. 263

   GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in un articolo a firma Rita Bernardini, pubblicato dal quotidiano Il Dubbio il 29 ottobre 2019 a pagina 12, si dà notizia della vicenda di un malato terminale per un tumore ai polmoni, detenuto in custodia cautelare in regime di «41-bis» presso il carcere di Opera;

   nell'articolo, si spiega che:

    la vicenda riguarda Antonio Tomaselli, per le cronache giudiziarie reggente della famiglia Santapaola-Ercolano, invischiato in diverse inchieste e già in passato condannato per associazione mafiosa;

    Tomaselli non è imputato, né mai lo è stato in passato, per fatti di sangue; la condanna massima che potrebbe ricevere per i fatti oggetto dell'attuale vicenda giudiziaria non potrà superare i dieci anni di detenzione;

    nel luglio del 2017 a Tomaselli viene diagnosticato un tumore inoperabile al IV stadio al polmone destro, al polmone sinistro e al surrene con una speranza di vita di tre anni, oggi ridotta per il trascorrere inesorabile del tempo;

    all'epoca della diagnosi Tomaselli era ancora in libertà e aveva iniziato le indispensabili terapie presso l'ospedale «Garibaldi» di Catania; terapie basate su farmaci palliativi, chemioterapici naturali quali il Crizotinib, farmaci che richiedono somministrazioni giornaliere continuative e controlli diagnostici serratissimi al fine di valutare l'efficacia degli stessi in quanto devono essere immediatamente interrotti e sostituiti in caso di mutamento del quadro clinico;

    a distanza di tre mesi dalla diagnosi, nel novembre 2017 Tomaselli viene arrestato e condotto nel carcere di Catania-Bicocca in quanto di lì a tre giorni era prevista una Tac presso l'ospedale della città. Fatta la Tac, che confermava l'avanzamento inesorabile della malattia, Tomaselli viene tradotto a 1.500 chilometri di distanza, nel carcere di Tolmezzo, dove i sanitari stabiliscono di non poterlo curare;

   successivamente, dal carcere di Tolmezzo, Tomaselli viene tradotto nel carcere di Torino e anche lì i sanitari si dichiarano impossibilitati a seguire un malato in quelle condizioni. Nel frattempo, i periti del tribunale di Catania comunicano che il Tomaselli doveva essere trasferito a Messina, in quanto malato oncologico terminale residente e in cura presso l'ospedale di Catania. Invece, accade che il detenuto viene tradotto nel carcere di Milano-Opera perché il Governo aveva intanto firmato il decreto che gli infliggeva il «41-bis»;

   nell'articolo si legge ancora che:

    sia i familiari che i difensori documentano come i controlli, i monitoraggi e le cure per il loro congiunto e assistito, in qualsiasi carcere sia stato, non siano stati e non siano effettuati secondo i protocolli e che per una persona in quelle condizioni né il carcere né tanto meno il regime speciale del «41-bis» possono consentirgli un'assistenza adeguata;

    sia il tribunale del riesame, sia la Corte di cassazione decidono però che «le condizioni di salute in cui versa il Tomaselli non risultano modificate in peggio malgrado la gravissima malattia da cui l'indagato è affetto», e che, quindi, le sue condizioni di salute sono compatibili con la detenzione al carcere duro –:

   se sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e se corrisponda al vero;

   se, anche alla luce di quanto previsto dall'articolo 1 del decreto legislativo n. 230 del 1999, le cure e le terapie ricevute dal detenuto nel carcere di Milano-Opera corrispondano ai protocolli sanitari previsti per un malato oncologico con una speranza di vita ormai ridottissima.
(4-04136)