• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00083 premesso che: a partire dal marzo 2011 la Siria è stata agitata da movimenti di protesta ascrivibili alle cosiddette "primavere arabe". Dal 2012 i disordini sono degenerati in una guerra...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00083 presentata da GIANLUCA FERRARA
mercoledì 30 ottobre 2019, seduta n.160

Il Senato,
premesso che:
a partire dal marzo 2011 la Siria è stata agitata da movimenti di protesta ascrivibili alle cosiddette "primavere arabe". Dal 2012 i disordini sono degenerati in una guerra intestina che ha coinvolto l'esercito siriano ed una molteplicità di entità civili o paramilitari, talvolta indirizzate o influenzate da altri Paesi della regione;
in tale contesto è presto emerso il coinvolgimento di combattenti stranieri (cosiddetti foreign fighters), la cui attività è riconducibile al jihadismo islamista militante che ha sostanzialmente contribuito alla nascita del sedicente "Stato Islamico" (Daesh o ISIS), proclamato nel 2014;
le pressioni espansionistiche del Daesh hanno trovato argine in uno schieramento eterogeneo di forze, tra le quali formazioni politico-militari di estrazione curda che si sono dimostrate decisive nelle operazioni di contenimento della deriva jihadista e che sono riuscite a sconfiggere il sedicente "Stato Islamico" nel quadrante ad esse delegato dalla coalizione internazionale anti-Daesh e dagli Stati Uniti. Nello specifico, il contributo delle componenti curde è stato determinante nell'azione sul campo a difesa di Kobane e nella riconquista di Raqqa, che era divenuta la capitale siriana di Daesh. Tali obiettivi sono stati conseguiti dopo strenui combattimenti nelle città e nei villaggi e con enorme sacrificio in termini di vite umane e di sofferenze e violenze subite dalla popolazione civile curdo-siriana;
la battaglia curda ha acquisito un profondo valore simbolico, anche alla luce del modello di governo locale di ispirazione democratica, partecipativa e pluralista instaurato nell'area liberata. In questo quadro ha assunto particolare rilevanza il ruolo delle donne delle forze armate curde, che hanno offerto al mondo un esempio di straordinario coraggio e valore nella difesa del loro popolo, del territorio e della loro dignità;
il 7 ottobre 2019 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inaspettatamente annunciato l'immediato ritiro delle truppe statunitensi dal Nord-Est della Siria, dando il via libera all'offensiva turca, motivata da Ankara con la necessità di instaurare una fascia di sicurezza in territorio siriano, a ridosso del confine tra Siria e Turchia, in cui reinsediare circa due milioni di profughi siriani, con pesanti ripercussioni sugli equilibri etnici nella regione del Rojava;
le modalità del ritiro statunitense, improvviso e non concordato con i principali attori internazionali, hanno esposto l'intera area del Nord-Est siriano a pericolosi scenari di instabilità, tra cui la rivivificazione dello Stato islamico, sconfitto ma tuttora in attività, nonché all'apparente sottovalutazione degli interessi di tutti gli attori internazionali che hanno una forte proiezione nella regione;
l'offensiva lanciata da Ankara il 9 ottobre 2019, denominata "Fonte di pace" ha colpito il Nord-Est della Siria con attacchi indiscriminati che hanno coinvolto la popolazione civile. Tra le vittime, anche la segretaria generale del Partito Futuro siriano e attivista per i diritti delle donne Hevrin Khalaf, brutalmente torturata e giustiziata a soli 35 anni durante un agguato dei miliziani filo-turchi, infiltrati da jihadisti;
il 10 ottobre il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio ha disposto la convocazione dell'ambasciatore turco in Italia per condannare fermamente l'aggressione turca. Il Ministro ha, altresì, definito "un ricatto inaccettabile" quello fatto dal presidente Erdogan, che ha minacciato di inviare 3,6 milioni di profughi siriani in Europa;
il 16 ottobre, il Ministro ha firmato un atto interno alla Farnesina per sospendere la concessione di nuove forniture per l'acquisizione di materiali d'armamento italiani alla Turchia ed ha avviato un'istruttoria per la valutazione della sospensione dei contratti in essere. La sospensione delle forniture di armi era stata già disposta da altri Paesi europei come Germania, Francia, Paesi Bassi, Norvegia e Finlandia;
il 17 ottobre gli Stati Uniti e la Turchia hanno annunciato un cessate il fuoco immediato di 120 ore, al fine di permettere ai combattenti curdi di ritirarsi dal corridoio di sicurezza, una safe zone di circa 120 chilometri di ampiezza e 32 chilometri di profondità al confine tra Turchia e Siria;
il 22 ottobre, a seguito di un incontro a Sochi tra il presidente Putin e il presidente Erdogan è stato siglato un memorandum d'intesa che ha stabilito una nuova tregua di 150 ore, per consentire ai curdi di lasciare il corridoio di sicurezza e di demilitarizzarlo. L'accordo prevede, tra l'altro, che Turchia e Russia pattuglino congiuntamente un'area fino a 10 chilometri entro il territorio siriano oltre il confine turco, ad esclusione della città di Qamishli;
l'accordo tra Turchia e Russia è giunto a seguito della decisione dei curdi siriani di rivolgersi al regime siriano di Bashar al-Assad e ai suoi alleati russi per cercare protezione dall'offensiva turca;
il 24 ottobre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione non legislativa con la quale, tra l'altro: "condanna fermamente l'intervento militare unilaterale turco nel Nord-Est della Siria, che costituisce una grave violazione del diritto internazionale, compromette la stabilità e la sicurezza dell'intera regione, causa ulteriori sofferenze alle persone già colpite dalla guerra, provoca lo sfollamento di massa dei civili e potrebbe contribuire al riemergere del Daesh, che è tuttora una minaccia per la sicurezza della Siria, della Turchia, della regione più in generale, dell'UE nonché a livello mondiale, e ostacola l'accesso all'assistenza umanitaria";
la risoluzione chiede, inoltre, il ritiro immediato delle truppe turche e "invita il Consiglio a prendere in considerazione l'adozione di misure economiche adeguate e mirate contro la Turchia, che non devono ripercuotersi sulla società civile" ed a "prendere in considerazione (...) la sospensione delle preferenze commerciali nel quadro dell'accordo sui prodotti agricoli e, in ultima istanza, la sospensione dell'unione doganale UE-Turchia";
il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sebbene si sia riunito per affrontare la questione, non è ancora intervenuto;
la Turchia ricopre un ruolo cruciale in ambito NATO, un'alleanza militare difensiva il cui Statuto tuttavia prevede, all'articolo 1, l'impegno delle Parti alla composizione pacifica di qualsiasi controversia internazionale in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messe in pericolo, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all'uso della forza assolutamente incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite;
considerato che:
le SDF sostengono di avere in custodia più di 10.000 combattenti dello Stato islamico. Al riguardo, particolare preoccupazione destano le notizie relative alla fuga di centinaia di presunti membri del Daesh, compresi foreign fighters di origine europea, dai luoghi di detenzione rappresentando una minaccia immediata alla sicurezza regionale ed europea;
a seguito di numerosi casi di ferite ed ustioni anomale registrate negli ospedali del Nord della Siria, in particolare Tal Tamr e al-Hasakah, fonti di stampa riferiscono che le Nazioni Unite e l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) starebbero raccogliendo informazioni relative al possibile utilizzo di armi chimiche contro i curdi in Siria, probabilmente napalm o fosforo bianco;
lo scorso 18 ottobre il segretario generale di Amnesty international Kumi Naidoo ha accusato le forze turche e i loro alleati di aver compiuto "serie violazioni e crimini di guerra" e di aver dimostrato, nelle azioni militari, un "estremo disprezzo per la vita dei civili";
sempre secondo Amnesty international la Turchia avrebbe rimpatriato forzatamente i rifugiati siriani, violando il principio di non-refoulement ed esponendo civili innocenti a possibili, ulteriori, violazioni dei diritti umani;
secondo i dati delle Nazioni Unite il conflitto ha già generato 300.000 sfollati, tra cui 80.000 bambini. Con un comunicato del 22 ottobre l'UNICEF ha, inoltre, riferito della morte di 5 bambini ed il ferimento di 26;
considerato, infine, che:
fonti di stampa riferiscono che, secondo fonti dell'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, il 28 ottobre 500 soldati americani sarebbero rientrati nelle basi del Nord-Est della Siria, dalle quali si erano ritirati durante l'offensiva turca,
impegna il Governo:
a chiedere con forza alle autorità turche che venga mantenuta la condizione di non belligeranza anche dopo la tregua pattuita con gli accordi di Sochi e a condannare fermamente nuove iniziative unilaterali;
ad attivarsi nelle competenti sedi internazionali affinché non siano perpetrate ulteriori violazioni dei diritti umani in tutto il territorio siriano e affinché sia preservata l'incolumità della popolazione siriana, la sicurezza delle strutture sanitarie, nonché quella degli operatori umanitari e dell'informazione;
ad intervenire in seno alle Nazioni Unite, affinché si preveda l'invio di una forza multilaterale di interposizione, sulla base di un mandato ONU in accordo con la Russia e la Turchia, con obiettivi di peacekeeping;
a proseguire l'azione già avviata in sede ONU e UE, confermando l'impegno già assunto dall'Italia, per una immediata sospensione delle esportazioni di armamenti, affinché analoghe misure vengano adottate da più Stati possibile;
a prevedere l'immediata messa in campo di strumenti di aiuto umanitario e di supporto alla popolazione civile, in sinergia con le Nazioni Unite e gli operatori umanitari presenti sul terreno;
ad attivarsi presso le competenti sedi internazionali al fine di ottenere lo smantellamento delle milizie jihadiste, resesi responsabili di atroci crimini verso la popolazione civile;
ad agire a livello UE affinché le future decisioni inerenti alla proroga delle sanzioni UE alla Siria siano subordinate, a seguito di un monitoraggio da parte dell'inviato speciale dell'ONU Geir O. Pedersen, all'andamento dei lavori del Comitato costituzionale siriano, tenendo in debita considerazione anche le istanze della comunità curda;
a valutare, in linea con la posizione della UE, le condizioni che possano permettere la riapertura dei canali diplomatici con Damasco in linea con la risoluzione 2254 delle Nazioni Unite.
(6-00083)
Ferrara, Garavini, Alfieri, Casini, De Petris.