• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/02435 LANNUTTI, PESCO, PRESUTTO, LEONE, BUCCARELLA, DI NICOLA, DI MARZIO, DRAGO, FENU, ABATE, DONNO, FERRARA, PARAGONE, MANTERO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02435 presentata da ELIO LANNUTTI
martedì 5 novembre 2019, seduta n.162

LANNUTTI, PESCO, PRESUTTO, LEONE, BUCCARELLA, DI NICOLA, DI MARZIO, DRAGO, FENU, ABATE, DONNO, FERRARA, PARAGONE, MANTERO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:

l'Italia sta sempre più diventando terra di conquista dei francesi anche nei settori strategici, per l'assenza di una politica industriale e dell'applicazione di norme che possano difendere gli interessi delle imprese italiane. Come scrive "Today"-Economia, in un articolo dal titolo "Finanza, moda e cibo, da 20 anni la Francia fa shopping di aziende italiane": "Dal 1996 gli acquisti francesi in Italia ammontano a 100 miliardi di euro con 214 acquisizioni, dai brand legati alla moda e al lusso, come Gucci, Brioni, Pomellato e Bottega Veneta, finiti nel portafoglio del colosso francese del lusso Kering (ex PPR) di François Pinault, o inglobati dal suo rivale Bernard Arnault, al patron di LVMH (Moët Hennessy Louis Vuitton che ha fatto incetta di aziende del Made in Italy, Emilio Pucci, il Gruppo Prada, Bulgari, Loro Piana, Repossi, con l'ultima operazione italo-francese che coinvolge la Luxottica di Del Vecchio, che ha deciso la fusione con Essilor, quotata soltanto alla Borsa di Parigi.Anche la vicenda Mediaset-Vivendi, sfociata in una tormentata battaglia legale, è un esempio calzante, con Bollorè che ha avviato una vera e propria scalata nel gruppo di Cologno Monzese, raggiungendo il 28,8% del capitale dopo aver rinunciato all'acquisto di Premium, con la parallela crescita in Telecom Italia con una quota del 23,94% dell'azionariato da parte del Gruppo transalpino che controlla anche Canal+ e Universal Music. A fare shopping in Italia sono anche i francesi di Edf, il gruppo energetico che nel 2012 compra Edison con un'Opa che si conclude con l'acquisizione del 98,104% del capitale sociale di Edison. Nello stesso anno iniziano le trattative con Gdf Suez e Suez, che attualmente detiene una quota di Acea pari a oltre il 23% del gruppo energetico capitolino. Nel carrello della spesa transalpina sono finite anche Parmalat, Eridania e la catena di supermercati GS. Dopo il crac, nel 2011 Parmalat viene a conquistata da Lactalis, mentre i supermercati Gs cambiano insegna nel 2010 diventando Carrefour, leader mondiale della grande distribuzione, che 10 anni prima aveva rilevato il gruppo fondato negli anni Sessanta da Guido Caprotti (fratello del patron dell'Esselunga, Bernardo) e Marco Brunelli. Nel 2016 Epi ha acquistato la tenuta Greppo produttrice del Brunello di Montalcino mentre dallo scorso anno le più grandi saline marine d'Europa, quelle di Margherita di Savoia in Puglia (con una produzione di 800.000 tonnellate all'anno), sono di proprietà della francese Salins. L'ombra francese si è proiettata presto anche nella finanza, dove diverse banche negli anni hanno cambiato bandiera, a partire da Bnl, la Banca Nazionale del Lavoro che dal 2006 passa sotto il controllo di Bnp-Parisbas, che ne acquista il 48% da Unipol lanciando poi un'Opa sul totale del capitale azionario. Anche Crédit Agricole si rende protagonista di un altro acquisto ghiotto. Dopo la fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa, nel 2007 Intesa Sanpaolo gli cede il controllo di Cariparma e Banca Popolare Friuladria. Nello stesso anno, Assicurazioni Generali cede il 100% di Nuova Tirrenia a Groupama per un controvalore di 1.250 milioni di euro, che comporterà per il gruppo una plusvalenza di circa 240 milioni. Tra gli shopping anche la vendita di Pioneer che da Unicredit è passata nelle mani della francese Amundi per oltre 3,5 miliardi di euro";

e mentre l'Italia subisce l'avvio di una indagine dell'Antitrust europeo su Fincantieri-Stx, per presunta violazione dei limiti di concorrenza, dopo l'umiliazione subita da Parigi nell'estate del 2017 a seguito dell'acquisto dal gruppo coreano Stx Offshore & Shipbuilding del 66,6 per cento della società, con la Francia che ha nazionalizzato Stx, per difendere i suoi interessi strategici, si rischia di regalare alla Francia, tramite spregiudicate operazioni societarie effettuate nel silenzio della Consob, perfino il controllo di imprese strategiche e fiori all'occhiello dell'Italia, come Mediobanca ed Assicurazioni Generali;

in un articolo dal titolo: "Del Vecchio mira alla scalata in Mediobanca passando per Generali", dal sito "Borse.it" del 4 novembre 2019, si legge: "L'ultima assemblea dei soci di Mediobanca, chiamata ad approvare il bilancio chiuso al 30 giugno 2019, ha svelato il nuovo assetto azionario. Quella del 28 ottobre è stata la prima assemblea con Del Vecchio tra i soci rilevanti della storica banca di Piazzetta Cuccia. Dal libro dei soci è merso che Vincent Bolloré è sceso nel capitale al 6,73%, parallelamente Del Vecchio attraverso la holding Delfin è salito al 7,52%, diventando secondo maggiore azionista dietro solo a Unicredit (8,81%). Sono rimaste stabili le quote di Blackrock (4,98%) e Mediolanum (3,28%). Il mese scorso Del Vecchio aveva annunciato l'ingresso nel capitale di Mediobanca con una quota del 6,94%. Secondo indiscrezioni riportate dal Corriere Economia, il patron di Essilor-Luxottica sarebbe intenzionato a salire oltre il 10% della merchant bank, fino alla soglia del 20%. Nel contesto dell'aumento della quota in Mediobanca, Del Vecchio sarebbe favorevole a sostenere un'operazione straordinaria su Assicurazioni Generali che in teoria potrebbe concretizzarsi in una fusione con un player estero (viene citata Axa). "In caso di fusione fra Generali e Axa, Mediobanca si diluirebbe dal 13% al 4% della combined entity, mentre l'attuale azionista di controllo di Axa (Mutuelles Axa) scenderebbe dal 24% al 16% con i dipendenti al 4%" spiegano gli analisti di Equita che consigliano il Buy su Mediobanca con prezzo obiettivo a 11,2 euro."Pensiamo quindi che un deal di questo tipo, portando di fatto il controllo di Generali in mano francesi, presenterebbe criticità dal punto di vista di governance che ne riducono sensibilmente la visibilità, aumentando però evidentemente l'appeal speculativo di Generali" che suggeriscono l'Hold su Generali con target price a 18,8 euro. Stando all'articolo del Corriere Economia, le mosse difensive che potrebbe studiare Alberto Nagel, ad di Mediobanca, sarebbero la distribuzione della quota del 13% in Generali detenuta da Mediobanca oppure una fusione della banca di Piazzetta Cuccia con un'altra realtà domestica come Fineco o Mediolanum";

sul sito "dagospia" è uscito in data 4 novembre 2019 questo pezzo: "Del Vecchio in manovra. Già ha ricevuto la luce verde dalla BCE (ne ha parlato con Fabio Panetta) per salire oltre il 10% di Mediobanca, una volta che avrà raggiunto quota 20, il patron di Luxottica e uomo più ricco d'Italia partirà all'attacco di Mediobanca. In duplex con il numero uno di Unicredit, il francese Mustier, che ha in tasca una quota del 10%, partirà l'Opas (Operazione congiunta di acquisto e scambio in cui l'azione può essere acquistata oppure scambiata con un'altra) sull'istituto capitanato da Nagel. Che verrà assorbito da Unicredit. A quel punto, che fine farà il tesoro di Mediobanca, Assicurazioni Generali? Secondo la rivista Forbes, Mustier e Del Vecchio proveranno a fare un'aggregazione con la francese Axa, il più potente gruppo assicurativo europeo. Ma, tra gli azionisti apicali del Leone di Trieste, ci sono i Benetton e Caltagirone: come si muoveranno? Non solo: Banca Intesa resterà a guardare?",

si chiede di sapere:

se risponda al vero che Del Vecchio avrebbe già avuto un riscontro positivo, pur non avendo ancora inviato alla Bce la richiesta, per salire sopra il 10 per cento di Mediobanca, per concretizzare un piano di Delfin su Generali, i cui contorni, finanziari e personali, dipenderanno da molti elementi, in particolare il ruolo di Unicredit, la banca guidata dal francese Jean Pierre Mustier, che di Mediobanca è primo azionista, con l'8,8 per cento e che con Del Vecchio sarebbe in ottimi rapporti;

se il Governo non abbia il dovere di difendere gli asset finanziari ed industriali italiani per garantire alle imprese stabilità e crescita, attuando misure che possano favorire lo sviluppo ed aumentare l'occupazione con adeguate strategie improntate a salvaguardare un ecosistema compatibile, analogamente ai francesi, che tutelano con spregiudicato vigore i loro interessi strategici, spesso confliggenti con le esigenze del mercato e le sue peculiarità;

quali misure urgenti intenda attivare, per impedire che aziende strategiche italiane possano finire in pasto a spregiudicate operazioni finanziarie, messe in piedi da affaristi e speculatori per depredare il "Made in Italy" e gli interessi generali del Paese.

(4-02435)