• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00085 udite le comunicazioni del Ministro degli esteri e della cooperazione internazionale, premesso che: desta forte preoccupazione ciò che sta avvenendo sul confine Nord della Siria per via...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00085 presentata da ANNA MARIA BERNINI
mercoledì 30 ottobre 2019, seduta n.160

Il Senato,
udite le comunicazioni del Ministro degli esteri e della cooperazione internazionale,
premesso che:
desta forte preoccupazione ciò che sta avvenendo sul confine Nord della Siria per via dell'azione militare promossa dal Governo turco in territorio curdo;
garantire sostegno umanitario alle popolazioni civili colpite, senza pregiudicare la lotta al terrorismo, deve rappresentare una delle maggiori priorità di politica estera del nostro Paese;
assumere una posizione unitaria a livello europeo nei confronti della Turchia - che in questi giorni sembra aver adottato un atteggiamento "ultimativo" nei confronti degli Stati membri UE paventando l'apertura delle frontiere qualora lo Stato non ottenga quanto pattuito in termini economici per il contrasto al terrorismo e all'immigrazione clandestina - è quanto mai necessario;
secondo stime ONU, nell'intero Nord-Est della Siria 1.650.000 persone hanno bisogno di assistenza umanitaria;
l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha riferito di 200.000 sfollati;
secondo l'osservatorio siriano per i diritti umani, dal 9 ottobre 2019, data in cui è scattata l'offensiva turca nel nord est della Siria, sarebbero oltre 70 le vittime civili del conflitto e tra queste 21 sarebbero bambini;
sempre secondo l'osservatorio, nel vicino Kurdistan iracheno sarebbero inoltre già approdati circa 500 curdi siriani fuggiti in questi giorni dalla regione autonoma del Rojava;
a margine della presentazione del rapporto dell'ONU Yilmaz Orkan, dell'Ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia (Uiki), ha spiegato alle agenzie di stampa italiane il compromesso trovato dai curdi con il Governo siriano per ottenere sostegno militare contro l'avanzata turca: "Il Rojava ha creato un'esperienza federalista democratica e chiede a Damasco l'autonomia nella Siria nord orientale. Ora abbiamo chiesto sostegno all'esercito di Bashar Al-Assad, tuttavia in questi anni di guerra al presidente abbiamo sempre contestato l'autoritarismo. Noi siamo curdi, ma anche siriani. Va difesa la Siria unita e chiediamo un Paese democratico e federale. Se la Turchia entra, non ne uscirà mai, quindi Damasco deve intervenire per proteggerla";
dall'inizio della guerra in Siria, nel 2011, la Turchia combatte il regime siriano di Bashar al Assad, con l'obiettivo di instaurare in Siria un regime islamista sunnita opposto a quello sciita degli Assad; nel 2014, però, il Governo turco ha cominciato a concentrarsi sempre di più sui curdi siriani, visti come una minaccia alla propria sicurezza nazionale in quanto diventavano sempre più forti a seguito delle vittorie ottenute contro l'ISIS anche grazie all'appoggio di diversi stati occidentali;
in questo quadro, stando alle analisi degli osservatori internazionali, la Turchia ha l'obiettivo di creare una sorta di 'cuscinetto' per evitare di trovarsi le Unità di protezione del popolo (Ypg), braccio siriano del partito dei lavoratori curdi PKK, al di là del confine;
questa "safe zone" profonda oltre 30 chilometri, sarebbe anche utilizzata dal Governo turco per costruire al suo interno 140 villaggi in cui ricollocare almeno due milioni di rifugiati siriani che attualmente vivono in Turchia;
il Governo americano, dopo aver proposto una tregua di cinque giorni al fine di consentire il ritiro delle milizie curde dalla zona di sicurezza di 30 chilometri nel Nord-Est della Siria e contestualmente quelle dell'esercito ufficiale turco, ha annunciato l'intenzione di ritirare anche le sanzioni al Governo turco imposte il 14 ottobre ultimo scorso;
il Consiglio europeo ha preso atto della pausa delle operazioni militari ed ha esortato nuovamente la Turchia a rispettare il diritto internazionale umanitario;
a seguito delle conclusioni del Consiglio del 14 ottobre 2019 è stata ribadita la volontà degli Stati membri di "...sospendere le licenze di esportazione di armi in Turchia";
tuttavia la posizione assunta dall'Europa sembra essere marginale rispetto alla trattativa che in questi giorni stanno portando avanti Turchia, Russia ed USA, che ha tra l'altro deciso di ritirare circa 1.000 militari dal confine turco siriano;
tenuto conto che:
a seguito del peggioramento delle condizioni di sicurezza dell'area a ridosso del confine turco con la Siria, la NATO ha accolto la richiesta della Turchia di incrementare il dispositivo di difesa area integrato per difendere la popolazione dalla minaccia di eventuali lanci di missili dalla Siria; sino dal 2013, cinque Paesi dell'Alleanza hanno contribuito all'operazione schierando le loro batterie missilistiche: Germania, Italia, Spagna, Olanda e Stati Uniti d'America;
l'Italia all'interno della missione "Operazione Active Fence" schiera in Turchia una batteria antimissile dell'Esercito italiano con un contingente nazionale che prevede dal 1° gennaio 2018 un impiego massimo di 130 militari del 4° Reggimento artiglieria controaerei "Peschiera" e con elementi di staff del Comando artiglieria contraerei di Sabaudia;
in questo quadro, e visti gli sviluppi geopolitici che si sono verificati in quest'area di crisi dall'inizio della missione, pur rivendicando con orgoglio l'appartenenza dell'Italia all'organizzazione internazionale, è quanto mai opportuno che il Governo intervenga in sede NATO per ridiscutere le finalità della stessa;
il 22 ottobre ultimo scorso a Sochi un vertice di alcune ore tra Vladimir Putin e Recep Erdogan ha portato ad una nuova intesa che ha prorogato di 150 ore il tempo per il ritiro dei guerriglieri curdi dalla "zona di sicurezza";
contestualmente gli eserciti russo e turco stanno pattugliando assieme la "zona di sicurezza" in territorio siriano;
considerato che:
nella notte del 27 ottobre ultimo scorso nel villaggio siriano di Barisha, a 20 chilometri dalla frontiera Nord-Ovest con la Turchia, un'operazione militare coordinata dall'esercito americano con la collaborazione dell'intelligence irachena e curda ha portato all'uccisione del leader dello "Stato islamico" Abu Bakr al-Baghdadi;
tale successo conferma l'intenzione degli Stati Uniti d'America di continuare senza sosta la lotta al terrorismo islamico e all'Europa davanti ad una assunzione di responsabilità molto seria nei confronti delle aree di crisi del Medio Oriente la cui stabilizzazione deve rappresentare uno dei principali obiettivi di politica estera dell'UE;
in questo quadro, riaprire un forte dibattito sulla realizzazione di un esercito unico europeo deve rappresentare per il nostro Paese il principale obiettivo da perseguire in sede di "Consiglio affari esteri",
impegna il Governo:
ad operare per la rapida definizione di una posizione unitaria a livello europeo con la richiesta di una Forza multilaterale di interposizione al confine turco siriano per garantire una stabilizzazione dell'area da trasferire in sede di Consiglio di sicurezza ONU;
a farsi carico in sede ONU di un accordo tra le parti per permettere immediatamente l'accesso libero, rapido e sicuro in tutta la Siria alle agenzie umanitarie attraverso le strade più dirette e portare sostegno umanitario a chiunque ne abbia bisogno, in particolare in tutte le aree assediate e difficili da raggiungere, e per liberare tutte le persone illegalmente detenute, soprattutto donne e bambini;
ad assicurarsi in sede internazionale che le parti cessino immediatamente ogni attacco contro i civili e gli obiettivi civili, in particolare strutture e personale medico, rispettando gli obblighi derivanti dal diritto internazionale, compresi il diritto umanitario internazionale e i diritti umani;
a farsi carico a livello europeo di riaprire un confronto serio tra tutti gli Stati membri al fine di addivenire alla costruzione di un esercito unico europeo in cui confluiscano le esperienze delle migliori forze speciali militari di ciascun Paese e che possa sia difendere i confini europei sia intervenire in operazioni di peacekeeping;
a definire in modo chiaro e definitivo gli accordi presi con la Turchia in merito alla lotta al terrorismo ed alla collaborazione nella gestione dei flussi migratori.
(6-00085)
Bernini, Malan, Aimi, Craxi, Romani, Galliani, Gallone, Giammanco, Lonardo, Mallegni, Mangialavori, Moles, Rizzotti, Ronzulli.