• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.5/03050 (5-03050)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-03050presentato daDEIDDA Salvatoretesto diLunedì 4 novembre 2019, seduta n. 251

   DEIDDA e GALANTINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   con sentenza del 10 settembre 2019, la Corte di Cassazione ha condannato il generale di corpo d'armata Bruno Stano – nella sua qualità di comandante dell’Italian Joint Task Force Iraq nel periodo ottobre 2003-gennaio 2004 – a risarcire le famiglie delle vittime dell'attentato terroristico di Nassiriya del 23 novembre 2003;

   per i fatti suindicati, il generale Stano ha subito un procedimento penale per il reato aggravato di distruzione colposa di opere militari dal quale, in data 24 novembre 2009, è risultato assolto dalla Corte d'appello militare di Roma;

   il generale Stano ha più volte ribadito di avere adempiuto ai propri doveri anche in considerazione del fatto che l'attentato in questione era, sulla base delle informazioni disponibili, assolutamente imprevedibile e che, in ogni caso, non sarebbe stato possibile ovviare, con gli uomini e i mezzi a disposizione, ad un evento di tale portata;

   l'Esercito italiano e il Governo hanno sempre riposto piena fiducia nel generale Stano, il quale, infatti, ha lasciato il servizio attivo nel 2017, raggiungendo il grado apicale di generale di corpo d'armata e ricoprendo, da ultimo, l'incarico di Comandante delle Forze Operative Nord;

   il generale Stano tuttavia è stato condannato in sede civilistica a risarcire le famiglie delle vittime di Nassiriya;

   nella relazione dell'esperto di strategia militare, Gianandrea Gaiani, si legge come appaia a dir poco contraddittorio che un comandante non sia stato condannato da Corti marziali o tribunali militari o penali, ma venga poi costretto a risarcire le famiglie delle vittime per altro già indennizzate dallo Stato per la morte dei loro cari. Il precedente risulta devastante per la credibilità militare dell'Italia e per il messaggio che trasmette ai comandanti di oggi e di domani. Nella relazione ci si chiede quale generale possa essere sereno nel guidare i suoi uomini in operazioni se rischierà di dover rispondere di tasca sua per feriti e caduti e si afferma che né certo potrà esserlo un giovane capitano nell'ordinare alla sua compagnia di attaccare terroristi o miliziani. Le guerre sono piene di errori di valutazione ma un soldato può risponderne davanti ad una Corte marziale non in termini di risarcimenti;

   nella medesima relazione, si precisa che se le truppe italiane in Iraq avessero avuto più unità del Genio avrebbero potenziato in tempo utile le mura delle basi, se avessero avuto i carri armati avrebbero potuto porli a difesa degli accessi a ponti e basi bloccando ogni minaccia –:

   se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopraesposti e se intenda assumere iniziative normative al fine di escludere l'applicazione al personale militare – nello svolgimento di operazioni in territorio nazionale e/o estero – della disciplina vigente per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche in materia di responsabilità civile (così come previsto dall'articolo 532 del decreto legislativo n. 66 del 2010 – Codice dell'ordinamento militare), limitando, se del caso, per fattispecie analoghe a quella in questione, la scelta del danneggiato a far valere la responsabilità esclusivamente nei confronti dello Stato;

   se intenda assumere iniziative per provvedere a risarcire direttamente ed integralmente le famiglie delle vittime.
(5-03050)